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"olio_app2"Dopo il vino, l’ olio diventa protagonista della tavola d’ eccellenza nei ristoranti Doc della Puglia conquistandosi di diritto la propria “carta” che una rosa di ristoratori dovrà, d’ ora in poi, consegnare ai clienti così come fa con  i vini. E’ del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’ Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari la paternità di un progetto di diffusione della cultura dell’ olio nel mondo della ristorazione e un’ app, prima in Italia, a sostegno del prodotto di qualità. Una iniziativa di ricerca resa possibile dal programma "Psr Puglia 2007/2013 – Pif Oleopulia: innovazioni tecnologiche nella filiera olivicolo-olearia e valorizzazione dell’ offerta dell’ olio di qualità". Il progetto prevede la realizzazione di 10 incontri, quanti i produttori di olio che vi hanno aderito, in strutture di ristorazione di qualità sul territorio regionale. Ristoranti dove, d’ ora in poi, sarà presente la "Carta degli oli" e dove sarà promosso l’ uso di un’ applicazione per smartphone e tablet (app.oleopuglia.it) per migliorare la concezione del consumatore verso l’ impiego di un olio di qualità. Il primo dei 10 incontri si è svolto a Bari al ristorante "Terranima". Lo chef Sabino Costanzo ha proposto le tradizionali orecchiette baresi con le cime di rape e una rivisitazione della salentina "cicciri e tria", pasta soffritta con ceci. Piatti realizzati con olii biologici della "Masseria Guidone" di Brindisi tra le dieci aziende selezionate da "Oleopuglia", organizzazione di produttori olivicoli nata nel 2007, per promuovere in modo innovativo la propria produzione. Una degustazione che, attraverso l’ app, ha dato modo di scoprire i pregi dell’ olio e i suoi corretti abbinamenti con le pietanze. Un modo innovativo, tecnologico e pratico per raccontare la Puglia e il suo "oro verde".

"olio_app"Un progetto nato per volontà di Bernardo de Gennaro docente del "Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali" dell’ Università di Bari. <<Si tratta di uno dei tanti tentativi per portare a conoscenza del largo pubblico le specialità e qualità del territorio e della sua gastronomia – spiega de Gennaro –  Questo si concentra sull’ olio extravergine di oliva frutto di una interessante partnership tra il mondo della ricerca e quello della ristorazione>>. La grande presenza di diverse specificità, in relazione ai vari territori di produzione, è ciò che rende differente gli olii pugliesi da quelli delle altre regioni. L’ app creata serve ad attirare il consumatore, soprattutto quello del ristorante, per mettere alla prova le capacità di valutazione dell’ utente finale diventando quasi un "sommelier dell’olio". <<Perché non esiste un olio extravergine – spiega de Gennaro – ma tante tipologie di prodotto; ognuna derivante da un certo territorio, dalle tecniche, dalle varietà e dalle specificità che quel territorio riesce a dare. C’ è da fare un grande lavoro di divulgazione delle differenze e puntare sulla differenziazione come arma vincente per cercare di costruirci dei vantaggi competitivi rispetto ai nostri competitor che giocano soprattutto sulla quantità su cui noi non potremo mai essere in grado di vincere la partita>>. Nell’ambito dell’ incontro è stata smentita anche la credenza secondo cui l’ olio più caro sia quello più buono perché <<i costi di produzione sono legati ai volumi di produzione e alle tecniche>>. Ma olii al di sotto di un certo prezzo non possono essere né italiani, né pugliesi <<in quanto le nostre condizioni di produzione ci impediscono di produrre olio di qualità al di sotto di un prezzo che, in Puglia, si aggira attorno ai 5 euro>> .