Tempo di lettura: 4 minuti

"altamura"Diplomata in violino, laureata in Lettere moderne a Milano dove ha conseguito anche un Master in Sceneggiatura, ha da poco concluso un Dottorato di ricerca in Discipline Artistiche, Musicali e dello Spettacolo presso l’Università di Torino occupandosi di teatro simbolista francese. Ha natali baresi ma si divide tra Milano e Parigi. E’ questo l’identikit di un promettente personaggio eclettico e con la tendenza al nomadismo quale dimostra di essere Giuliana Altamura, classe 1984, al suo esordio per Marsilio Editori con il romanzo Corpi di Gloria dove narra le gesta e le forti inquietudini di un gruppetto di ventenni durante una rovente estate ambientata laddove affondano le sue radici, in Puglia, per la precisione a Riva Marina: Gloria, l’ingenua e al contempo disincantata protagonista del titolo, aspetta con ardore l’arrivo del suo amato fratello Andrea dall’America, dove si è trasferito apparentemente per ragioni di studio. Ma Andrea non arriverà solo bensì in compagnia del suo amico Michael che, come avrà modo di pensare Gloria stessa, è come un segreto e i segreti vanno protetti a costo del tempo e del silenzio e non c’è nient’altro che si possa fare. A fare da contorno ci sono tre amici alle prese con il loro problematico affacciarsi alla vita adulta in una realtà dove gli adulti sono per lo più assenti.

Si può dire di questo “Corpi di Gloria” che dal punto di vista della trama, avendo come soggetto l’eterna questione della gioventù bruciata – resa celebre nell’immaginario collettivo da Dean – non racconta nulla di nuovo poiché già letto, già visto, già sentito ma riesce comunque nell’impresa di essere avvincente grazie ad un ritmo serrato e a un linguaggio secco – tipico d’altronde degli adolescenti – ma non per questo scevro di lirismo, oltre ad uno stile tra il visivo e l’evocativo. Il romanzo presenta altresì tinte gialle con un finale che resta sospeso con tanto di interrogativo dall’eco lynchiano: chi ha ucciso Nic? Il principale indagato viene scagionato ma c’è qualcosa di misterioso che la stessa protagonista ritiene di dover preservare fino alla fine.

In definitiva niente di nuovo sotto il sole ma, tutto sommato, quanto scotta questo sole. Buona la prima, per rimanere nel gergo più affine all’autrice.

Abbiamo anche posto, per i lettori di LSDmagazine, quattro domande a Giuliana Altamura. Ecco cosa ci ha risposto:

"corpi-di-gloria3"Nel tuo romanzo affronti, seppur in maniera quasi velata, due temi in qualche modo considerati ancora scottanti nella società odierna: la bulimia e l’omosessualità. Hai voluto dare il tuo contributo per sensibilizzare a queste due cause o è stata, piuttosto, una scelta narrativa?

Ho voluto raccontare l’adolescenza di oggi con buona parte delle sue problematiche – dai disturbi alimentari alle difficoltà legate alla definizione sessuale, ma anche all’uso di alcol e droghe –  senza però porne nessuna al centro della narrazione. Queste tematiche sono tutte presenti ma non vengono problematizzate, semplicemente entrano a far parte del racconto perché parte del vissuto dei miei personaggi. Ho cercato di riportare il loro sguardo con un certo distacco, caratterizzato dall’assenza di un qualsiasi giudizio, per avvicinarmi il più possibile alla dimensione acritica con cui loro stessi affrontano problematiche di quel tipo, quasi fossero dati di fatto in cui lasciar fluire il loro essere in via di definizione e non di certo oggetto di dibattito. Se poi il romanzo può aiutare a comprendere questo particolare sguardo sul mondo, ben venga. 

Il libro ha uno stile piuttosto visivo, si potrebbe dire cinematografico: evoca scene, paesaggi, ambientazioni che rimandano a qualche opera filmica. Lo stesso forte legame che lega i due fratelli protagonisti del romanzo, Gloria e Andrea, riporta alla mente un’altra morbosa fratellanza di bertolucciana e parigina memoria. Tu stessa hai frequentato, da ciò che ho letto, un master in sceneggiatura e tra l’altro c’è anche un booktrailer che correda l’opera.  C’è qualche film in cantiere per il romanzo? 

Alcuni produttori, in effetti, si sono mostrati interessati e per il momento è in fase di valutazione. Mi farebbe indubbiamente piacere. Il romanzo si presterebbe per un film, sia per il suo stile visivo – come tu stessa l’hai definito – che per il modo in cui è strutturato, quasi si trattasse di un susseguirsi di piccole scene, e i luoghi che racconta avrebbero indubbiamente un certo fascino sullo schermo.

In “Corpi di Gloria” si fa riferimento a un paese spesso visto, a torto o a ragione, come una sorte di terra promessa quale l’America. Hai avuto qualche esperienza laggiù o hai in conto di iniziare ad averne?

Ci sono stata e conto di tornarci, certo. Nel romanzo, però, l’America più che una terra promessa rappresenta il fuori, l’altro rispetto a quel circuito chiuso nel quale Gloria continua a rimanere prigioniera, prima di tutto di se stessa. L’arrivo di Michael, l’amico di Andrea di Los Angeles, è una sorta di chiamata per tutti gli altri a spezzare quel cerchio e ad accettare la necessità del cambiamento, della crescita, del nuovo, per quanta sofferenza possa implicare. Il Sud in cui vivono ha tutto il torpore del sole della California, ma gli manca la possibilità del sogno.

Ciascuno di noi ha solitamente dei personaggi celebri della letteratura o dell’arte che tendono ad esserci ispiratori. Insomma, i cosiddetti miti. Quali sono quelli di Giuliana Altamura?

Non parlerei di veri e propri miti, piuttosto di grandi amori. Fra le mie passioni letterarie ci sono Thomas Bernhard, Samuel Beckett, Agota Kristof, giusto per citarne qualcuna, anche se spesso l’esplorazione di altri ambiti artistici può essere altrettanto determinante. In questo caso, per limitarmi ancora una volta a qualche nome, sono una grande appassionata di Francis Bacon e Arvo Pärt.