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Esiste l’amicizia tra uomo e donna? Forse si, ma non per Giovanni Veronesi che dirige Fabio De Luigi e Laetitia Casta in una commedia non banale, ma nemmeno troppo entusiasmante. “Una donna per amica” affronta un argomento universale e un rapporto delicato come quello, appunto, tra uomo e donna, e lo fa con una storia che trova la sua cornice in Puglia. In particolare sono Trani e il Salento ad attirare l’attenzione del regista che racconta di aver scelto questi luoghi per questioni personali e per il loro aspetto bellissimo ed estremo, come estremo è il tema affrontato. In realtà, il territorio pugliese resta sempre sullo sfondo, riconoscibile appena da qualche apparizione della cattedrale sul mare di Trani. Non ha un suo peso specifico né una vera importanza ai fini della storia, se non quella di ricavare qualche scena comica, sfruttando il dialetto locale (a tratti incomprensibile per chi non è del posto!).

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La pellicola offre spunti di riflessione, proponendo situazioni più o meno realistiche ma, come ogni commedia che si rispetti, punta comunque sul divertimento. E qualche risata (facile) riesce a strapparla grazie a certi sketch che, però, finiscono per essere scenette autonome e, a tratti, un po’ ripetitive. Le situazioni che fanno più ridere sono quelle create, tra l’altro, da personaggi che orbitano intorno ai due protagonisti, dando alla pellicola una dimensione corale e prevalentemente femminile. Queste figure incarnano, in alcuni casi, una categoria di donna (Geppi Cucciari la folle, Valeria Solarino la ribelle, Virginia Raffaele la donna libera, ecc.) con cui i protagonisti vengono in contatto, ma che non contribuiscono a sostenere o smentire la tesi di una possibile rapporto amichevole tra maschio e femmina. Manca, oltretutto, un approfondimento dei personaggi (nemmeno gli attori hanno saputo caratterizzarli meglio in conferenza stampa) e non sempre è immediata la comprensione delle relazioni che intercorrono tra loro. In generale si ha l’effetto di una storia un po’ slegata, come se ci fossero tanti contorni ma una piccola portata principale.

Certo bisogna dire che, partendo da un’idea nata addirittura con Francesco Nuti, Veronesi costruisce comunque una pellicola che osserva l’amore (perché alla fine di questo si tratta) da una prospettiva non del tutto banale e, mentre rifiuta qualunque intimità amichevole tra uomini e donne, regala anche un finale che non è per nulla scontato.