Tempo di lettura: 2 minuti

"alsd"Donne arabe e donne occidentali: le prime ingabbiate, le seconde libere come il vento. Un clichè che proprio in occasione della Festa della donna celebrata in tutto il mondo, è emerso con ancora più evidenza. A cercare di smantellare quello che spesso è un semplice luogo comune, ci provano Ilaria Guidantoni e Maria Grazia Turri in "Il potere delle donne arabe" (Mimesis, pp. 177, 17 Euro), da poco nelle librerie. Dedicato al femminile e alle donne del Mediterraneo, il saggio prova ad andare oltre agli stereotipi per affermare la forza della donna dei Paesi arabo-musulmani, malgrado tutte le difficoltà e le contraddizioni politiche e storiche. Le donne arabe, spiega Guidantoni, forse "hanno meno potere, ma hanno la forza. Il potere può essere tolto, la forza no". E’ da qui che bisogna dunque partire. "La donna araba è un’immagine esterna, un’approssimazione – prosegue l’autrice – che mette insieme pericolosamente come fosse un’identificazione, l’essere di cultura araba e musulmana". Il volume offre un panorama delle relazioni private e sociali che caratterizzano la vita delle donne immerse in Paesi molto diversi tra di loro con una focalizzazione sulle differenze e corrispondenze fra le tre grandi religioni monoteiste, protagoniste in tutta quest’area del mondo. "Il mondo non-arabo – ricorda Guidantoni ad ANSAmed – scambia Corano e politica araba, spesso frutto di un’interpretazione strumentale della religione che sovente è più avanti di quella civile, proprio nella considerazione della donna e della sessualità". Nel libro "propongo una lettura comparata tra Vecchio Testamento, Vangelo e Corano". Tra Vangelo e Corano, sostiene, "esistono molte similitudini". Come similitudini "esistono tra sponda Nord e Sud del Mediterraneo; tra meridione d’Italia e Tunisia, per esempio". Nei diversi capitoli le autrici cercano di attraversare l’universo femminile, femminista e delle donne in genere a 360 gradi, dall’arte, alla letteratura, dal rapporto con la corporeità, alla posizione della donna nella famiglia, nella società, nello specifico del lavoro e nella religione come anche nell’impegno sulle tematiche e le lotte di genere. Due i Paesi in particolare di cui parlano: Tunisia e Iraq. Il mondo femminile arabo ne esce come un mondo a più velocità. "La vera battaglia è soprattutto nel privato, nella mentalità familiare e ancor più rispetto all’autocensura, a quella cultura introiettata che fa parte dei geni, più difficile da scalfire". Il bicchiere pare mezzo vuoto. "Direi a metà", conclude la scrittrice. "Occorre prudenza per arrivare a riempirlo senza rischiare di rovesciarlo. Forse recuperare la tradizione, quella autentica, spirituale della cultura araba è il punto di partenza".