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"oceanomare7"
Dopo l’utilizzo di energia derivante dal vento – la cosiddetta energia eolica – e dell’energia solare, si sta pensando ora di puntare allo sfruttamento di un’altra risorsa naturale quale è l’energia blu, detta anche oro blu, ossia l’energia proveniente dalle acque dei mari e degli oceani. Si stima, infatti, che questo tipo di energia potrebbe soddisfare il 78% del consumo energetico made in Europe.

Fautrice del progetto è proprio la Commissione Europea che, non a caso, è passata subito all’azione presentando un piano concreto per lo sfruttamento dell’energia acquatica derivante da mari e oceani, un settore che al momento risulta essere ancora allo stato embrionale ma che potrebbe portare in un futuro neanche tanto lontano a dei risultati non indifferenti sia sul piano dell’industrializzazione che di quello dell’occupazione (si calcolano 40mila nuovi posti di lavoro entro il 2035). Le più grandi opportunità di lavoro sorgeranno – si presuppone – in particolare lungo le zone costiere dell’Atlantico che, al momento, soffrono di una forte disoccupazione. Ma la creazione di nuovi posti di lavoro riguarderà, tuttavia, l’Europa intera e non solo i Paesi costieri. Inoltre grazie agli investimenti pubblici e privati nella ricerca e nello sviluppo, l’industria europea nel mercato globale dell’energia oceanica è al momento in una posizione predominante: la maggior parte degli sviluppatori tecnologici hanno sede proprio nella Ue.

Oltre a tutto ciò, si ritiene che lo sfruttamento dell’oro blu dovrebbe permettere al Vecchio Continente di raggiungere facilmente i suoi obiettivi in materia di energia rinnovabile e riduzione dei gas serra: la creazione di una fonte stabile di energia rinnovabile, da integrare con altre fonti simili quali l’energia eolica e quella solare, dovrebbe rendere più sicuro l’approvvigionamento energetico europeo e promuovere, in tal modo, un’economia a basso consumo di carbonio favorendo la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Naturalmente il progetto per quanto affascinante risulta essere non è però esente da ostacoli, tra i quali  gli elevati costi della tecnologia, la complessità delle norme sulla concessione delle licenze e i problemi ambientali. Tutti questi argomenti non verranno, comunque, lasciati in sospeso poiché  si sta progettando un Forum ad hoc dove se ne discuterà e che riunirà tra l’altro industrie, stati membri, autorità regionali e Ong allo scopo di condividere competenze in materia, oltre che cooperare, trovare soluzioni ed esplorare le sinergie con altri settori marittimi  e dare impulso, di conseguenza, ad una tabella di marcia che dovrebbe mirare ad una concreta iniziativa industriale europea.