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"bandaosiris"Il mito dei Beatles con il suo strascico di cultura, musica e costume non morirà mai. Così, è un fatto normale che in qualche parte del mondo ci siano sempre artisti pronti a dedicare ai quattro “baronetti” un tributo, una interpretazione, un nuovo arrangiamento dei loro successi. Ci ha provato anche Neri Marcorè, e lo ha fatto alla sua maniera, mescolando musica e prosa e portando il bagaglio delle sue reminiscenze sul “terreno” del teatro, dove domina e controlla la scena con sicurezza e professionalità.

Lo spettacolo, che ha tenuto banco per due giorni al Teatro Petruzzelli per la stagione del Teatro Pubblico Pugliese, è stato scritto con mano ferma e geniale da Giorgio Gallione, direttore artistico del Teatro dell’Archivolto di Genova. I motivi ispiratorihanno nei Beatles la matrice ma spaziano ad ampio raggio nella cultura degli anni ’60 filtrata dalla personalità dell’autore.Si gioca su poesie, citazioni e racconti e sulle pagine di “Alice nel paese delle meraviglie” di Carroll: tutto contribuisce a creare un mondo immaginifico in cui calare una creatività fertile e attenta. Prende così forma un universo surreale che si spinge nella fantasia e nell’assurdo. Niente di agiografico e celebrativo, ma una rievocazione calibrata, intelligente e colta.

In questo modo lo “Yellow Submarine” del 1966 (poi film d’animazione nel 1968 diretto de George Dunning) torna a solcare acque tranquille e stralunate: Marcorè è il capitano e i quattro (tanti erano i Beatles) della Banda Osiris formano l’equipaggio. Lo spettacolo è un collage di musiche, frammenti e suggestioni gestito con abilità da Neri, attore, comico, cantante, istrione e mattatore versatile.

"bandaosiris1"Si parte da lontano, dalla creazione degli scarafaggi, la nascita dei FabFour, da Pete Best, primo batterista del gruppo, dal Cavern Club di Liverpool;poi il primo provino (fallimentare) alla Decca, la storia senza senso della composizione di “Yesterday”, lo scioglimento del gruppo nel 1971 (“Eravamo diventati dei fenomeni da baraccone, quattro bambole di pezza”) fino all’omicidio di John Lennon l’8 dicembre del 1980 per mano di Mark David Chapman, un paranoico che trovò il modo di entrare nella storia, anche se in negativo.

Tutto viene raccontato come in un viaggio fantastico il cui leitmotiv è “Magical Mistery Tour”, non “Yellow Submarine”: anzi, quest’ultima non viene mai eseguita nel corso dello spettacolo, forse perché ritenuta una marcetta poco significativa. Si ascoltano “We Can Work It Out”, “Lucy in the Sky with Diamonds”, “I’m the Walrus”  (straordinaria, ipnotica), “Yesterday”, “Across the Universe”, “AllLovingYou”, “Here Comes the Sun”, “Eleanor Rigby”. Marcorè recita, canta, suona la chitarra: come attore sparge simpatia a piene mani. E’ un eccellente affabulatore che (in)canta il pubblico: la storia di Cappuccetto Nero, stralunata e impossibile, è un capolavoro. Come cantante Neri se la cava discretamente, ma è evidente che non è il suo mestiere. Nella musica la parte da leone viene svolta a pieno titolo da Gianluigi e Roberto Carlone, Giancarlo Macrì e Sandro Berti, componenti della Banda Osiris. Sono quattro mattacchioni capaci di tutto: polistrumentististraordinari, recitano, cantano, prendono parte viva allo spettacolo in un comico teatrino dell’assurdo, indossando giacche variopinte e gioiose (che cambiano frequentemente) e interagendo con Marcorè. Nella loro personale interpretazione “A Hard Day’s Night” diventa un coro a cappella; “HeyJude”, per spiegare la beatlesmania, è jodel, musica funebre,tango, canto gregoriano; in “StrawberryFieldsForever” c’è tutta la sregolatezza del genio; “Help” ha un intermezzo jazz assolutamente azzeccato; “Come Together” è ritmata con il russare.

Un discorso a parte meritano le immagini che scorrono costantemente sullo sfondo, uno spettacolo nello spettacolo: il sottomarino giallo naviga sul fondo del mare in un continuo caleidoscopio in cui si mescolano pop art, psichedelia, allucinazioni, straniamenti onirici e visionari. Ne sono autori Daniela Dal Cin e Francesco Frongia.

Mentre sullo schermo volteggiano in cielo quattro personaggi appesi a degli ombrelli, il sogno/spettacolo si chiude sulle note di “Imagine”: “E’ ora di andare. Abbiamo già comprato tutti i nostri sogni”.