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"LSDmagazine
Continua con la terza puntata del diario di viaggio della nostra inviata Rossella Giovanelli che insieme ad un gruppo di musicisti pugliesi, Michele Giuliani, Cesare Pastanella e Marcello Piarulli trascorrerà qualche mese nel cuore dell’Africa per un progetto artistico che vedrà coinvolti gli artisti delle due nazioni al fine di produrne un lavoro discografico ed un libro di racconti.

Africa, scrivo di te in qualche modo.
Ora sono qui, la mia vita è cambiata.
Se mi guardo allo specchio mi vedo diversa e mi piace.
In questi anni ti ho respirata attraverso tutto: il vento, il sole, la pioggia, la musica, la danza, il mio respiro,
sembravi essere solo un pensiero di fuga,un mio amico un giorno mi disse cosi.
Per anni ho avuto paura di essere folle quando pensavo a te, parlavo di te alle persone e solo in poche sembravano capirne il messaggio.
Ho incontrato sguardi, sorrisi, a volte anche offensivi parlando di te mia Africa.
Mi sono sentita molto sola per anni ma sapevo che in qualche modo , prima o poi a me ti saresti presentata e così è stato.

13, 14 e 15 febbraio

I giorni di registrazione sono volati.
E’ stata una full immersion. La mattina si era tutti in studio alle 9 di mattina e di solito si finiva verso le 7 di sera.
Nello studio di Abegas, il fonico, a volte era impossibile contarsi, tra musicisti, collaboratori e visitatori che di tanto in tanto facevano capolino e con cui si scambiava sempre volentieri due chiacchere e si approfittava per fare brevi pause.
Il lavoro è durato 3 giorni e qualche volta è stata dura resistere alla tentazione di andare a stendersi su un divano e farsi una sana dormita.
Ad ogni modo ce l’abbiamo fatta.
I musicisti (8 in tutto) hanno registrato gli 8 brani previsti e sembrano essere completamente soddisfatti di aver superato quelle prime incertezze che avevano un po’ caratterizzato le prove.
Bene. Un prima passo importante si è svolto.
L’ultimo giorno di riprese siamo stati invitati tutti a casa di Fasika a trascorrere la domenica in occasione del compleanno del figlio, che avrebbe compiuto il suo prima anno di età.

