Tempo di lettura: 3 minuti

"ab1"Richard Galliano e Vince Abbracciante: 65 anni il primo e 32 il secondo, praticamente potrebbero essere padre e figlio; di sicuro sono maestro e allievo. In realtà Vince, pugliese di Ostuni, ha cominciato a suonare la fisarmonica imparando dal padre naturale dall’età di 8 anni. Ciò che lo accomuna a Galliano non è solo lo strumento ma anche la passione per il jazz.

Esaminando le loro biografie in parallelo, Richard è nato nel sud della Francia e ha cominciato studiando fisarmonica e tromba: quando è entrato nell’orbita musicale di Clifford Brown si è chiesto perché mai la fisarmonica, strumento esclusivamente "ab2"popolare, non poteva essere impiegata nel jazz con la stessa dignità di tromba e sax. Così ci ha pensato lui, lavorando sul concetto ritmico dei tre tempi e applicando nuove concezioni di ritmo e armonia. La sua esperienza però non si è fermata al jazz, ma si è allargata a 360 gradi nel campo musicale: oltre al jazz (con Ron Carter, Martial Solal, Chet Baker, Fresu, Rava, Garbarek), c’è la classica (Bach, Ravel, Debussy, Vivaldi), il tango (Piazzolla) e la canzone d’autore (Juliette Greco, Charles Aznavour), senza disdegnare il bal-musette (ballo popolare francese di fine ‘800).

Vince(nzo) è nato nel sud dell’Italia e, avvicinatosi subito alla musica, non poteva che suonare la fisarmonica, come suo padre e il padre di suo padre. Il ragazzo è in gamba: è primo al concorso internazionale di Castelfidardo nel 2000 e al Trofeo mondiale del 2003. "ab4"Ancora di più: nel 2009 progetta un nuovo sistema per il cambio dei registri in modo da ampliare la gamma sonora. Con queste credenziali entra in contatto con Galliano come suo ammiratore, e il francese ricambia d’istinto i complimenti avendo già avuto modo di “adocchiare” il giovane talento.

A questo punto bisognava che i due si incontrassero e suonassero insieme: ci ha pensato “Nel gioco del jazz” che, in appendice al suo programma 2014/2015, ha presentato un concerto “straordinario” mantice a mantice. Ed è stata quasi una premessa per un futuro passaggio di testimone (tra l’altro Vince somiglia anche fisicamente a Richard da giovane). Dopo due set di un quarto d’ora ciascuno da solisti, si è compattato un duo eccezionale nel quale a turno i musicisti si sono scambiati i ruoli di accompagnamento e solista in perfetta sintonia, senza presunzione da parte del maestro e senza deferenza da parte dell’allievo. Niente spartiti: si suonava a memoria, con gli sguardi di una intesa lontana e un sorriso felice che Vince portava stampato sulle labbra. In questo clima di assoluta condivisione i due hanno "ab3"eseguito le loro composizioni: Abbracciante dalla colonna sonora che ha scritto per il film di Gianni Torres, “Le mamme di San Vito”, e dal cd “Introducing” (scritto e inciso con Juini Booth e Antonio Di Lorenzo); Galliano dal suo vastissimo repertorio. In particolare il musicista francese ha dato prova del suo fraseggio ricco e versatile, senza nulla concedere a codifiche e classificazioni: il suo è un suono chiaro e perlato, privo di dissonanze, come in “Little tango” e “Viaggio”.

Ma non si può dire che il jazz sia stato il protagonista della serata: una musica articolata, composita, intelligente, si può definire da camera per la fisarmonica? o da (jazz) club? “Il jazz è una musica con un processo dialettico continuo” ha detto Vince. E allora mettendo da parte le etichette il pubblico si è lasciato andare alle note e alla loro libertà pura. E se Galliano ha dedicato un brano alla nipotina Lily, Abbracciante ne ha dedicato uno, “Pango”, al padre. Splendido scarto generazionale.

Il concerto è finito in gloria con il bis: prima la “Oblivion” di Piazzolla, intensa di struggimenti come non mai, e poi “Les feuilles mortes” di Prevert, languida e romanticamente pessimista.

Le due fisarmoniche, bisogna dirlo, sono autenticamente italiane. Di Castelfidardo!