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"locom111"Festival? A mille ce n’è! Non si era mai vista tanta grazia dalle nostre parti. Certo, a voler essere proprio pignoli, non sempre quantità fa rima con qualità; d’altronde spesso i cartelloni estivi altro non sono se non la pallida imitazione – o addirittura la pedissequa reiterazione – dei fastosi – ed a volte, invero, nefasti – appuntamenti dell’inverno precedente, cosicché all’inerte pubblico non resta che sperare in qualcosa di buono, pur nell’affiorare di cattivi presagi quasi sempre rispettati. Ci si sente – con le dovute ed ossequiose proporzioni – come quel famoso commensale delle Nozze di Caanan che per tutto il banchetto aveva bevuto del buon vino pur sapendo che, più o meno quando si sarebbe arrivati alla frutta, avrebbero approfittato dell’allegria e della distrazione degli invitati per propinare bevande di peggiore fattura: cose che accadono quando ci si rivolge ad un cattivo oste. A ben vedere, il problema è tutto lì; accade sempre più spesso che ci siano un bel po’ di tizi che si improvvisano provetti organizzatori di presunti eventi musicali e riescono solo ad affastellare nomi e date senza alcuna soluzione di continuità, senza aver nemmeno una pallida idea di cosa sia un progetto, una linea, un’idea. Eppure, proprio come lo stupito ospite dell’evangelico pranzo, di tanto in tanto ci ritroviamo di fronte al miracolo e ci è permesso di continuare a far gioire il nostro palato: è accaduto, ad esempio, quando ci siamo imbattuti nel Locomotive Jazz Festival, che ha il suo punto di forza nella tenacia e nell’impegno di un direttore artistico del calibro di Raffaele Casarano, la cui indubbia conoscenza musicale non consente deroghe o compromessi, come ha dimostrato – qualora ve fosse stato ancora bisogno – questa Edizione 2014, la nona, che, per cinque giorni consecutivi ha illuminato il cielo leccese con l’accecante luce irradiata da stelle di prima grandezza del calibro di Maria Joao, Paola Turci, Antonella Ruggiero e Gegè Telesforo (non perdetevi il suo concerto a Bari il prossimo 11 settembre), diamanti incastonati in un gioiello di rassegna che andava vissuta dal primo all’ultimo minuto, ventiquattrore su ventiquattro. A noi la propizia sorte ha concesso di essere spettatori del magnifico concerto di Manu Katchè, esibitosi nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Romano di Lecce in compagnia di Jim Watson al piano ed all’hammond, Luca Aquino alla tromba e lo stesso Raffaele Casarano ai sax, una performance che ci ha stupiti a tal punto da trasformare i nostri iniziali dubbi in invalicabili certezze.

"locom55"Temevamo infatti – non lo nascondiamo – che l’estemporanea formazione fosse capace solo di proporci qualche stantio standard, magari arrangiato (in tutti i sensi) per l’occasione, e senza nemmeno riuscire a produrre un sound convincente e ben amalgamato: sbagliavamo e di molto. Il batterista preferito di Peter Gabriel (sono ancora in tour insieme ed a novembre saranno di nuovo in Italia per due concerti: non perdeteveli se vi volete bene!) ha creato un set perfetto, tutto costruito sulle sue composizioni originali, quelle contenute nei cinque magnifici album – che abbiamo da tempo consumato per i continui ascolti – incisi da band leader, scelta coraggiosa che, già di per sé, dimostrava la cura e l’attenzione messa nella preparazione e realizzazione dell’evento, con i comprimari perfettamente calati nel suono che contraddistingue l’artista francese; ci trovavamo evidentemente di fronte a quattro musicisti in assoluto stato di grazia, perfettamente a loro agio tanto nei momenti d’insieme quanto nei soli, quattro esecutori di rara bravura che sceglievano – giustamente – di dare risalto alle doti compositive di uno di loro, quattro lucide menti pensanti che non cercavano di primeggiare o pavoneggiarsi ma soggiacevano in perfetta alchimia alle richieste dei brani di volta in volta affrontati. Casarano, Aquino e Watson diventavano così essi stessi strumenti dell’immensa Arte di Katchè, il cui personalissimo tocco, a nostro modesto parere unico nel panorama mondiale, ha messo il giusto sigillo ad una indimenticabile edizione di questo Festival, cui auguriamo, anche e soprattutto per noi stessi, ancora lunghissima vita.

Foto di Pasquale Attolico