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"marti_vannucci"Se sei saggio, ridi. (Marziale, Epigrammi)

Chi ride ultimo … probabilmente non ha capito la battuta. (Arthur Bloch, Legge di Bocklage, La legge di Murphy)

Diciamo subito una cosa senza tema di smentita: noi siamo gente avvezza a qualsivoglia minaccia e tentativo di coercizione e, pertanto, lungi da noi anche il solo considerare di essere benevoli nei confronti di uno spettacolo per il solo fatto che i protagonisti, nel finale, lancino in platea una di quelle maledizioni che costringono a consumarsi in gesti scaramantici nel tentativo di evitare la morte istantanea per il solo fatto di aver giudicato male la pièce. Scherzi a parte, state ben certi che le parole che seguiranno non saranno dettate dalla paura, e nemmeno, come qualche insana malalingua avrà già preventivato, dalla antica, quasi innata, nostra fraterna amicizia con uno dei due artisti impegnati, ché non è nostro costume riversare l’affetto sincero nelle fredde lettere contenute in una recensione, anche se ne avremmo una voglia incredibile. Fatto questo dovuto preambolo, non possiamo non consigliarvi vivamente la visione di “Nuove Parole … Note”, seconda prova dell’ormai collaudato duo formato da Fabiano Marti ed Antonello Vannucci, ormai di stanza nella accogliente sala del Teatro Di Cagno, in cui, come nel precedente capitolo, il primo si dovrebbe occupare della parola detta ed il secondo delle canzoni. Ed in effetti, questo è l’incipit dello spettacolo, con Fabiano che si lancia in voli arditi con il solo ausilio della bellezza e della insidiosità della lingua italiana, tracciando splendide architetture di parole che risultano talmente curate da ricordarci il calembour del Maestro Tino Scotti, e con Antonello che gioca con i testi delle canzoni, modificandoli, manipolandoli, plasmandoli a sua immagine e somiglianza, facendo ricorso anche al nostro dialetto, così da renderli del tutto inediti ai nostri orecchi, ma talmente perfetti nella loro rivisitazione che si stenta a credere di non trovarci di fronte alla versione originale del brano, magari poi mutata in qualcos’altro solo per ovviare alla ghigliottina della censura. Ma i due non sono convincenti esclusivamente quando ballano da soli, anzi risultano ancor più vincenti quando mescolano la loro Arte; allora tocca a Fabiano ricoprire il ruolo della saggia spalla, con una scelta dei tempi nelle interazioni a dir poco perfetta, e ad Antonello quello del comico impudico, dello scocciatore sfrontato, della scheggia impazzita – che non è una critica, sia chiaro -, del provocatore villano che però ha dalla sua la saggezza popolare, pronto sempre ad intervenire, con un dannato quanto accattivante “ce l’ho!”, per dirimere ogni dubbio dell’amico con il racconto in musica di un pezzo della sua vita, che poi è anche la nostra. Non vi è dubbio che quelli affrontati in coppia siano i momenti più riusciti di uno spettacolo che, comunque, funziona a meraviglia nella sua integrità, con tante, ma proprio tante risate nel corso di tutta la serata, cosa così rara al giorno d’oggi da farci sperare in una futura terza parte di “parole note”, e poi una quarta, e così via, all’infinito.