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Ci sono formazioni che nascono da situazioni casuali, come amori a prima vista che sembrano predestinati a nascere, e che non hanno nulla da dimostrare perché sono combinazioni perfette prima ancora di esistere.

Il loro nome è Brass Bang, un quartetto di soli ottoni: al flicorno ed effetti Paolo Fresu, una delle trombe dal suono più intimo ed espressivo del panorama del jazz, alla tromba e alla meravigliosa tromba a coulisse, Steven Bernstein, con la sua incredibile personalità, al trombone uno dei più talentuosi trobonisti viventi, Gianluca Petrella, e per finire l’accattivante timbrica di Marcus Rojas alla tuba. Il loro scopo, o semplicemente quello che a loro viene naturale, è divertirsi e divertire, ma al tempo stesso emozionare.
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Interessante è la loro storia: Fresu invita a suonare i Sex Mob di Bernstein a Berchidda per il suo festival e si innamora di quel suono e di quella atmosfera. Petrella invita Fresu a suonare nella sua Cosmic Band e si diverte da morire. Bernstein conosce Petrella e comincia a dire in giro per il mondo che c’è finalmente in giro un vero e proprio genio che suona il trombone. I tre si incontrano per puro caso a Bolzano dove suonano in tre formazioni diverse in quel festival. Davanti ad una Wienerschnitzel e ad alcune birre nasce l’idea di un qualcosa che può essere “esplosivo” anche senza l’ausilio della ritmica tradizionale. Nasce così l’idea di montare un nuovo progetto “tutti fiati”. I tre accettano con trasporto ma il manager di Fresu non è contento. “Sì, vabbé… ma un bel suono basso chi ve lo da?” Bernstein ci mette poco a rispondere: “Rojas. Who else?” E’ fatta. Una piccola-grande band di fiati con grandi solisti tra poesia, humor, ritmi travolgenti e divertimento! (Fonte: Blue Note Milano)
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La band è in tour, e fra le varie tappe è passata nel tempio del Jazz di Milano, il Blue Note, dove ho avuto il piacere di sentirli.

Il concerto inizia in modo divertente, preannunciato da voci registrate che sembrano uscire confuse da una vecchia radio, come quando giri la manopola per trovare una stazione e ti vengono fuori frasi in diverse lingue…in questo caso barese, sardo e americano. Allo sfumare delle voci, dalle balconate del Blue Note arriva il suono acuto delle trombe, contrastato da quello grave del trombone e della tuba, dall’altro lato della sala. Ed ecco che salgono sul palco i quattro, presentando un repertorio che spazia da Ellington agli Stones, passando fra Buscaglione e composizioni originali degli elementi del quartetto, attraversando così le situazioni più differenti: dalla giocosa contrapposizione di timbriche e colori, alla fusione melodica, dagli assoli strumentali, alla distorsione provocata dagli effetti, dalle liriche più suggestive, alle gag sonore e gestuali. Il tutto alternato a simpatici scenette nelle quali Steven, rendeva partecipe il pubblico del suo "studio della lingua italiana"!
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Riassumendo, si può definire un concerto fatto di ritmo coinvolgente, poesia, divertimento, humor e splendida improvvisazione.
Prossime date:
19 aprile – Cagliari, Teatro Lirico
20 aprile – Como, Teatro Sociale
21 aprile – Imola, Teatro dell’Osservanza
26 Aprile – Ravello, Auditorium
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Foto di Mariagrazia Giove, riproduzione riservata.