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Continua la carrellata di libri e di autori dell’estate Polignanese. Questa sera, alle 21,30, nella rassegna ‘Il Libro Possibile‘,  il giornalista, editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista racconta il suo ultimo libro, “La fine del giorno” (Rizzoli) con introduzione e presentazione di Peppino Caldarola.

In un mondo occidentale che ha scacciato la guerra  fuori dai propri confini, se ne combatte una nuova, quella contro l’epidemia oncologica, con connotazioni che paiono private e invece sono collettive.
Sul mercato ci sono molti libri sull’argomento, ma “La fine del giorno”, di Pierluigi Battista, e’ speciale, per via della sua doppia anima: e’ un diario intimo, in cui il dolore per la perdita prematura della moglie Silvia, a cui viene diagnosticato un tumore inoperabile ai polmoni, viene filtrato attraverso il pudore dell’autore, ed e’, allo stesso tempo, un’amara riflessione sulla vita, sulla morte, sul mondo e sui suoi paradossi. E’ anche un libro commovente, dove sani e malati vivono gli uni accanto agli altri, stretti nella stessa morsa del dolore, ma separati, comunque, da una distanza siderale.
Le sue pagine grondano immagini, odori, sensazioni e, parola dopo parola, s’inspessisce la percezione del dolore, del sapore amaro che riempie le ore e che porta alla riflessione e alla dura consapevolezza che, nonostante i progressi della medicina moderna, di cancro si continua a morire. E quando, inesorabili e potenti, arrivano i primi segnali della crisi, ecco comparire l’irrimediabilità della paura. Un’escalation che trascina, che ha la forza dell’esperienza vissuta in prima persona, della testimonianza in diretta e senza sconti.
Eppure, nonostante il racconto, mai patetico, giunga dritto al cuore ed emoziona, l’autore non si commuove, non si autocommisera, non si lamenta. La naturale capacita’ di alternare tenerezza e distacco, partecipazione emotiva e punto di vista obiettivo, talvolta ironico, che coglie ogni minimo dettaglio dell’animo umano, ma anche ogni crepa della quotidianita’ e’ dimostrazione di maestria letteraria. E Pierluigi Battista questo dono lo ha come scrittore. E, nonostante il dolore che ha accompagnato l’ultimo anno di vita di Silvia, nonostante i momenti drammatici che attraversano tutto il racconto, Pierluigi Battista e’ sempre pronto a cambiare registro, evitando di scivolare nella prosa strappalacrime, ricorrendo, piuttosto, ad un’ironia che sdrammatizza e lenisce l’angoscia, senza per questo rinunciare alla sincerita’ della narrazione.
La storia di Silvia si intreccia e diventa un tutt’uno con la storia del libro al quale Battista stava lavorando prima che il cancro irrompesse nella vita familiare. E al memoir struggente e lucidissimo di un mondo che si spacca in mille pezzi, dell’inferno vissuto in 360 lunghi, drammatici giorni, della menomazione, della chemio, dello spettro degli addii, si avvicenda il tema caro alla modernita’, quello della senescenza non accettata, dell’invecchiare male, propria dell’uomo contemporaneo che reclama il diritto alla sessualita’ eterna, propria dei “vecchi bavosi” che si rifiutano, in preda ad un ridicolo, nonche’ deleterio narcisismo, di percorrere il naturale, dignitoso viale del tramonto.
Per affrontare questo tema, Pierluigi Battista, per mesi, si e’ documentato, si e’ cibato con i romanzi di Roth, di Coetzee, di Amis e ha conosciuti i loro protagonisti, vecchi immaturi che non accettano la senescenza e prolungano la sensazione dell’eterna giovinezza innamorandosi di donne molto piu’ giovani. Le citazioni, i richiami continui alle letture di un uomo, di Pierluigi Battista, appunto, che, nella vita, in fondo, quello che ha sempre adorato fare e’ leggere e scrivere, si susseguono e arrichiscono il romanzo dalla prima all’ultima pagina.
Se uno scrittore si misura per tecnica e talento, e a fare la differenza e’ soprattutto la capacita’ di usare il linguaggio con grande sobrieta’, quando parla di cancro, di morte, di mascolinita’ al tempo del Viagra, ma anche di amore, di letteratura, facendo di ogni parola un insostituibile complemento del racconto, allora Pierluigi Battista, che in “La fine del giorno” mette il lettore di fronte a un diario doloroso ma dolcissimo, con questo libro, fa centro.
Nell’intervista che segue, Pierluigi Battista si racconta ai nostri lettori."battista1"

Giornalista, scrittore, conduttore televisivo. Chi e’ Pierluigi Battista secondo Pierluigi Battista?
Tutto quello che ha detto, ma fondamentalmente un giornalista che ama molto i libri. Questa e’ la definizione che mi piace. Da sempre divoro libro. Ne ho la casa piena e li ho sempre comprati, anche quando non avevo una lira. L’editoria, i libri sono sempre stati la passione della mia vita. Quindi, la mia professione, che non era proprio quella che volevo fare, mi consente di fare quello che so fare veramente: leggere e scrivere. Quindi, mi sento appagato e fortunato.

