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"giochi"Si scarica e si gioca: all’inizio è gratis, ma poi, sul più bello, quando si diventa bravi, per continuare è necessario pagare. Dalla strafamosa "Candy Crush" a "Farm Saga", così va perlopiù nel mondo delle app da gioco.

L’Antitrust, tuttavia, ritiene che il meccanismo non sia così trasparente ed ha deciso di avviare un’istruttoria sulle app che sembrano gratuite ma che invece richiedono acquisti successivi per poter continuare a giocare. Nel mirino i big del settore: due società del gruppo Google, di Itunes, la filiale di Apple che gestisce gli iTunes store in Europa, di Amazon e Gameloft. Il procedimento avviato dall’autorità, dovrà verificare se questi comportamenti costituiscano pratiche commerciali scorrette: i consumatori potrebbero essere indotti a ritenere, contrariamente al vero, che il gioco sia del tutto gratuito e, comunque, non sarebbero messi in grado di conoscere preventivamente gli effettivi costi dello stesso. Sussisterebbero, inoltre, carenze informative circa gli strumenti per escludere o limitare la possibilità di acquisti all’interno dell’App e le relative modalità di attivazione.

Sulla questione si era già acceso il faro della Commissione Ue che, appena due mesi fa, aveva convocato le industrie del settore per spingerli ad una maggiore trasparenza. Oltre il 50% del mercato Ue dei giochi online è costituito da giochi pubblicizzati come "gratuiti" e la posta in gioco è decisamente alta: in Europa l’economia delle app impiega oltre un milione di persone e si prevede che raggiunga il valore di 63 miliardi di euro circa nei prossimi cinque anni.

Secondo Distimo, piattaforma esterna di analisi delle app (Distimo app analytics), l’80% circa del reddito – stimato in oltre 10 miliardi di euro – di un fornitore è ricavato da acquisti effettuati da consumatori all’interno di un’applicazione, detti comunemente "acquisti in-app" con i quali i consumatori possono accedere a determinati contenuti o elementi.

Negli Stati Uniti casi simili sono già stata affrontati: a gennaio la Apple ha patteggiato con la Federal Trade Commission, l’antitrust americana, un rimborso di 32,5 milioni di dollari a genitori che si sono visti addebitare costi per upgrade di app e giochi su iPhone e iPad effettuati dai figli senza il loro consenso.

Tempi duri intanto anche su un altro fronte che riguarda i giochi on line: nell’ambito del progetto di legge sulle ludopatie all’esame della Commissione Affari sociali della Camera è stato approvato un emendamento per la moratoria per cinque anni per "l’introduzione di nuovi apparecchi e piattaforme on line per il gioco d’azzardo a valere sulle concessioni già in essere e di nuove tipologie di giochi d’azzardo".