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"uomini_1"Avete mai pensato a cosa accadrebbe se i ruoli uomo-animale si ribaltassero? Se fossero gli animali a divorarci e a controllare la nostra vita ogni giorno?

Questo il tema della Mostra UOMINI COME CIBO esposta da giugno a settembre 2015 negli spazi di via Monte di Pietà 23 a Milano.

UOMINI COME CIBO è un’esperienza fruitiva divertente e allo stesso tempo interessante: suscita immedesimazioni e visioni distorte della realtà di ogni giorno, richiamando la nostra attenzione alla riflessione e al ribaltamento dei punti di vista. Realizzata da Max Mara e in collaborazione con la collezione Maramotti, l’esposizione è a cura di Luca Santiago Mora, Giovanni De Francesco e Marina Dacci.

Creature mostruose di un mondo fantastico si prendono gioco dell’uomo,delle sue abitudini e dei suoi limiti. E’ un esperimento al confine con il grottesco, dove chi guarda spesso si ritrova a sorridere di una questione seria, ricadendo in un’incerta e involontaria "uomini_2"autoironia. Si tratta di 40 opere realizzate dall’Atelier dell’Errore, laboratorio di Arti Visive svolto a completamento dell’attività clinica della neuropsichiatria infantile di Reggio Emilia e di Bergamo.

Il visitatore attraversa le tappe di un percorso iconico e visionario, dove esseri zoomorfi prendono il posto degli uomini, sottoponendoli a pene che rievocano la parodia di un purgatorio o inferno danteschi riadattati: “Trapus Murtorus, dicono che sia un custode mandato da Dio per divorare le povere anime inutili”.

In un viaggio dislocato su cinque piani – dai livelli sotterranei sino al cielo – si possono incontrare personaggi presi in prestito da un immaginario utopico. Si spazia dal Frullatore di uomini nero, al Verme Assassino che mangia tutti quelli che attraversano il mare, dallo Scoiattolo Motosega al Carnivoro tritura ossa e poi, può capitare di imbattersi anche in chi ha rubato il “parrucchino” di Elvis Presley e lo ha indossato per non farsi riconoscere.

"uomini_3"La legge del contrappasso sembra prendere consistenza in questi disegni originali, andando a incarnare le paure inconsce dei giovani artisti dell’Atelier. Assoggettati spesso a uno stato d’assedio da cui vorrebbero uscire, sognano il momento in cui il mondo dell’arte avrà un riscatto sociale: in un giorno ideale saranno portati in salvo dai giustizieri di un nuovo pianeta, frutto della materializzazione delle tracce di disegno lasciate su quei fogli di notevoli dimensioni.