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"ss1"“E’ stata un’ostensione tra le più partecipate e vissute dai pellegrini per intensità umana e spirituale.” Così si è espresso Mons. Cesare Nosiglia, custode pontificio della Sindone nel discorso conclusivo di quella che è stata l’esposizione più lunga. Più di due milioni di pellegrini da tutto il mondo hanno visitato e reso omaggio alla reliquia in 67 giorni dal 19 aprile al 24 giugno. L’Ostensione è stata voluta da Papa Francesco dopo soli 5 anni in occasione del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani.

Lo sforzo organizzativo richiesto è stato notevole e ha visto impegnati ben 4600 volontari fra soccorritori, medici, infermieri e semplici accompagnatori: tutti hanno lavorato a titolo gratuito. Che sia vera o falsa, la Sacra Sindone rimane un grande fenomeno di massa che continua a richiamare folle di fedeli e curiosi dai cinque continenti: non solo cattolici, ma anche evangelici, ortodossi e musulmani. Sul fenomeno ci si interroga da più parti alla ricerca di una risposta che metta d’accordo laici e religiosi. Lo scrittore Paul Claudel sosteneva che “questa figura ci fa prendere coscienza di noi stessi”; Mons. Nosiglia parla di “un pellegrinaggio dentro noi stessi”  e cita per l’occasione il motto, tratto dal Vangelo di San Giovanni, “L’amore più grande”, quello manifestato nel dono totale della vita; “La Sindone ha gli occhi chiusi, ma sembra guardarci” ha detto Papa Francesco. Di sicuro la Sindone è l’immagine di un uomo che ha sofferto, vittima della follia degli uomini e “icona della sofferenza dell’innocente di tutti i tempi” (Papa Woytila): vi è il peccato dell’uomo, ma anche l’amore di Dio. In questo senso il pellegrinaggio è un modo di rinnovarsi e ripensare noi stessi nel (ri)trovare quei segni di ciò che può essere importante nella vita. Basta guardare il Telo per pensare a Gesù e al suo martirio in maniera inequivocabile, senza essere necessariamente credenti.

Da un punto di vista scientifico l’immagine ha caratteristiche simili a quelle di un negativo "ss2"fotografico, scoperta fatta nel 1898 dall’avvocato Secondo Pia, il quale ottenne l’autorizzazione a fotografare il Lenzuolo. Da quel momento la scienza non ha smesso più di lavorare: sappiamo di essere di fronte a un lenzuolo di lino delle dimensioni di m. 4,41 x 1,13; possiamo dire che esso appartiene ad un uomo torturato e ucciso su di una croce nella stessa maniera in cui fu crocifisso Gesù; come Lui quest’uomo presenta una ferita al costato e sul capo aveva una corona di spine; come il Suo, il corpo era stato flagellato prima della crocifissione; e sappiamo pure che le macchie rossastre, sbiadite dal tempo, sono macchie di sangue del gruppo AB. L’immagine si è prodotta attraverso un processo naturale dal cadavere di un essere umano e si è esclusa l’opera di un artista con l’uso di qualsivoglia tecnica di riproduzione. E’ straordinario che vi siano caratteristiche tridimensionali mai possedute né da dipinti né da fotografie. Ma si sono avanzate anche ipotesi  fantasiose, come quella di chi sostiene che il volto impresso sia quello di Leonardo da Vinci: in questo caso il buon Leonardo si sarebbe divertito a creare una burla per i posteri. Ma a che scopo? Le teorie proposte fino ad oggi sono sempre risultate carenti perché non supportate da verifiche sperimentali valide.

Allora è bene lasciare alla sensibilità, alla devozione, alle convinzioni personali ogni giudizio in merito, e prendiamo atto del grande interesse che il Telo suscita.

Questa Ostensione è la seconda dopo i lavori di restauro del 2002, quando fu scucito il telo d’Olanda su cui la Sindone era stata fissata nel 1534 e furono rimosse le “toppe” praticate dalle clarisse dopo l’incendio di Chambéry nel 1532. Per poterla visitare bisognava seguire un lungo e tortuoso percorso di 850 mt. attraverso i giardini reali bassi e l’area del Teatro Romano. Dopo un breve filmato esplicativo si accedeva ordinatamente nel Duomo. La Sindone è custodita, avvolta nell’argon (gas inerte), in una teca a temperatura costante; è sempre distesa per evitare la formazione di pieghe dannose mentre l’illuminazione è mantenuta bassa per proteggere il tessuto che è molto delicato.

Si sostava per tre minuti in assoluto silenzio per favorire il raccoglimento e lasciare ogni visitatore solo con la sua coscienza. Di fronte alla Storia e alla Fede è innegabile l’emozione. C’è tutta la forza della (auto)suggestione, del senso del Divino e dell’incomprensibile, di un mistero che lascia stupefatti. Solo pochi minuti per percepire "ss3"qualcosa di grande, di assoluto. La Sindone è là, con tutte le sue perplessità. Ma la fede, proprio perché tale, non pone domande e non chiede risposte.

Numerose sono state le iniziative collaterali per vivere momenti di spiritualità: 17 concerti sacri nelle chiese della città; il Museo Diocesano ha proposto il dipinto del Beato AngelicoIl compianto del Cristo morto” (1436); interessante e pluralistica la mostra “Pregare, un’esperienza umana” nella reggia “Venaria”; il Museo della Sindone è stato un viaggio a tutto campo nella storia; una mostra era dedicata a Papa Woytila; in Pinacoteca è stata esposta “La Madonna del Divino Amore” di Raffaello. E infine c’è stata la visita di Papa Francesco con il consueto bagno di folla.

Qualunque sia l’animo col quale ci si accosta alla Sindone, dopo la visita si avverte un senso di tiepido turbamento: rimane una strana sensazione, quella che solo l’unicità dei grandi eventi sa dare.