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«Quella che si crea in questi casi è una strana alchimia, che non sempre succede. L’unica cosa certa è che a Danilo piace suonare e a me cantare. Non ci sono due concerti uguali, non sappiamo mai cosa succederà ogni sera», così un grande Gino Paoli ha presentato allo “Sheraton” domenica sera la tappa catanese del suo nuovo tour “Due come noi che…”, che l’ha visto protagonista, assieme all’apprezzato pianista Danilo Rea, di uno dei più significativi concerti della stagione musicale di “Catania Jazz”.

La serata è un viaggio nella musica d’autore, del cantante genovese e non solo. Si passa da standard jazz, come “Time after time” (già presente nel precedente progetto jazz “milestones”, che ha visto il duo affiancato dagli altri jazzisti: Enrico Rava, Roberto Gatto, Flavio Boltro e Rosario Bonaccorso) alla napoletana “O Sole mio”, approcciata con andamento sincopato ma pur sempre romantico, all’incedere a valzer di “Sapore di sale”, recitata con l’enfasi che solo i grandi chansonnier sanno dare.

Poi Paoli ci spiega che questo tour è anche «occasione per ricordare alcuni amici che ho perso per strada, cantando quello che hanno scritto». Così, dopo un intenso medley di Rea (che ha proposto, tra gli altri, i temi di “Un giorno dopo l’altro”, “Ritornerai”, “Bocca di Rosa”) intona “La Canzone dell’Amore Perduto”, una delle più intense e struggenti canzoni di De Andrè e prosegue con “Se tu sapessi” (Lauzi”), la bella “Vedrai vedrai…”(Tenco), Ovunque Sei (Bindi).

Qualche incertezza, da parte del pubblico nel cercare di tenere il tempo a battito di mani su “La Gatta”, proposta magistralmente, ma ricca di controtempi. Rea mostra tutta la sua tecnica che si rivela ben contestualizzata nel più “jazzificabile” dei brani del cantautore Genovese.

Intensissimi i classici francesi “Non andare via” (Brel), proposta nella traduzione che lo stesso Paoli fece per la Vanoni, Que reste-t-il de nos amours (Trenet), in lingua originale e “Albergo a ore”, un classico di Edith Piaf, introdotto da Paoli spiegando come la poesia spesso si trovi «anche nella maniera di guardare le cose e non solo sui libri. Magari in fondo a un piccolo albergo, con i vetri spessi…».

Scroscianti applausi pure per il successo paoliano “Che cosa c’è” e il medley strumentale di classici napoletani (Arlecchinata / ‘O Sordatu ‘nnamuratu / Resta ‘ccu mme / Tamurriata Nera), in un crescendo che, entusiasmando un pubblico eterogeneo e attento, culminerà nella chiusura con la famosissima “Il cielo in una stanza”.

Un successo quindi per una delle serate di punta del cartellone di “Catania Jazz”, rassegna che, giunta alla sua XXX stagione, conferma la sensibilità della Città alla musica d’arte e d’autore. Prossimo appuntamento il 25 marzo con la band fusion statunitense Yellowjackets.