“La fine del giorno” e’ una riflessione sulla vita, sulla morte, sul mondo in cui viviamo e sulle sue contraddizioni. Come nasce questo libro e perche’?
Innanzitutto, devo ammetterle che questo e’ un libro che non avrei mai voluto scrivere. Nasce da un tragico paradosso, in cui si intreccia l’attivita’ culturale con la tragedia personale. Mi ero posto l’obiettivo di leggere, attraverso romanzi come quello di Philip Roth, “L’animale morente”, e di ricercare ed informarmi, anche attraverso i film, su quegli scampoli di vita che vengono oggi offerti agli uomini di una certa eta’. Nel mezzo di questo mio lavoro, di questa ricerca e’ venuta fuori la notizia tragica che ha coinvolto e distrutto la vita di mia moglie e, ovviamente, la mia. E l’amara riflessione, che diventa il filo conduttore del mio libro, nasce dalla consapevolezza che, mentre la scienza inventa le miracolanti pilloline azzurre per prolungare la vita sessuale del maschio, non riesce poi a trovare il rimedio per riuscire a debellare il cancro.

Quindi, si puo’ o no, avere ancora fiducia nella razionalita’ e nella scienza, nonostante la medicina non abbia ancora trovato il rimedio per debellare malattie come il cancro?
Non intendo fare lezioni. Ovviamente, molte malattie sono state debellate. Il saldo finale e’ positivo: l’uomo vive mediamente piu’ a lungo. Pero’, quando vieni colpito in maniera cosi profonda da una tragedia personale, le statistiche non hanno piu’ senso. E, allora, ti chiedi se e’ possibile che non si possa fare nulla per una donna di soli 53 anni che, certo, ha molto fumato nella sua vita, ma che poi e’ considerata inguaribile. Non ho ricette, sono qui e le mie, nel libro, sono riflessioni su quello che mi e’ accaduto. Infatti, con questo libro, ho avuto molto riscontro da quelli che hanno vissuto vicende analoghe alle mie e che si sono identificati con la mia storia. E, mi riferisco sia a chi ha vissuto la malattia sulla propria pelle, sia ai parenti stretti. Questo, infatti, e’ un diario nel quale racconto anche le reazioni e i sentimenti di chi sta intorno. La mia non e’ vuole essere la pretesa di stabilire cosa e’ giusto e cosa e’ sbagliato. La vivo, certamente, come una contraddizione. Perche’ ci affidiamo alla tecno-scienza per la risoluzione dei nostri problemi e, a volte, ci rendiamo conto che questa ha, purtroppo, molti limiti.

“La fine del giorno” e’ anche una storia d’amore, ma e’ anche una storia della fine brusca di un amore, del vuoto che la fine procura, vuota come la sedia riportata nella sua copertina. Puo’ lo scrivere, la scrittura colmare, in qualche modo, l’assenza, riempire quella sedia vuota?
No, niente puo’ colmare quel vuoto. Perche’ niente riesce a colmare una assenza di quel tipo. Pero’, lo scrivere mi ha aiutato ad affrontare quel vuoto, mi ha aiutato a dargli un significato, un senso. Attraverso il mio racconto ho voluto ricostruire l’amore finito nella vita reale, ma che, in realta’, non finiscono sul piano emotivo, energetico. Perche’ un grande amore non finisce con la tragica scomparsa della persona amata. E il mio libro vuole proprio trasmettere questo.

Riprendendo la querelle tra Pierluigi Battista e il M5S di qualche settimana fa, mi viene naturale chiederle com’e’, quale sensazione, cioe’, si prova a sentirsi nella black list di un movimento politico.
( Divertito) Passiamo dalle stelle alle stalle. Guardi, non voglio ne’ sottovalutare, ne’ tantomeno sopravvalutare l’accaduto. Tuttavia, credo sia un po’ pazzesco decidere di compilare una black list dove inserire i giornalisti ‘cattivi’. Mi sembra una grande follia. Comunque, rimettendomi alle parole che Mao Tse Tung diceva a proposito dell’imperialismo americano, ripeto con lui, e’ “una tigre di carta”. E, quindi, non mi impaurisce affatto.