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"roby"“Tutte le volte che da musicista, da pensatore, da esteta o da ricercatore mi pongo dei quesiti, inevitabilmente trovo nella sua produzione e nel suo ‘modus operandi’ le risposte che cerco.” Con queste parole Roberto Ottaviano gratifica l’opera svolta da Steve Lacy, il grande tenorsassofonista americano scomparso nel 2004. A distanza di 10 anni Ottaviano rende omaggio al suo maestro con un doppio cd uscito il 16 dicembre scorso per l’etichetta salentina “Dodicilune”: “Forgotten Matches”. Si tratta di 23 brani che rappresentano l’anima e la personalità di Lacy fra sue composizioni e quelle dei suoi più prestigiosi collaboratori (Monk, Mingus, Ellington, Waldron). Nel primo cd le esecuzioni sono in quartetto con Giovanni Maier al contrabbasso, Cristiano Calcagnile alla batteria e  Glenn Ferris al trombone; nel secondo Ottaviano suona accompagnato dal pianoforte di Alexander Hawkins, secondo una formula cara a Lacy che ha suonato in duo con pianisti del calibro di TheloniusMonk, Mal Waldron ed Eric Watson.

Ed è proprio con Hawkins che il sassofonista barese ha voluto riproporre la musica di Steve Lacy sul palcoscenico del Teatro Forma per l’associazione “Nel gioco del jazz”. Roberto Ottaviano a pieno titolo oggi è consideratoil sassofonista più qualificato a raccogliere l’eredità lasciata da Lacy, un’eredità di circa 500 composizioni: un filo sottile non ha mai spezzato l’amicizia, la stima, al punto che se  si può definire Ottaviano un epigono, in lui non c’è alcuna dipendenza artistica. La musica di Lacy sembra rivivere in una sorta di mimesi: il suono consistente e lirico, le note pesanti, le pause significative, la forza creativa, la personale concezione stilistica senza compromessi, la logica disarmante del fraseggio, il timbro, le idee melodiche, tutto viene riproposto con umiltà e profondo rispetto. E anche se il duo con Hawkins può risultare scarno, pure il dialogo musicale si fa fitto e ricco, interessante e ben strutturato.

"roberto"D’altro canto Hawkins, classe 1981, è un talento in ascesa: autodidatta, ha abbandonato la formazione classica per seguire il jazz sulle orme di Art Tatum, TheloniusMonk e soprattutto Cecil Taylor. La critica specializzata lo definisce “lo stato dell’arte del piano jazz contemporaneo.”

Nel corso della serata Ottaviano ha proposto alcune composizioni di Lacy: “Bone” e le complesse “Prospectus” e “Hemline”, dove più si fa largo il tentativo di sperimentazione nella musica contemporanea, con intrigo di frasi e timbri diversi. L’atmosfera si è fatta più leggera e distesa con “Come Sunday” di Duke Ellington, “Shuffle Boy” di TheloniusMonk e “No More Tears” di Mal Waldron. Di quest’ultimo è stato proposto anche “The Seagulls of Kristiansund” che ha emozionato profondamente: un cantabile sereno e intenso, struggente come un blues che nasce dall’anima per poi scivolarvi dentro. Da brividi! Il pubblico ha ascoltato ammutolito.

In chiusura nel bisecco “Flakes”, altro brano tosto e articolato che testimonia la straordinaria forza creativa di Steve Lacy.

Si dice che i talenti possono trovare la propria realizzazione solo lontano dai paesi e dalle città del Sud; ma ci sono anche artisti che seguono la propria strada con determinazione, senza lasciarsi incantare. Roberto Ottaviano è uno di questi, e il pubblico barese è il suo più grande estimatore.