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"lenticchia1"Nel cuore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, proprio a ridosso del Pulicchio di Gravina, sorge “La Valle nel Parco”, un’azienda che conta 45 ha di terreno a conduzione integrata per la produzione di legumi.

È qui che Pietro Cifarelli, agricoltore altamurano da innumerevoli generazioni, sta portando avanti con il duro lavoro il suo progetto: recuperare le antiche colture altamurane e diffonderle il più possibile sul mercato. Già da piccolo, Pietro ha le idee chiare e dimostra la sua determinazione, infatti la mattina lavora nei campi aiutando i genitori, la sera invece frequenta la scuola serale per ottenere il diploma di ragioniere.

La sua carriera inizia nel ’97, quando il notaio per il quale fa da contoterzista gli vende 13 ha di terra seminati a cereali. Nel 2004 poi, con l’abolizione delle quote e  per la necessità di integrare il reddito agricolo attraverso una coltura da alternare con il grano duro, Pietro decide finalmente di recuperare la tradizione di famiglia, sospesa con la morte improvvisa del nonno, e di coltivare la “Gigante di Altamura”.

Questa tipologia di lenticchia, a partire dagli anni ‘30, ha rappresentato un valore aggiunto dell’agroalimentare locale e ha segnato in maniera viscerale la storia degli altamurani, facendone la fortuna soprattutto fra gli anni ’50 e ’60, quando la Gigante registrava il picco delle vendite sui mercati nazionali e internazionali. USA, Canada, Australia, Sud Africa, Germania, Francia e Svizzera, il piccolo grande legume era richiesto in tutto il mondo. Altamura, infatti, era conosciuta all’epoca come la città delle 3 "elle": lino, lana, lenticchia. Il declino di questa produzione era però dietro l’angolo, quando,  intorno agli anni settanta, il legume fu quasi del tutto abbandonato. La mancata meccanizzazione, l’uso e abuso di diserbanti, le politiche agricole comunitarie con l’incentivazione della produzione di grano più redditizio, l’abbandono delle campagne, furono tra i principali fattori che portarono alla quasi totale scomparsa della lenticchia dalle terre murgiane . Non da meno  ha contribuito il declino inesorabile delle esportazioni all’estero, dove nel frattempo si erano attrezzati facendo diventare la Gigante una loro produzione attraverso l’industrializzazione meccanizzata delle coltivazioni.

La coltura della lenticchia non è semplice dato che è particolarmente vulnerabile all’umidità ed agli attacchi parassitari, e anche perché, nonostante la macchinosa raccolta, bassa è la resa produttiva rispetto alla varietà più piccola.  Le difficoltà sono tante ma Pietro non demorde tanto che, dopo una serie di esperimenti sulle tecniche colturali e sui sistemi per meccanizzare la raccolta, arriva ad una prima produzione di 4,5 ha di Gigante. Dopo tanti anni da quel primo raccolto, “l’uomo della lenticchia di Altamura”, come viene soprannominato orgogliosamente Pietro dalle sue parti, continua imperterrito a sperimentare tecniche più efficienti di produzione e raccolta, arrivando attualmente a produrre 26 q di Gigante oltre a grano duro, cicerchia, cece e cece nero.

Dal punto di vista agronomico, queste leguminose hanno un ruolo importante nella rotazione colturale ai fini della gestione ottimale della fertilità dei terreni, dal momento che sono specie azoto-fissatrici, ricoprendo quindi una funzione strategica nella gestione sostenibile delle attività agricole in “area parco” e limitrofe. Grazie alla costituzione del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, si è riusciti a formalizzare l’importanza ecologica ed ambientale di tale territorio, e soprattutto, si sta creando una rete di aziende e piccole imprese col marchio del parco in modo tale da implementare l’economia dell’area.

Pietro, oltre a collaborare al recupero di un’antica cultivar ormai destinata all’estinzione,  punta anche all’innovazione. Ha di recente messo a punto, in collaborazione con il pastificio di Altamura, una linea di prodotti farinacei a base di legumi, attualmente in studio per valutarne le proprietà alimentari e verificare l’idoneità al consumo da parte degli intolleranti al glutine.

Da “carne dei poveri” a cibo di nicchia e per intenditori, quindi, in un’ottica di recupero della memoria e di valorizzazione delle millenarie tradizioni degli abitanti e di queste terre, tanto aspre quanto generose.

 

Per altre informazioni sull’azienda “La Valle nel Parco” di Pietro Cifarelli: tel. 080.3105296

pietrocifarelli@libero.it