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"Bob-Dave-Sanborn5"
Un viaggio nello “smooth jazz” in anteprima nazionale. David Sanborn e Bob James si sono esibiti, all’Anfiteatro delle “Ciminiere” di Catania in un concerto che ha celebrato i trent’anni d’attività dell’Associazione Catania Jazz.

Attingendo dal nuovo lavoro “Quartette Humaine”, ma anche dal mai abbastanza celebrato “Double Vision”, il quartetto, composto oltre che dai già citati Sanborn e James dal batterista Steve Gadd (che ha anche inciso sul disco) e dal celebre contrabbassista Scott Colley, si è esibito per circa due ore.

«I brani che vi proponiamo stasera sono nostre composizioni – ha spiegato in un limpido inglese Bob James – che abbiamo pensato omaggiando uno dei nostri compositori preferiti:  Dave Brubeck con una particolare attenzione al periodo di collaborazione con Paul Desmond». Ecco allora alternarsi i primi brani, forse più orientati a un jazz tradizionale che al fusion cui gli artisti ci avevano abituati, ma è pure vero che il gusto musicale è cambiato. Da un lato il sax di Sanborn seduce il pubblico con melodie accattivanti e carezzevoli, dall’altro gli arrangiamenti di James, che armonizza senza mai appesantire, sublimano le stesse, conducendo per mano l’ascoltatore, che ne rimane piacevolmente coinvolto. Non meno significativo il comparto ritmico, Scott Colley si lancia in assoli coinvolgenti e dall’ascolto “easy”, Steve Gadd mostra i muscoli in almeno un paio di momenti che scatenano lunghi applausi tra il pubblico.

Molto applauditi da una platea evidentemente preparata i brani estratti da Double Vision che, anche ventisei anni di distanza, si mostrano capolavori senza tempo. Il mood è “smooth”, dal rimo coinvolgente, dominato da riff incalzanti che, come le migliori produzioni pop, restano ben impresse nella mente di chi ascolta.

Un momento di tenerezza arriva poi con l’esecuzione di “Sofia”, un brano che, ci viene spiegato, è dedicato alla moglie di Sanborn. È come se la musica affrontasse il lato più intimo del rapporto di coppia: un intreccio di suoni soffonde l’atmosfera mentre il pubblico s’incanta e sogna, trasportato in una dimensione onirica impregnata di sensualità.

Scale pentatoniche e un andamento tendente al blues per “My Old Flame”, che controbilancia una scaletta ben congegnata. Ancora un tuffo nel passato con You don’t know me, lo standard portato al successo da Ray Charles, eseguito in duetto dai soli James e Sanborn come bis. Gran finale con, Follow Me (omaggio a Take 5, il brano più famoso di Dave Brubeck), un grandioso crescendo basato su un “giro di piano ostinato”. La platea catanese ha ricambiato con un lungo applauso.

Dopo la performance catanese, la band si è esibita a Milano per il concerto al Blue Note e a Lucca. Seguiranno date in Danimarca, Norvegia, Germania e Inghilterra, poi la tournee proseguirà oltreoceano.