Tempo di lettura: 2 minuti

"bergonzoni44"
Tutto ha inizio con un dialogo fuori scena: sipario chiuso, nebbia che sale dal palcoscenico… Si parla di vite in fumo, di consapevolezza di “fare nessi senza preservare, senza precauzione”.  Sono le prime battute di “Nessi”, il nuovo spettacolo che Alessandro Bergonzoni ha portato in scena al nuovo teatro Abeliano di Bari.
Nectare, legare insieme: il quesito esistenziale dell’uomo contemporaneo non è più essere o non essere ma la sua versione 2.0, tessere o non tessere.Vita, morte, lavoro e fede non appartengono più alla sfera privata, ma ad una comunità planetaria. E per svezzare le “parole premature”, l’ostetrico Bergonzoni pone sul palco tre incubatrici, a cui presta attente cure e ispirati monologhi.
Fra capriole linguistiche che si trasformano in tormentoni,assonanze, doppi sensi, refusi, l’attore bolognese travolge il pubblico, bersagliandolo di immaginiinsistenti senza un attimo di tregua per sèe per chi lo guarda, fa scorrere le parole a fiumi, travolgendoci in un meccanismo di interrogativi sull’ordine delle cose, che provoca risate critiche e curiose.

“Nessi” è quindi metafora della vita, perché da quando nasce a quando muore l’uomo cuce, annoda, collega fili divenuti  “fili adottivi”, appunto i nessi.

Lo spettacolo parla di altre biografie, e lo fa legandosi e unendo a partire proprio da un “ago” e un “superago”, come se noi fossimo le persone che annodano e cuciono.
Si parla anche di impegno, di scelte e di politica o meglio di antepolitica, cioè della politica come rivoluzione che può avvenire solo se noi stessi siamo il presidente della repubblica, il presidente del consiglio e scriviamo la nostra Costituzione interiore, esercitando quotidianamente il nostro diritto di voto: voto quando mangio, quando guardo una donna, quando accendo la luce.
Non è più tempo di guardare agli esempi, ma diventare noi il nostro esempio. Ecco perché nello spettacolo l’artista esorta il pubblico non più a leggere, ma a cominciare a scrivere il proprio libro. È ora di smettere di “leggere” Dante e iniziare a “diventare come” Dante: dobbiamo andare ad avvicinare quello che non è avvicinabile. Di quanti esempi abbiamo ancora bisogno per iniziare a diventare come Ghandi, come Mandela, come Borsellino?

Infine, tra un’uscita fra gli applausi ed un rientro in scena richiamato dal pubblico, Bergonzoni saluta i presenti raccontando “Le vita in braccio – per cambiare verso”,  il suo nuovo progettoespresso dal segno che porta addosso come” esposizione personale di un’intenzione”: una fascia legata al braccio che vuole essere simbolo di un movimento.“La fascia – che indossa a partire da fine gennaio in occasione di Arte Fiera a Bologna – è come un tratto di strada altrui, per non far passare inosservati, i nati e i morti…Il movimento “muove” un’intenzione (e non è un “memento mori”, ma un “pensa” che ora, ora, ora ora… muoiono e nascono e muoiono…) qualcosa passa da…a, cambia, e devi cambiare anche tu…Il braccio, che con l’abbraccio e non solo, è unità di misure, e,insieme, accoglienza nati – accompagnamento morti”.

Non resta che tornare a casa consapevoli che tutti siamo ormai “con-nessi” o “con(n)-essi”?