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"v_lsd1"Tutti d’accordo : quest’anno la edizione numero 49 di Vinitaly, la più importante kermesse enologica mondiale, ha raggiunto  numeri straordinari. Pensate un po’: sono state stappate oltre 576.000 bottiglie. Dati da capogiro! Possiamo però sperare che l’anno prossimo, finalmente, qualcuno pensi ai disagi che subiamo tutti lavorando in un luogo dove il cellulare non prende?

Sarà difficile raccontarvi tutto, ma l’impressione che ne ho infine ricavato è quella di una edizione straordinaria: che bello rileggere i resoconti  degli anni precedenti ed accorgersi che avevo tratto ogni volta le medesime conclusioni: vuol dire che, nonostante tutto, ogni anno è stato migliore del precedente… . Certo, è stato il consueto Tour de force, ca va sans dire, ma pur riuscendo a fare solo un mezzo giro d’Italia attraverso i padiglioni 2,3,6 7,8,10,11,12  e nella consapevolezza di avere a che fare con un’annata certamente non semplice, ho avuto modo di degustare vini eccellenti e, con la Franciacorta, ho degustato delle bollicine davvero super. Una fra tutte: l’Animante di Barone Pizzini, un Franciacorta DOCG biologico da Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Menzione particolare per un prodotto extra ordinem: parlo di Acchiappasogni della Cantina Quadra di Cologne. Si tratta di un rosso ottenuto da uve Pinot Nero 100%  dell’annata 2011, che rappresenta il coronamento di un sogno da parte di Mario Falcetti: dopo tante"v_lsd3" eccellenti bollicine, è riuscito a raggiungere il suo obiettivo cui ha dedicato il nome di un simbolo portafortuna dei nativi d’America. Interessante. Sempre rimanendo a Nord, ha trovato conferma la qualità che già negli anni scorsi avevo rinvenuto nei prodotti dell’azienda altoatesina Tiefenbrunner. L’impressione maggiore l’ho ricavata dal Feldmarschall, un gran bel Muller Thurgau ricavato da uve coltivate in montagna a m 1.000 s.l.m. A Nord Est, il Sauvignon di Livio Felluga rimane un altro punto fermo dell’enologia italica: hoc satis. Scendendo per lo Stivale, nelle Marche incontro Angela Piotti Velenosi, bella quanto brava produttrice di Ascoli Piceno che quest’anno ha avuto la brillante idea di invitare Moreno Cedroni nel suo stand per preparare dei piatti da par suo, che hanno esaltato la qualità dei vini (ma anche dell’olio extravergine di oliva) targati Piotti Velenosi. Sono rimasta particolarmente colpita dalla eleganza di Offida, un Pecorino 100 % caratterizzato da buona acidità ed un corpo di tutto rispetto. Come non dedicare una menzione particolare ai vini di Quintodecimo? Qualità elevata, tanto nella sostanza quanto anche nella forma, da parte di Luigi Maio e famiglia: un quadro d’altri tempi il loro stand, con una famiglia affiatata a presentare i frutti di tanto lavoro. Dei tre bianchi d’azienda (tre cru monovitigno), ho trovato esaltante l’Exultet, un Fiano in purezza giallo luminoso con riflessi verdolini, ottenuto da una vigna ubicata a Lapio (Av), al naso raffinato ed, al contempo, minerale, nel quale spiccano profumi di timo, agrumi canditi e mele; in bocca, fresco ed equilibrato. In una parola, un Fiano sontuoso. Correndo fra un padiglione e l’altro, sono riuscita ad ascoltare tanti produttori che, calice in mano, mi raccontavano il loro territorio, le loro storie, le loro  idee per  comunicare il vino, ma alcuni  mi hanno davvero rapito anche per l’eleganza dei loro stands, dal  taglio davvero sartoriale. Tanti visitatori nelle aree destinate al "Vi Vit" ed al "Vinitaly Bio",letteralmente prese d’assalto, a testimonianza della sempre maggiore cultura presente nel mondo del Vino.

