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"pellicce"La LAV (Lega Antivivisezione) è di nuovo in piazza per dire NO alle pellicce. Sabato 7 e domenica 8 dicembre gli attivisti LAV saranno nelle principali piazze italiane per chiedere il divieto di allevamento di animali per la produzione di pellicce. A Bari il tavolo LAV sarà in via Sparano angolo via Abate Gimma sabato e domenica dalle 10 alle 20.

La LAV sostiene la proposta di legge che chiede di vietare l’allevamento, la cattura  e l’uccisione di animali per la principale finalità di ottenere pellicce, ma anche pelle, al fine di prevenire il possibile sviluppo di allevamenti di animali esotici per produrre pelle “pregiata” utilizzata dall’industria del lusso.

Presso i tavoli LAV i cittadini potranno firmare le cartoline dirette ai 25 senatori e ai 43 deputati membri della Commissione Sanità al Senato e della Commissione Agricoltura alla Camera, che per primi dovranno esprimersi sulla proposta di legge della LAV.

Il testo è quello già presentato nel 2011, il cui iter ha subito un arresto a causa del cambio del Governo. Lo scenario è nel frattempo mutato perché in Europa sono aumentati i Paesi che hanno vietato questa attività. Invece in Italia il numero di allevamenti sta aumentando. Attualmente vi sono 20 allevamenti più due prossimi all’apertura.

Negli ultimi due anni in Europa diverse iniziative di contestazione hanno avuto per oggetto l’industria della produzione di pellicce. In Olanda, (il secondo produttore in Europa e il terzo al mondo di pelli di visone, con oltre 5 milioni di animali allevati appositamente ogni anno), è stato ottenuto il risultato più importante: lo scorso dicembre il Senato dell’Aia, prendendo atto dell’incompatibilità di questa forma di allevamento con il rispetto delle minime esigenze etologiche dei visoni, ha approvato una legge, (valida però solo dal 2024) che farà chiudere i quasi 200 allevamenti olandesi.

In Italia, pertanto, bisogna che il Parlamento intervenga quanto prima al fine di eliminare gli allevamenti già in opera e impedire l’incremento di ulteriori strutture, dal momento che l’associazione di categoria degli allevatori ha concentrato le sue forze su questo primitivo business che ha per vittime circa 200.000 animali all’anno.

Il testo proposto dalla LAV prevede inoltre l’impegno a promuovere attività economiche alternative e un regime di sanzioni che prevede la reclusione da 3 a18 mesi per chi contravviene al divieto e la multa da 1000 a 5000 euro per ogni animale allevato. Reclusione da quattro mesi a due anni con multa da 1000 a 5000 euro per ciascun animale, per chi invece esporta, sfrutta economicamente, trasporta cede o riceve pelli o pellicce di animali appositamente allevati, catturati e uccisi in Italia.

E’ prevista anche la possibilità di “riscattare” gli animali già presenti negli allevamenti all’entrata in vigore del bando, e di reinserirli in natura nell’ambito di progetti di recupero concordati con i Ministeri dell’Ambiente e della Salute.

Che i tempi siano maturi è dimostrato  dal Rapporto Italia Eurispes 2011, in base al quale l’83% dei cittadini italiani si è dichiarato contrario alle pellicce. Inoltre sono in aumento le aziende che aderiscono allo standard Fur Free.