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"vs"In questi giorni si è parlato tanto delle ‘vicende interne’ della Gazzetta che hanno portato i lavoratori del giornale ad uno sciopero di 48 ore e alla proclamazione di altri due giorni, per il 31 maggio e 1° giugno, poi sospesi non perché i problemi che da qualche anno affliggono le maestranze sono stati risolti ma, come sempre, per puro senso di responsabilità verso la cittadinanza al quale la Gazzetta ormai appartiene.

Sì, ‘appartiene’ senza alcuna retorica. La Gazzetta appartiene ai pugliesi come l’Ora appartiene ai siciliani, Il Mattino ai napoletani, il Corriere della Sera ai milanesi e La Stampa ai torinesi.

Quando un quotidiano ha rappresentato e rappresenta la voce del Mezzogiorno e della Puglia in particolare da cinque generazioni diventa parte delle nostre famiglie, della nostra gente, è patrimonio comune e dunque le ‘vicende interne’ della Gazzetta diventano di comune interesse.

Lo dimostra la sua storia, che raccontiamo in breve, nata dall’amore dei padri fondatori per Bari, per la Puglia, per partecipare ad un processo di crescita sociale, culturale e imprenditoriale che ancora oggi ci vede ai margini della considerazione nazionale.

Luigi De Secly 

Nasce a Lecce nel 1893 e approda al Corriere delle Puglie nel 1917 passando "gazz6"successivamente alla Gazzetta di Puglia e alla Gazzetta del Mezzogiorno a guida di Raffaele Gorjux. Tutta la sua vita professionale dunque si svolge a Bari. De Secly è il più genuino esempio di studioso e intellettuale della generosa terra salentina. Ricco di studi umanistici, amico personale di Benedetto Croce, parte integrante della schiera di intellettuali che frequentano la Casa Editrice di Giovanni Laterza e di formazione liberale senz’altri orpelli. Durante il Regime solo la protezione personale di Raffaele Gorjux lo salva dal furore dei fascisti sempre a caccia di liberali da ‘purgare’. Per tutto il Ventennio egli vive nel giornale quasi ‘nascosto’, da rifugiato. Paradossalmente sarà proprio la scomparsa di Gorjux a farlo uscire dalla nicchia che si era edificato intorno.

De Secly firma il giornale quale redattore anziano dal 7 giugno al 7 luglio 1943, l’8 è avvicendato da Piero Pupino Carbonelli. Gli eventi precipitano. Il 29 luglio De Secly è arrestato per ‘incitamento alla sedizione’: il giorno prima aveva scritto un articolo con un titolo molto significativo: ‘Viva la Libertà’ che aveva infiammato gli animi e condotto all’eccidio di via Nicolò Dell’Arca. Dal 30 luglio la Gazzetta, ormai ridotta ad un solo foglio per la carenza di carta, è firmata, in rapida successione, da Nicola Pascazio, Paolo Magrone e Guido Maffucini.

Scarcerato il 19 agosto 1943 grazie ad una memoria difensiva del caporal maggiore Aldo Moro, Luigi De Secly torna a firmare la Gazzetta il 15 ottobre 1943. Il Direttore ha sofferto molto la detenzione ma quello che l’ha maggiormente ferito è stato quel cartello attaccato alla porta della sua cella che lo etichettava ‘pericoloso’: era notorio quanto egli fosse persona mite e benevole.

Due mesi dopo, il 22 dicembre, in un editoriale dal titolo Punti fermi De Secly scrive con chiarezza quale percorso politico intende seguire e quale sarà il ruolo della Gazzetta nella zona di diffusione: "è bene si sappia che la Gazzetta è un giornale liberale e di informazione senz’altre aggiunte superflue. Attento agli interessi del Paese, delle nostre regioni e rispettoso dell’altrui pensiero, da qualunque parte provenga, purché espresso onestamente e chiaramente. Coteste opinioni, anche se contrarie alle nostre, noi le registreremo sempre con obiettività, ma nessuno ci impedirà mai di discuterle e, se necessario, confutarle".

Ed essendo persona di specchiata onestà intellettuale, per qualche tempo mantiene l’impegno. Poi dovrà ricredersi: le opposizioni lo attaccano sul piano politico e personale con estrema violenza sullo stesso quotidiano che dirige e finisce col chiudere le porte ‘alle opinioni contrarie alle nostre’ traghettando il giornale dal fascismo alla neonata Repubblica, riportandolo all’antico prestigio e arricchendolo di contenuti culturali degni di nota. Diciassette anni dopo, il 31 dicembre 1960, si dimette. Torna a casa, alla sua amata Lecce.

 

Oronzo Valentini

"gazz7"Il successore di De Secly, è praticamente già designato nella persona di Oronzo Valentini barese classe 1922. Da diversi anni l’anziano Direttore aveva delegato al giovane ‘Ninu’ il compito di gestire i rapporti interni ed esterni, necessari alla confezione e produzione quotidiana del giornale. ‘Lu Ninu’, come lo chiamava De Secly, aveva varcato la soglia del Palazzo del Giornale nel 1938. Da allora la Gazzetta sarà la sua casa, la sua famiglia, la sua scuola di vita e la sua università professionale. Intelligente, volenteroso, instancabile Valentini aveva percorso tutta la scala gerarchica professionale alla Gazzetta: praticante, cronista, redattore, segretario di redazione e primo redattore, l’odierno redattore capo.

Quando De Secly si dimette ‘lu Ninu’ è pronto al ‘gran salto’. Ma non accade. Contrasti interni ed equilibri politici nella Democrazia Cristiana, partito al Governo da 15 anni, consigliano cautela. Perfino al Banco di Napoli, l’azionista di maggioranza della proprietà e della testata della Gazzetta, è difficile imporre scelte politiche-economiche senza sollevare la suscettibilità dei pugliesi che considerano la Gazzetta un’acquisita ‘proprietà territoriale’ una componente della famiglia pugliese. Dopotutto il giornale è florido, vanta una crescente indipendenza economica, può condizionare anche alcune scelte della Proprietà. Inoltre, il Paese sta collaudando un nuovo percorso politico, auspice Aldo Moro, e in attesa che gli eventi maturino si cerca un Direttore di transizione.