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"irene1"Una fuoriclasse del panorama musicale italiano, un’interprete che ha un travolgente impatto sul pubblico attraverso la pura energia e la grinta di chi la sua passione e la sua stessa vita la affronta col sorriso e con le unghie. Ieri sera, “un nome quel vento” che spirava a Bari lo aveva, ed era quello di Irene Grandi. In tournée per lo stivale con il suo “Un vento senza nome” tour, la “cattiva ragazza” e la sua band hanno fatto tappa nel capoluogo pugliese esibendosi nella cornice del Teatro Palazzo.

La Grandi che appare davanti agli spettatori del teatro è un’artista matura, padrona del suo palco, sciolta nei movimenti, quasi del tutto impeccabile nelle esecuzioni, capace di tenere con estrema disinvoltura un concerto di quasi due ore, restituendo spesso al pubblico il suo genuino sorriso. Il timbro graffiante dell’interprete toscana intona come primo brano “A memoria”, singolo tratto dal suo ultimo album di cui è stata anche autrice. Elegante e leggera la voce della Grandi trasporta i presenti sulle note del primo e del secondo pezzo, “Settimo Cielo”, raccogliendo un caloroso applauso al termine delle esecuzioni. La Grandi è in forma e completamente a suo agio, unica donna tra i sei uomini della sua band composta da Max Frigniani (chitarre), "irene2"Fabrizio Morganti (batteria), Piero Spitilli (basso), Simone Pederzoli (trombone), Enrico Pasini (tromba) e, dulcis in fundo, Saverio Lanza (piano e chitarra), anche coproduttore e arrangiatore del disco. I brani del nuovo repertorio si alternano a quelli sempreverdi del passato, come “In vacanza da una vita” e “Prima di partire per un lungo viaggio”, intervallati dalle due personali e raffinate rivisitazioni di “Sono come tu mi vuoi” di Mina e “Se perdo te” di Patty Pravo. Qualcosa è cambiato nella Grandi, la “ragazza sempre” è come se fosse passata ad una nuova fase della sua ricerca musicale, più matura, continuando a sprigionare però lo stesso entusiasmo di sempre, mai scalfito dal tempo. Lo dimostrano le nuove vesti assunte dai brani della sua precedente discografia riarrangiati per il live e di questa metamorfosi ne è un chiaro segnale “Un vento senza nome”, il pezzo portato a Sanremo da cui sia l’album che il tour hanno preso il nome. “Questa canzone mi emoziona molto perché mi tocca nel profondo – afferma emozionata al termine dell’esecuzione la Grandi – . Spero di aver lasciato qualcosa anche in voi”. Una pausa divide in due il live quando, calate per qualche secondo le luci sul palco e portata in scena una poltrona, arriva "irene4"per l’interprete il momento di dar voce a “Roba bella”, mentre in video alle sue spalle, vengono proiettate istantanee di un tempo andato che si nutriva della semplicità delle cose. Sui bianchi e neri delle foto sullo sfondo la calda voce della Grandi sembra quasi restituire colore alle immagini. Una poltrona, al centro del palco, su cui accomodarsi per rievocare questo commovente ritratto del passato.

Nel concerto a cui l’artista toscana da vita trovano spazio, mescolandosi, tutte le anime musicali acquisite nel corso della sua carriera, dal rock al jazz, dal pop alla musica leggera, in un continuo crescendo verso il gran finale con l’omaggio a Pino Daniele (“Se mi vuoi”) e la conclusione con “Bruci la città”.

“Bisogna avere fiducia in quello che potrebbe ancora accaderci, fidatevi del vostro cuore come quella ragazza che è ancora qui per voi. Noi siamo l’amore che emaniamo”, afferma la Grandi al termine del suo live. La cattiva ragazza è cresciuta ed ha lasciato posto alla donna, riuscendo però sempre a cullare il suo pubblico sulle onde delle emozioni che la sua voce e la sua intensità come interprete, oggi più di ieri, riescono a restituirgli.

Foto di: Oronzo Lavermicocca.