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"mm1""Chi vuole conoscere Milano avrà in questo facile libro una guida sicura": aveva le idee chiare il poeta e scrittore milanese Bonvesin da la Riva, quando in pieno Medioevo, nel lontano 1288, decise di scrivere il "De magnalibus Mediolani" per raccontare a concittadini e forestieri le innumerevoli doti della "sua" Milano. Oggi Bompiani ripropone questa suggestiva opera con il titolo "Le meraviglie di Milano", nella traduzione di Giuseppe Pontiggia, con l’introduzione e note di Maria Corti e la prefazione di Vittorio Sgarbi, offrendo l’opportunità di scoprire non soltanto la piacevolezza di un autore dimenticato – dotato di uno stile vivido, che stimola l’immaginazione – ma anche di immergersi in un’epoca dai contorni sfocati che tuttavia questo piccolo libro restituisce pienamente.

A volte dotato di un’ingenuità così disarmante da strappare un sorriso, altre con il piglio della guida turistica, altre ancora capace di acute considerazioni di buon senso, civile e politico, valide ancora oggi, Bonvesin da la Riva racconta il volto sfaccettato di una città piena di bellezze, a cui il Cielo ha concesso innumerevoli fortune. Fortune che certo sono sotto gli occhi di tutti, ma poichè c’è chi dorme "nel deserto dell’ignoranza" l’autore ha pensato bene di correre ai ripari, in un’operazione a metà strada tra l’intento didascalico e il puro panegirico. Otto capitoli spiegano perchè nella bella Milano "tutti hanno un futuro" eccetto i tiranni per i quali "qui non c’è posto". Ecco allora uno dopo l’altro gli elogi e le motivazioni: l’elogio per la posizione, per le abitazioni e per gli abitanti, e poi via via quelli per la fertilità, la forza, la costante fedeltà alla Chiesa di Roma, la libertà e la dignità."mm3"

Per non farsi considerare troppo "di parte" Bonvesin da la Riva non dimentica però di enunciare, nella sterminata lista dei pregi, anche i difetti della città meneghina. Ma ne ravvisa solo due: uno di natura umana, ossia la poca di concordia tra le persone, l’altro di natura geografica, legato all’assenza di un porto. Se tra i lettori ci sarà chi sfogliando le pagine del libro penserà all’annosa contrapposizione tra Roma e Milano, ebbene sarà accontentato: l’autore infatti non manca di paragonare le due città, con l’ovvia preferenza verso la seconda.

Appare evidente che, nel caso in cui per un qualunque motivo non si abbia molta simpatia per Milano e non si sia disposti a cambiare opinione, forse questa lettura potrebbe non essere tra le più adatte. Vittorio Sgarbi nella prefazione ipotizza, tra il serio e il faceto, che magari i leghisti potrebbero adottare questo libro come manifesto ideologico e come prova delle radici antiche della "superiorità lombarda". Chissà, probabilmente non accadrà. Ma poco importa: quello che conta è il miracolo di riuscire a guardare oggi Milano con gli occhi di chi l’ha amata secoli fa, e andare a caccia di analogie e differenze per riscoprire lo spirito più autentico di una città che ancora non smette di meravigliare.

 

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BONVESIN DA LA RIVA

"Le meraviglie di Milano"

Bompiani, pp.136, euro 10