Tempo di lettura: 2 minuti

"gastromania"Forse in molti avranno già sentito parlare dei «foodies», gli appassionati dei piaceri del palato, a metà strada tra semplici degustatori ed esperti conoscitori dei segreti della buona tavola. Una categoria nuova e affollatissima, che rappresenta solo uno degli aspetti di un fenomeno sociale molto più ampio di cui il cibo oggi è indiscusso protagonista. Perchè è un fatto che, già da qualche tempo ormai, il cibo sia uscito dalla cucina, per entrare trionfalmente in ogni aspetto delle nostre vite. Tanto che il mangiar bene è diventato una vera e propria «esperienza» da vivere: almeno secondo Gianfranco Marrone, autore del saggio «Gastromania» (Bompiani), nel quale la smodata passione per l’alimentazione viene spiegata e analizzata.

Utilizzando riferimenti sia colti che popolari, dai testi sociologici e filosofici a citazioni di pubblicità, film e programmi tv, l’autore costruisce un testo ironico e piacevole, passando in rassegna per il lettore tutte le specialità umane che questa gastromania ci mette nel piatto. C’è chi ha la tendenza a ricercare i sapori di una volta, chi sceglie solo cibo tipico e casereccio, chi è vegano o maniaco del km zero. Poi c’è l’esercito di quelli che sono sempre a dieta, e non per il desiderio di liberarsi dei cuscinetti di grasso, ma come rimedio al caos esistenziale delle loro vite.

Il clou però arriva con la manifestazione più evidente di questo predominio del culinario: il legame, ormai strettissimo per non dire pervasivo, tra la gastronomia e i media. Un legame che, secondo Marrone, è un andirivieni continuo di «processi di costruzione e ricostruzione di senso», non una semplice rappresentazione mediatica di ciò che avviene in cucina. Da qui discendono gli chefstar che imperversano dappertutto come veri opinion leader, sfornando libri a più non posso, i tanti talent show in cui i malcapitati concorrenti preparano manicaretti mentre subiscono inutili angherie da parte di giudici implacabili, e ancora, il variegato mondo del cibo digitale (tra app, blog e forum dedicati), le trasmissioni tv in cui non può mancare lo spazio riservato a ricette e tecniche culinarie, le classifiche varie su dove si trovi il migliore street food in città, i commenti su questo o quel ristorante che ha preso la stella Michelin. L’elenco potrebbe continuare a lungo: senza dubbio, la cucina del XXI secolo è un vero ginepraio, nel quale, volente o nolente, ognuno di noi è coinvolto.

E non solo perchè ogni giorno, come si diceva un tempo, tutti dobbiamo «mettere insieme il pranzo con la cena». Ma perchè all’atto quotidiano del mangiare ormai è normale associare (e lo facciamo tutti con un piacere neppure troppo nascosto) una produzione smisurata di parole legate a cibo e cucina. È questa smania collettiva che ci fa discutere di profumi e sapori, ci spinge a provare spezie e ristoranti nuovi, gustare piatti esotici o riscoprire quelli della nonna, anche per fotografarli e magari condividerli sui social network.

Resta da chiederci se la malattia della tavola sarà solo una moda passeggera destinata a sfiorire non appena ne avremo avuto abbastanza. Marrone prova a offrire una risposta, aprendo le porte a una riflessione più complessa: questa gastromania potrebbe rappresentare forse la voglia di «ritrovare il desiderio di esserci, rispettando e promuovendo al tempo stesso quello degli altri». Obiettivo ambizioso e affascinante quello della convivialità: chissà che tra un piatto e l’altro non si riesca finalmente a riscoprirne il valore.

GIANFRANCO MARRONE, «GASTROMANIA» (BOMPIANI, pp.204, 14 euro).