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Con questo articolo si concludono i Diari di viaggio scritti da Silvestro Capurso responsabile per la comunicazione del progetto Apulia Slow Coast dove noi di LSDmagazine siamo media partner.

Domenica 8 settembre. Sono trascorsi quindici giorni da quando è iniziato il viaggio di Apulia Slow Coast, la folle traversata della costa pugliese in pedalò. Sono trascorsi quindici giorni da quando Michele, a bordo di Brancaleone, è salpato da Marina di Lesina, pronto a pedalare alla scoperta della Puglia, miglia dopo miglia.
L’ultima tappa di Apulia Slow Coast prevede ventuno miglia di navigazione, da Taranto a Ginosa Marina. È la passerella finale di un lungo viaggio, un appuntamento programmato come un momento di festa per Michele e il suo equipaggio.
Prima di ogni festeggiamento, però, c’è ancora spazio e tempo per una nuova conoscenza, per una chiacchierata con un nuovo ospite. Fulvia, di Peacelink, racconta a Michele le attività della sua associazione di volontariato, nata nel 1992 per occuparsi di pace, nonviolenza, diritti umani, liberazione dei popoli oppressi, rispetto dell’ambiente e libertà di espressione. In sua compagnia, si parla anche di territorio, con una visita in pedalò alla Marina Piccola di Taranto, uno scenario nuovo che Michele non aveva ancora avuto il piacere di scoprire.

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Salutata Fulvia, tutto l’equipaggio di Apulia Slow Coast sale a bordo della barca a vela Morena, che fiancheggia il pedalò alla volta di Ginosa Marina. Uno ad uno, salgono a bordo di Brancaleone tutti i membri dello staff, per chiacchierare in compagnia di Michele su questa folle avventura che è la traversata in pedalò della costa pugliese. Apulia Slow Coast è sì un progetto un po’ folle, ma avvicinandosi sempre più a destinazione Michele realizza con chiarezza sempre maggiore che ce l’ha fatta. È il tempo dei bilanci, quello trascorso a bordo del pedalò in quest’ultima giornata di viaggio. E i bilanci non possono che essere positivi. L’emozione di un progetto che è diventato realtà, la gioia di una piccola impresa che è stata portata a compimento è tangibile. E la soddisfazione, per Michele, ha il piacevole sapore della condivisione: “Io ho pedalato, è vero, ma non sarei mai potuto arrivare a Ginosa senza l’aiuto di tutti quanti”.
E per “tutti quanti” Michele intende la grande famiglia di Apulia Slow Coast: l’equipaggio che lo ha seguito per mare, quello che lo ha seguito via terra, quello che ha continuato a lavorare al progetto dietro una scrivania. Il pensiero di Michele è rivolto a tutti: Gianluca, Laura, Mariagrazia, Marilena, Cesare, Silvestro, Luisa, Valeria, Ester, Mauro, Donatella, Marianna… Una famiglia bella numerosa!
Un ringraziamento particolare va a Gennaro, che per Michele è stato come un’ombra per tutti i giorni del viaggio: “Non c’era cosa che potessi fare senza che lui fosse lì a seguirmi e a riprendermi con la sua telecamera, che cercava di catturare e restituire l’emozione di ogni momento”.
Il viaggio di Apulia Slow Coast non doveva essere solo intrapreso, ma anche raccontato e comunicato. Ognuno si è impegnato al meglio delle sue possibilità, qualcuno superando anche paure e limiti fisici.
Giunto a Ginosa Marina, Michele è pronto a fissare sulla sabbia lo stendardo di Apulia Slow Coast. In quei minuti prima dello sbarco a terra, sceglie di farsi affiancare da Gianluca e Gennaro, due delle colonne portanti dell’intera avventura.
"UltimaFissare sulla sabbia di Ginosa la bandiera di Apulia Slow Coast è una grande emozione, una sensazione così forte da lasciare senza parole. In questo momento, Michele realizza che il viaggio è finito, sì, ma non del tutto. I quindici giorni di pedalate sono terminati, ma ci sono ancora tante cose da fare, persone da rincontrare, storie da sentire e risentire, per realizzare un documentario e un lavoro che possa dare spazio a voci ed esperienze che contribuiscono a rendere speciale la Puglia.
L’arrivo a Ginosa è anche un momento di risposte e di conferme per Michele: “Avevo una domanda all’inizio di questo viaggio: vale la pena restare a vivere in Puglia? In questo momento, sento che la risposta non può che essere affermativa”.
Qualcuno gli domanda se Apulia Slow Coast si ripeterà l’anno prossimo. Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: se le gambe e la forza glielo consentiranno, Michele vorrebbe rifare il viaggio della costa pugliese in pedalò tra dieci anni: “Rifarei lo stesso percorso, per capire se le scommesse e i progetti che mi hanno raccontato in questi giorni hanno trovato un esito positivo. Mi piacerebbe rifarlo ospitando a bordo del pedalò le stesse persone che ho conosciuto quest’anno”.
Apulia Slow Coast, dieci anni dopo? Sarebbe bello. Per il momento, però, c’è ancora tanto da fare. Il viaggio è finito, ma anche no. Michele e la sua squadra continueranno a viaggiare tra le storie di una terra e di chi la abita, animati sempre da voglia di conoscere e di scoprire. E continueranno a raccontare: “Non smettete di seguirci. Ne vedremo delle belle!”

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