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"trione"Critico d’arte e curatore di mostre, ma anche docente universitario super impegnato nella formazione, attentissimo alle nuove generazioni. Dopo il romano Bartolomeo Pietromarchi, passa al quarantenne napoletano Vincenzo Trione la responsabilità del Padiglione Italia per la Biennale arte edizione 2015.

Il ministro Franceschini, che lo ha nominato scegliendo il suo progetto in una rosa di otto, tiene a sottolineare che si è trattato di una nomina "trasparente", risultato di una rigorosa selezione sugli elaborati. Come già nell’edizione passata, il Mibact si è mosso con una serie di inviti, quest’anno dieci in tutto, puntando a "personalità di elevata competenza e professionalità".

Tutti di fatto giovani, dal direttore del Madre di Napoli Andrea Viliani al direttore del Mambo di Bologna Gianfranco Maraniello, dalla direttrice del Museion di Bolzano Letizia Ragaglia a Francesco Stocchi, capo curatore del museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Due degli invitati hanno declinato subito e tra gli otto che hanno accettato la sfida la competizione si è ridotta alla fine a due. Trione – professore di Arte e Nuovi Media e di Storia dell’Arte contemporanea all’università Iulm di Milano, dove è vicepreside della Facoltà di Arti, Turismo e Mercati e coordinatore della laurea triennale in Arti, Design e Spettacolo e della laurea magistrale in Arti, Patrimoni e Mercati – ha avuto la meglio su Cristiana Collu, direttrice del Mart di Rovereto, il cui progetto sembra fosse tra l’altro più impegnativo sul piano economico. "Questo non lo so, di certo io ho puntato molto sul rigore anche per quanto riguarda l’allestimento".

Intitolata "Codice Italia", racconta, la sua mostra, sarà "un tentativo di ragionare sull’identità italiana, di far affiorare l’ identità dello stile artistico italiano", e di raccontarlo al mondo con il ricorso a tanti diversi linguaggi, "pittura e scultura, certo, ma anche fotografia, video e cinema". Lui, che nell’ultimo decennio ha curato diverse mostre in Italia e all’estero, ne è convinto. "Almeno dagli anni 60-70 ad oggi-dice -esiste una cifra che collega autori di diverse generazioni. Esiste uno stile italiano che parte da un’idea dell’arte come consapevolezza storico artistica".

Quello del suo padiglione italiano sarà quindi un discorso giocato tra attualità e memoria, con artisti scelti, dice, fra quanti abbiano "una costante frequentazione della memoria". Proprio la memoria, sottolinea, è un pò la parola chiave del suo progetto, "un rilancio della memoria, per costruire spazi futuri, fondare nuove ipotesi".

Archiviate le folle del Padiglione Italia epoca Sgarbi, gli artisti invitati per l’edizione 2015 non saranno moltissimi, "fra i 12 e i 13", anticipa Trione. In compenso ci saranno esponenti di tutte le generazioni, dai maestri ormai storicizzati degli anni ’60 e ’70 fino ai trentenni. E accanto a questi anche uno spazio nuovo, un discorso a parte rispetto al filone principale del progetto, in cui accogliere lavori di giovanissimi, "i nuovissimi" come li chiama il neo curatore, "ragazzi che non sono ancora entrati nel circuito, che non hanno ancora avuto una ribalta", reclutati nelle scuole e nella rete. Perchè la Biennale, sostiene, "non deve essere solo un palcoscenico, ma anche un luogo di scouting".

Di certo, in tempi di crisi non ci sarà da scialare, tanto più che il budget, già non alto nelle ultime edizioni, rischia, secondo rumors delle ultime ore, di essere ulteriormente ridotto, scendendo sotto i 500 mila euro. Trione sembra non preoccuparsene. "credo che il budget sia più o meno sempre lo stesso- risponde- ma sono anche convinto che successo o fallimento della mostra si giochino sulle idee e non sulle risorse finanziarie". E poi ci sono i privati. D’accordo con Franceschini sul discorso di rompere il tabù pubblico-privato, il curatore del Padiglione Italia 2015 si dice pronto a ricorrere all’aiuto di sponsor per esempio per il Catalogo ed eventi collaterali della mostra "una istituzione come la Biennale ha un tale prestigio che deve dialogare anche con i privati pur con ruoli distinti", ragiona, spiegando di essere "diffidente nei confronti dei colleghi, come Settis, che insistono su una visione esageratamente centralistica". Il tempo comunque stringe. A Venezia la 56 esima biennale d’arte aprirà le porte il 9 maggio 2015: "Non c’è che dire, i tempi sono folli – riconosce Trione – io punto ad avere entro un mese la lista precisa degli artisti. Ma sono fiducioso in un risultato che renda visibile la forza e lo stile dell’Italia".