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L’Italia è la culla della cucina contemporanea ciò nonostante, il nostro patrimonio culinario è poco conosciuto all’estero. Quante volte, durante un viaggio fuori nazione ci è capitato di incappare in delle pietanze italiane che di italiano avevano solo il nome?Per citare un paio di esempi ricordiamo la pizza all’ananas oppure la pasta condita col ketchup. Ma perché i nostri sapori, le nostre tecniche di cottura e le nostre tradizioni sono così trascurate oltre frontiera?

Il concorso di cucina ITALIACHEF2014 nasce proprio da questa considerazione; un evento, risultato di una filosofia di vita, quella dello Chef dei Vip’s Renato Carati.

Renato Carati è figlio di immigrati, nato in Belgio, di padre salentino (Martano), un ragazzino cresciuto in un paese di cultura diversa dalla sua, con genitori molto umili, poveri come la maggior parte degli italiani che migrarono nel Nord Europa negli anni ’50: “mia mamma, pur di farci sentire “meno poveri” pretendeva che, almeno la domenica, la tavola fosse allestita con un bouquet di fiori campestri e una bella tovaglia”, ricorda Renato.

Oggi, è diventato un affermato Chef, alla guida di un noto ristorante in Belgio (La Table des Matières) dove cucina per i più grandi attori, nobili (famiglia Reale) e politici di cui anche il Primo Ministro dello Stato di origini abruzzesi, il Premier Elio Di Rupo. Renato Carati vive nella patria della birra ma è animato di una incommensurabile devozione per l’Italia, per la Puglia e per il suo amatissimo Salento a tal punto che, in Belgio e in Francia, è rinomato come essendo l’ambasciatore dell’enogastronomia pugliese e italiana in generale. Di recente, ha anche portato le telecamere della televisione pubblica francese sino al tacco dello stivale, mettendo così la nostra regione e le nostre eccellenze sotto i riflettori.

Tuttavia, Renato Carati si porta dietro un rammarico dai tempi dell’adolescenza , un’amarezza emersa durante il suo percorso scolastico, allora studente in un istituto alberghiero belga dove i suoi insegnanti non hanno mai fatto accenno alla cucina del suo paese di origine. Eppure, ad oggi, la comunità italiana è una delle più importanti comunità stranieri residenti in Belgio.

Il concetto di ITALIACHEF2014 è quindi frutto di questo profondo desiderio di conferire all’arte culinaria italiana, il posto che si merita. Pertanto, lo Chef, operando con convinzione e grande senso del dovere, progetta una gara con un unico obiettivo, quello di far entrare la cucina italiana per la prima volta in assoluto nelle scuole alberghiere del suo paese di accoglienza: “per me, dice lo Chef, era fondamentale partire dalla fonte per ottenere i migliori risultati e poter sperare di inculcare nei futuri chefs del cuore dell’Europa, la cultura gastronomica italiana.”

E così, il 6 maggio scorso, si è tenuta la finale della prima edizione del concorso. Un evento interamente dedicato alla cucina italiana dove cinque squadre composte dai migliori allievi delle migliori scuole alberghiere belghe si sono sfidate in una competizione di altissimo livello. Una gara di un nuovo genere sia per via dell’organizzazione che per il tema. Il giorno precedente alla sfida, i concorrenti hanno avuto il privilegio di seguire una giornata di formazione dove i più grandi Chefs stellati italiani (alcuni dei quali anche residenti in Belgio), hanno trasmesso il loro “savoir-faire” e spiegato la ricchezza del nostro patrimonio agroalimentare ai giovani ragazzi. I dieci allievi, più addestrati alla cucina francese, hanno seguito ed eseguito i passi dei loro Mentori con molta attenzione nonostante la mancata dimestichezza in materia considerato che solitamente, fanno riferimento ad altri standard culinari.

L’indomani, dopo una breve giornata di formazione, iniziava la competizione vera e propria con una giuria composta da soli italiani quali giornalisti, foodbloggers (di cui le ragazze salentine del blog di cucina SpizzicainSalento), politici e soprattutto chefs prestigiosi : dall’Italia,  Luigi Biasetto di Padova, campione del mondo di pasticceria; Niko Romito, tre stelle Michelin;  Corrado Zamboni del Ristorante « La Sfoglia » (Reggio Emilia) e dal Belgio : Giovanni Bruno, 1 stella Michelin del ristorante « Senza Nome » di Bruxelles, Alain Bianchin, 1 stella Michelin, chef della « Villa Lorraine » di Bruxelles e Laury Ziou anch’egli una stella Michelin del ristorante « L’Eveil des Sens ». Il tutto corredato dalla partecipazione eccezionale del Primo Ministro belga in carica, forte promotore della cultura del suo paese di origine. Nel suo discorso di benvenuto, il Premier Elio Di Rupo ha incoraggiato i ragazzi ad essere più curiosi e a studiare di più l’Italia, la sua dieta mediterranea “vero modello nutrizionale, salutistico e ricco di sapori che, non a caso, è stato riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità nel 2010 dall’UNESCO”.

Cinque menù elaborati da 10 ragazzi con un’unica missione: rispettare la tradizione italiana ! Dopo i vari assaggi, l’intera platea dei giurati concordava nell’affermare che, nonostante il coaching dei docenti in cucina e l’entusiasmo degli allievi, tutte le portate (dalla focaccia al tiramisù) sapevano troppo di cucina francese: piatti carichi di troppi ingredienti e caratterizzati dall’eccessivo utilizzo del burro e della panna.

Secondo il pluristellato Niko Romito, il problema risiede anche nell’immaginario collettivo internazionale la quale visione si limita “a piatti italiani di 15/20 anni fa. Invece, l’Italia ha negli ultimi 10 anni modificato tantissimo l’approccio sulla materia prima puntando su una cucina molto semplice di grande leggerezza con un gusto molto deciso e l’utilizzo di pochi grassi. »

L’ideatore dell’evento, Renato Carati, già pronto per la seconda edizione concludeva in questi termini: «ITALIACHEF è la comprova che questi momenti di confronto sono vitali al fine di trasmettere la cultura gastronomica e i prodotti agroalimentari italiani. Un modo per educare le persone all’Italia, quella autentica e contrastare così il fenomeno sempre più diffuso dell’Italian Sounding. Sono convinto che è solo spiegando ai ragazzi il nostro approccio alla gastronomia, la ricchezza delle nostre materie prime, come trattarle e cucinarle che riusciremo a far valere la nostra cultura del buon cibo all’estero.”

La coppia vincitrice è stata premiata con uno stage di un mese nelle cucine più prestigiose del Bel Paese. I futuri Chefs torneranno in Belgio ancora più preparati e pronti a condividere con i loro colleghi quanto studiato.

Non vi è nessuno dubbio che la nostra cultura gastronomica sia famosa ed apprezzata nel mondo basta quindi impegnarsi un po’ come lo sta facendo il salentino Renato Carati per far risplendere il nostro patrimonio agroalimentare, un’eccellenza su cui puntare. La nostra focaccia ha ancora molta strada da fare… Siamo su quella giusta? Speriamo di si.