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"h1"Da Hemingway a Orson Welles, da Eugenio Montale a Woody Allen, da Onassis ad Agnelli, da Giorgio De Chirico a Frank Sinatra ad Arturo Toscanini a Truman Capote.

Più che un bar una leggenda dove sono passati personaggi che hanno fatto la storia. L’Harry’s Bar nasce nel 1931 in seguito a un gesto di generosità fatto da un giovane barman dell’Hotel Europa, Giuseppe Cipriani, nei confronti di un cliente americano rimasto senza soldi, di nome Harry Pickering. Il cliente, per gratitudine, investe in un bar che sarà il regno di Giuseppe e prenderà il nome dal suo finanziatore: Harry.

Il locale attrae da subito moltissimi clienti, perchè è il primo nello stile di un bar d’albergo che però non si trova in un albergo e per il talento del barman Giuseppe, grande preparatore di cocktail, ideatore di piatti prelibati e straordinario ospite. Dall’anno della sua nascita, Harry’s Bar attraversa mille vicissitudini, dalla chiusura sotto il fascismo al momento in cui viene proclamato monumento nazionale, nel 2001. In 80 anni di storia veneziana, questo locale ha visto passare scrittori, pittori, registi, divi del cinema, re, regine e tanti buongustai. "Non sei stato a Venezia se non sei stato all’Harry’s Bar", dice un detto. Durante l’inverno tra il 1949 e il 1950 lo scrittore statunitense Ernest Hemingway divenne un cliente fisso, al punto da avere un tavolo personale esclusivo, dove lavorava al suo romanzo Di là dal Fiume e tra gli Alberi."h2"

A Giuseppe Cipriani, negli anni, è subentrato il figlio Arrigo, "il primo uomo che ha preso il nome da un bar", che da 50 anni si prende cura di quella che lui chiama "La Stanza". Perchè Harry’s Bar è un piccolo locale, anche se dentro vi è passato il mondo e la sua storia si è sempre intrecciata con la storia di Venezia, con tutti gli accadimenti che hanno animato la città dagli anni Trenta in poi: dalla Mostra del Cinema alla Biennale D’Arte, dalla guerra alla Liberazione, dagli anni del Jet Set fino ai fatti del ’68.

Al luogo, conosciuto in tutto il mondo, è dedicato un film-documentario, Harry’s Bar, in programma alle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia. Intrecciando la storia di Venezia con quella di Harry’s Bar, le voci di vari personaggi coinvolti nelle vicende veneziane conducono la narrazione, in contrappunto con le storie "h4"più legate al locale, di cui racconta Arrigo Cipriani. L’insieme di queste voci svela quali sono gli elementi che fanno di questo locale un posto unico. Prodotto da Giovanni Cassinelli per Wider Films in collaborazione con Camilla Nesbitt e Pietro Valsecchi per Taodue, è diretto da Carlotta Cerquetti che ne ha firmato il soggetto insieme a Irene Bignardi.

Le due creazioni più celebri, che hanno raggiunto una notorietà internazionale, sono il cocktail Bellini e il carpaccio. L’Harry’s è un locale piccolo – una quarantina di metri quadrati, una dozzina di tavoli e un bancone di non più di quattro metri – ma modernissimo (al tempo stesso ristorante e american bar) e sofisticato, ed è stato tra le tappe imperdibili del jet set dei cinque continenti. Poi arrivò l’apertura della Locanda "h5"Cipriani a Torcello e, nel dopoguerra, rispettivamente alla Giudecca e ad Asolo, l’Hotel Cipriani e Villa Cipriani per i quali si alleò con Lord Iveagh, proprietario della birra irlandese Guinness, ma la joint venture durò poco. Intanto lo avevano affiancato i figli Carla – che sarà anche la moglie del regista Tinto Brass e gestirà per lungo tempo la locanda di Torcello – e Arrigo, regista dell’operazione che dagli anni Ottanta porterà il marchio Cipriani in tutto il mondo. Non a caso l’Harry’s Bar avrà, a lungo, due stelle Michelin.