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"gazz1"Giuseppe Gorjux

A prendere il testimone lasciato dal neo eletto senatore è Giuseppe Gorjux. E la storia si ripete. Bepi ripercorre la stessa strada che fu di suo padre Raffaele ricoprendo, allo stesso tempo la carica di direttore politico e amministratore delegato.

Più di Valentini, che aveva varcato la soglia del vecchio Palazzo 16 anni, Giuseppe Gorjux era proprio nato, al quarto piano del Palazzo di piazza Roma, il 24 agosto 1928. Bepi dunque, come lo chiamano tutti, fin da ragazzo aveva nelle narici l’odore del piombo fuso, la polvere della carta di stampa, il rumore della rotativa e nel sangue il virus del giornalismo. Laureatosi in giurisprudenza non ha mai, neppure preso in considerazione, la possibilità di intraprendere una professione diversa dal giornalismo. Con quella eredità – la madre, Donna Wanda, giornalista ed editorialista di grande valore. Considerata la Matilde Serao pugliese – il ragazzo non poteva fare altro.

Diversamente dal suo predecessore, però, Gorjux impegna a fondo il giornale nel tentativo di scuotere la classe politica-locale e regionale con la speranza d’indurli a risolvere i tanti problemi che affliggono il territorio specie della città "ridotta ad un mortificante abbandono e condannata al degrado". Affamato da anni di astinenza professionale – nel 1973 aveva scelto di dedicarsi alla gestione economico-amministrativa dell’Azienda avvicendando il prof. Paolo De Palma – Gorjux si getta a capofitto in una specie di "gazz2"crociata per ridare dignità e prestigio alla ‘sua’ Bari, alla Regina delle Puglie, al capoluogo della Regione.

"Sono stati bruciati anni in progetti disattesi, in speranze alimentate e poi vanificate, in impegni traditi per la continua impossibilità di amministrare questa nostra città, per beghe politiche, per rivalità personali e di corrente". E con una serie di inserti speciali: ‘La città dei ruderi, La città dei sogni traditi, La città dimenticata’ dimostra la fondatezza delle sue denunce.

Gorjux non è altrettanto assiduo al dibattito politico nazionale. Molti dei suoi interventi si limitano alla sempre discussa legge elettorale affiancandosi a quanti volevano l’abolizione del sistema delle preferenze che all’epoca si riteneva fosse la causa di tutti i mali della democrazia parlamentare. Il resto, lo affida all’editorialista Giuseppe De Tomaso assunto proprio da Giacovazzo qualche mese prima delle sue dimissioni.

Fino ai mondiali di calcio del 1990 la Gazzetta naviga col vento in poppa. I bilanci della Edisud sono così soddisfacenti che nel 1985 Gorjux e Romanazzi fondano una nuova Società che acquisisce anche la gestione del il Mattino di Napoli dove Gorjux assume l’incarico di Amministratore delegato. Ma è a Bari, alla Gazzetta, che egli dedica tutte le sue energie e le non poche doti professionali. Il suo entusiasmo è così contagioso che le maestranze tutte, senza distinzione di categoria, si sentono coinvolte. Tornano a sentirsi parte della ‘grande famiglia’ d’un tempo che gode una nuova stagione di benessere collettivo. L’ultimo esaltante periodo della Gazzetta si consuma nel 1991 con l’invasione degli albanesi, in fuga dal comunismo e l’incendio del Teatro Petruzzelli.

"gazz3"Con l’arrivo della Vlora, la nave dei disperati, viene rieditata la Gazeta Shqipetare, composta a Bari con i ragazzi della stessa Vlora e distribuita in città e in Albania; con l’incendio del Petruzzelli si chiude un lungo periodo di criminalità diffusa sul territorio che ha tenuto Bari, per un decennio, sotto scacco dalla malavita. La città era crocevia di traffici illeciti, contrabbando e soprattutto droga, proveniente dai Balcani.

Poi, i quotidiani tutti, cominciano ad avere il fiato corto, a sentire la pressione delle TV private, di piccole, medie e grandi network sparse a migliaia in tutto il Paese, che sottraggono inserzionisti pubblicitari ai giornali. A nulla vale l’aumento della foliazione, del notiziario e della qualità per conservare i livelli di diffusione del decennio precedente.

Ma a peggiorare una criticità diffusa in tutti i settori istituzionali ed economici del Paese, nel febbraio del 1992 esplode Tangentopoli. E nel giro di pochi mesi, il Paese si blocca: nessuno firma più un documento, una carta, un contratto nel timore d’incappare nel tritacarne di Mani Pulite. Un’ecatombe per il sistema politico-imprenditoriale, un danno sociale immenso che in due anni ‘cancella’ la prima Repubblica. "Abbiamo fatto cose per le quali meritiamo l’inferno. Che il signore ci perdoni" confessa Giulio Andreotti.

Nel frattempo, nonostante si continui ad introdurre tecnologie sempre più sofisticate cercando di arricchire il giornale con i temi più scottanti di questi anni, a cominciare dall’inquinamento, la carta stampata continua a perdere inserzionisti, lettori e profitti. È la crisi e, come accade anche nei matrimoni più solidi, il sodalizio fra Giuseppe Gorjux e Stefano Romanazzi, comincia a scricchiolare. Nell’ottobre del 1993, Gorjux più volte sollecitato dal suo consocio, lascia la direzione politica del giornale per tornare ad occuparsi a tempo pieno dell’Impresa. Le dimissioni di Gorjux furono improvvise e con altrettanta improvvisazione si corse ai ripari.