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"bignardi55"«Arno, il protagonista di questo libro è forse come vorrei essere io: equilibrato, razionale, lineare, fortunato». Daria Bignardi introduce così il protagonista de “L’Acustica Perfetta”, suo ultimo romanzo, presentato ieri nella bella Terrazza dell’Archivio Storico per il terzo Taormina Book Festival. L’autrice, intervistata da Maria Pia Farinella, ha raccontato della genesi del racconto, che narra della storia di un violoncellista, Arno, costretto da un evento inaspettato a chiedersi chi sia veramente la persona cui ha vissuto da tredici anni: sua moglie Sara. «Ci sono persone – riprende l’autrice – che hanno bisogno di condividere con l’altro i dolori profondi, altre non hanno questa necessità, a volte perché non hanno queste sofferenze, altre perché, più semplicemente, hanno scelto di mettere la polvere di mettere da sotto il tappeto». Il libro gioca quindi su questa dicotomia, tra due personaggi che, pur amandosi, sono molto diversi tra loro. Il dualismo si presenta anche nei luoghi in cui è ambientato il romanzo: da un lato la Sardegna, perché «c’era bisogno di un posto aspro e un po’ desolato», dall’altro Milano, esattamente l’opposto. Durante la serata la Bignardi ha poi raccontato della sua vita e di come sia giunta alla scrittura: «Ho cominciato a scrivere molto tardi. Da bambina ho avuto la fortuna di trovare un sacco di libri in casa. Ho passato l’infanzia e la prima adolescenza a leggere e rileggere i classici russi e francesi e mi sono divertita tantissimo. Poi, crescendo, pensavo che avrei fatto la professoressa; sono finita per fare la giornalista, una cosa che si avvicinava un po’ alle mie idee iniziali, per poi fare televisione e infine cimentarmi con la scrittura». E se da un lato la letteratura sembrerebbe ormai essere diventata l’attività primaria della poliedrica autrice, dall’altro, ci spiega come questo non la allontani del tutto da quella televisione, che in qualche modo l’ha resa nota alle grandi masse: «Da quando ho finito il mio primo libro non ho smesso di scrivere, è una cosa che mi piace molto, anche se lo trovo particolarmente faticoso. Il fatto è che ti ritrovi sempre a lavorare sola. E’ per questo che, comunque, continuo a fare televisione, anche solo per tre mesi l’anno. Quello di autore e conduttore televisivo è lavoro di gruppo e, in qualche modo, aiuta a spezzare la solitudine dell’attività di uno scrittore».