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"acrobata2"Un pianoforte e dita che l’accarezzano leggere, leggere come il volo d’un gabbiano, o come l’evoluire d’un trapezista sotto il tendone di un circo: L’Acrobata, il nuovo lavoro del pianista e compositore Michele Fazio, contrabbasso e batteria a far da corona, muove proprio da questa suggestione e su questa suggestione costruisce partitura di brani che inseguono armonie lievi, a partire da Cerchi d’acqua, la prima delle nove tracce originali che compongono il lavoro discografico, cui s’aggiunge un ultimo brano standard jazz.

Già autore, tra le altre, della colonna sonora di Tutto l’amore che c’è, deliziosa pellicola dal risvolto vagamente autobiografico firmata da Sergio Rubini, in questo disco Michele Fazio è in formazione con Emanuele Smimmo alla batteria e Marco Loddo al contrabbasso; l’ensemble trasfonde la propria esperienza, maturata nel campo della musica di vario genere, in questo affiatato trio, la cui collaborazione si effonde in una melodia delicata ed avvolgente, quasi carezzevole.

Non ci si lasci fuorviare dal titolo, L’Acrobata non è colui che evoluisce in arzigogolati arabeschi (nella fattispecie musicali), quanto piuttosto un versatile musicista, capace di spaziare e mettere a frutto le esperienze acquisite, lasciandole germinare in una creazione personale dalle tinte tenui. Certo non manca il virtuosismo “acrobatico” propriamente detto, come appunto nel brano – e non solo in quello – che dà il nome al disco, in cui l’ensemble si diverte a combinarsi in una composizione dai ritmi più sincopati.

Ma la cifra stilistica su cui Michele Fazio preferisce muoversi in questo lavoro discografico rimane sostanzialmente quella di un arpeggio melodico che sembra voler suggerire atmosfere rarefatte, al cui interno però sembra agitarsi l’ossimoro di una quieta tensione.

Non mancano le atmosfere trasognate, come quelle evocate nel brano Il viaggiatore, che si dirama in un ventaglio di sonorità ampie che danno l’idea di spazi altri in cui diversamente muoversi e fluttuare.

I brani, tutti concepiti da Fazio – eccezion fatta per Over the Rainbow – denotano maturità compositiva e mostrano rigore formale e pulizia nell’esecuzione, fino appunto a Over the Rainbow, che risuona docile come nenia di commiato, come ad accompagnare alla linea di confine di un viaggio, fatto di note e suggestioni, di atmosfere ed emozioni.

In calce alle dieci tracce audio, un video contenente un intervista allo stesso Fazio e scene del backstage della registrazione contribuisce a delineare un’immagine più precisa e a tutto tondo dell’idea che sottende alla realizzazione de L’Acrobata, e che coincide con l’esito, non ancora definitivo, ma finora felice di una ricerca.

L’Acrobata si lascia ascoltare, tutto d’un fiato, lasciando dietro di sé una scia di note e leggerezza sulla quale è piacevole lasciarsi trasportare. Come sulle ali di un gabbiano, come su un trapezio sotto il tendone di un circo.