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"MarioE’ uscito da poco nelle librerie l’ultimo romanzo di Mario Desiati, Il libro dell’amore proibito, edito ancora una volta da Mondadori. A farla da padrone in quest’ultima opera dell’autore di Martina Franca è l’amore, ma, nello stile tipico del Desiati, non un amore dettato dai canoni della “normalità”, bensì un amore altro, diverso, scabroso, proibito appunto. E’ l’amore che sboccia tra un ragazzo delle scuole medie, Francesco, e una delle sue insegnanti che ha il doppio dei suoi anni, la professoressa di educazione tecnica Donatella Telesca. Quello che agli occhi degli altri sembra un capriccio infantile per alcuni e un’onta da smacchiare il prima possibile per altri, per Francesco – detto anche Veleno – diventa un’ossessione, una ragione di vita che lo accompagnerà per tutta l’adolescenza fino a quando, sulle soglie della vita adulta, cotanta tenacia verrà premiata.

Noi di LSDmagazine lo abbiamo incontrato in redazione.

In “Il libro dell’amore proibito” hai trattato questo tema dell’amore proibito quale quello tra un ragazzino e una sua insegnante. E’ stata una scelta puramente casuale o ti sei ispirato un po’ a qualche fatto di cronaca?

1) I fatti di cronaca sono tanti in casi simili e non mi interessavano, piuttosto mi interessava raccontare una forma d’amore tra due persone che gli altri potevano non capire o giudicare male, immorale o illegale. Se chi legge non percepisce questa illegalità, o immoralità, la sfida è vinta.

"desiati77"Pensi che tutti i tipi di relazioni sentimentali siano lecite oppure, per dirla con le parole del Nappi, “non tutte le cose belle sono giuste”?

La penso proprio come Nappi, non sempre il bello è giusto. Per esempio tante leggi giuste sono scritte in una prosa brutta e repellente, che ti viene voglia di delinquere solo per infrangere la prosa del legislatore.

 

Anche in questa tua ultima opera ritroviamo nomi di personaggi già incontrati prima, specie ne “Il paese delle spose infelici”: Francesco-Veleno, Annalisa. Eri a corto di idee oppure hai voluto creare una sorta di continuum, un filo logico con questo romanzo dal quale è stato tratto anche un film?

Quella di Veleno è essenzialmente una maschera che vorrei portare avanti in qualche altro romanzo, è un carattere,  quello di un giovane che resta giovane e idealista anche da vecchio.

Tra i riferimenti ad argomenti di attualità riscontrati nel libro (G8 di Genova, violenza sulle donne) non poteva mancare quello all’Ilva di Taranto. Non c’è proprio speranza per chi nasce e vive, o decide di continuare a vivere, nella tua terra? Tu stesso ti sei trasferito a Roma, se non sbaglio, però fai dire alla fine alla protagonista femminile del romanzo, seppur in riferimento al suo amore, “se le pietre ci amano non possiamo tradirle; prima di andar via, prima di scappare, dovranno cacciarci”….

Sono fedele alle mie pietre e sto tornando da dove sono venuto, ho molta speranza nella mia terra, al punto che mi sento più pugliese che italiano.