"v_lsd5"Tuttavia,  da buona pugliese, ho trascorso più tempo nel padiglione n. 11, quello della Puglia, il luogo "dove la Terra diventa vino". Quest’anno, nel padiglione 11, ben 118 aziende pugliesi  hanno rappresentato i territori della Daunia, della Peucezia e della Messapia con stile, compostezza, eleganza e qualità. Impressionanti  i numeri  riguardanti i visitatori: basti pensare che il Padiglione  è stato preso d’assalto da 50.000 visitatori  tra wine lovers ed addetti ai lavori. Programma pugliese intenso e variegato, con tante iniziative: "Vino e laboratori", curato da Slow FoodOnav Puglia, con degustazioni alla cieca e tanta dedizione da parte delle insuperabili amiche dell’Organizzazione; "Vino e comunicazione", curato dal Movimento Turismo del Vino. Nell’area dell’enoteca dei vini di Puglia, sul maestoso banco d’assaggio svettavano bottiglie provenienti da ogni angolo della Regione, grazie all’opera AIS Puglia. I desk point di Unioncamere, Puglia Promozione, Concorso enologico nazionale vini rosati d’Italia, Movimento Turismo del Vino, Associazione Officine Creative, Slow food, Propapilla – Associazione del gusto, Vinoway, Puglia Expo e Cucina & Vini hanno egregiamente svolto il loro compito, mentre il sempre attivissimo Nicola Campanile ha presentato l’edizione 2015 di “Radici del Sud”,rassegna sempre più affermata nel panorama enologico nazionale. Un progetto meraviglioso è stato quello presentato dall’Associazione nazionale delle donne del vino della Puglia, guidata dalla instancabile Sabrina Soloperto: sto parlando di "Adotta una vite", un modo insolito per portarsi a casa un po’ di Puglia, una barbatella dei tre vitigni principe di Puglia (Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia).

Tutti, dico e sottolineo tutti,  bravi.

Le degustazioni Made in Puglia sono state tantissime e la qualità complessivamente elevata dei prodotti mi induce a non dovermi soffermare su qualcuno in particolare. Va sottolineato, in ogni caso, che, accanto agli oramai storicamente affermati rossi e rosati, stanno assumendo sempre maggior prestigio anche i vitigni a bacca bianca, come il Minutolo, la Verdeca, il Pampanuto, il Bombino, il Moscato, il Fiano, la Malvasia e lo Chardonnay. Degustando questi bianchi, sognavo ad occhi aperti immaginando quali straordinari piatti della nostra cucina di mare avrebbero potuto accompagnarli… . Un plauso, dunque, al coraggio dei nostri produttori che non si stancano e non si spaventano di investire in sempre maggior qualità, dimostrando il proverbiale coraggio e la storica intraprendenza dei pugliesi. Guai a chi, d’ora in poi, si azzarderà a ripetere a me, assaggiatrice pugliese nelle cui vene scorre vino, che i bianchi di Puglia sono di pronta beva, facili, etc. etc. : da noi c’è Qualità. Punto e basta. Questo è stato  il sunto del mio tour al  VinItaly di quest’anno, ma alcune sintetiche considerazioni vanno rassegnate a beneficio, essenzialmente, di chi non c’era.

Primo : tanto entusiasmo e, finalmente, ottimismo. Splendido risultato, di grande auspicio per il futuro, con tanto profumo d’inchiostro per i contratti che si vedeva venivano sottoscritti negli stands. Economia che  respira.

Secondo : grande salto di qualità anche nelle capacità comunicative delle aziende, che non pensano più solo alla eccellente sostanza, ma che hanno dimostrato di avere compreso appieno l’importanza della presentazione "formale" del prodotto. Quante volte avevamo detto che vini molto inferiori ai nostri facevano numeri impressionanti solo per la capacità di fare Marketing e Comunicazione, in cui noi, viceversa, apparivamo spaventosamente deficitari? Ebbene, la tendenza sembra invertita perché le nuove generazioni dei produttori pugliesi hanno, finalmente, imparato la lezione.

Terzo : grande concorrenza che, secondo i principi dell’economia di mercato, genera qualità sempre maggiore.

Vinitaly anno 2015 : Ever better.