16 Febbraio

Racconto di quella festa:
Fassikà è il suonatore di kirar , un musicista con il quale si sta creando una bella energia.
Ho scoperto che In Etiopia non si festeggia la nascita, bensì il primo anno di compimento.
È per tanto un giorno importante.
Casa di Fasika è vicina alla nostra residenza qui nell’Istituto di cultura perciò quel giorno io, Marcello e Michele siamo andati a piedi, Cesare e Arcangela erano già usciti e dunque ci siamo incontrati là.
Abbiamo attraversato una strada bellissima, mi è sembrata la prima strada “africana” vista.
Era una domenica e anche quì la domenica mi regala quel senso di pace che da quando sono nata mia accompagna.
Abbiamo attraversato un’unica strada dove la via era disegnata dal passo delle persone, al fianco nostro scorreva un lungo fiume dove per la prima volta ho visto le donne lavare i panni.
Abbiamo camminato, il sole era caldo ma non troppo, qui siamo in altopiano, pertanto non si sente il “caldo africano” che comunemente si è portati a pensare.
Ma qui nulla è comune rispetto al pensiero occidentale.
Ci siamo fermati in un bar e poi dritti verso casa Fasika !
La casa di Fasika è immersa nel verde in un quartiere piuttosto antico di Addis Abeba.
L’eleganza delle persone quel giorno spiccava, per eleganza intendo quella figlia alla tradizione.
La moglie di Fasika indossava un abito tradizionale dai colori vivi , come il colore del sole al tramonto.
Era molto bella, accogliente e mossa sempre da movimenti circolari e gentili.
Vi era il Papà di Fasika, la mamma, la cugina ,i cugini, gli amici e tutta la famiglia era unita e tutta questa energia intrisa di tradizione mi faceva volare!
Per la prima volta ho vissuto la tradizione del lavare le mani che qui , in Etiopia si usa prima di ogni pasto..
È un rito in tutti i sensi: quel giorno fu la moglie di Fasika a farlo, si presentò a noi con una brocca tutta decorata portata su un vassoio , credo fosse tutto in acciaio antico.
L’unico gesto che devi fare è porgere le mani e sentire l’acqua che scorre , dopodichè ti porgono un piccolo tessuto per asciugarle e chi lo sente può rivolgere una preghiera di ringraziamento.
Quel giorno fu il padre di Fasika a dare la benedizione attraverso la preghiera: io e i miei compagni ci ritrovavamo lì a sentire la benedizione in amarico e anche se non capivo il significato delle parole , mi sembrava di captarne l’essenza.
"LSDmagazineQui in Etiopia, ritrovo gli insegnamenti di mia nonna che cercava di farmi entrare nella testona!
Per certi versi ho avuto una nonna etiope.
Ci hanno servito appena seduti una bevanda tradizionale che loro chiamano Tella ed è una sorta di birra artigianale dal colore molto scuro e di sapore intenso. Per me era troppo forte ed anche per Michele, invece ho notato che Marcello l’ha apprezzata molto in quanto l’ha bevuta continuamente per tutta la durata della festa.
Abbiamo pranzato e poi ad un certo punto mentre i miei compagni continuavano il pranzo ho sentito una strano bisogno di uscire fuori, quasi un richiamo.
Appena sono uscita sono stata accolta da due donne che erano sedute fuori: appena mi hanno visto mi hanno invitato a sedere con loro.
Mi sentivo bene e loro neppure sapevano il mio nome, l’unica cosa che mi hanno chiesto: dena nesh?, (come stai), poi siamo state per ore lì sedute a sentirci non attraverso la parola, ma attraverso il vento e gli sguardi gentili.
I pensieri sembravano scorrere come grandi nuvole, bellissimo..
Tutti mi guardavano come se fossi un loro membro pur essendo straniera.
Ero lì con loro, in quel momento erano due mamme per me.
Sento che l’amore che ricevo mi sta facendo diventare più forte!!!
Mi tenevano per mano.
Ecco io so che qui vi è tutto l’amore di cui ho bisogno.
Parlo di un amore “cosmico” come direbbe Marcello.
Un amore che risiede nella terra e traspira nelle cose e nella gente.
Le persone che vivono qui a prescindere dalle loro radici ne sono impregnate.
Ero commossa. Non riuscivo a trattenermi dal pianto, mi sentivo nuda da farlo.
“ Se piango nella mia terra, mi guardano come fossi strana!”, quì al contrario è successo qualcosa di magico: quelle donne mi hanno lavato il volto dalle lacrime piangendo con me!
In amarico mi dicevano delle cose e mi cullavano come se fossi figlia loro!
Per la prima volta in trentadue anni al mio pianto se ne aggiunto un altro!
Da quel momento in poi qualcosa è cambiato: mi sento davvero bene e so che quelle persone hanno contributo a farmi sentire vicina attraverso quel piccolo grande gesto di condivisione che scopro essere il loro potere più grande.
Sono sempre più convinta che pur essendo tutti uguali l’essere umano debba scegliere con chi passare del tempo, per funzionare meglio!
Verso la fine del pranzo, siamo convogliati verso il momento della danza.
Abbiamo ballato! Ballavamo tutti e la mia danza continua tuttora.
Solo ora mi rendo conto che in quel giorno oltre a festeggiare il compleanno del bimbo di Fasika , i nostri spiriti si stavano unendo scrollandosi la polvere che sulle nostre anime si era depositata da tempo.
Finita la giornata di festa , durata più o meno 8 ore, siamo ritornati a piedi facendo un’altra strada, io sentivo freddo (qui la sera la temperatura cala di molto) ed ero stanca ma qui in Etiopia sto imparando a non sentirmi stanca fino a quando non sono stesa sul letto!

19 febbraio

Il giorno del concerto:
Dal mattino sentivo l’energia di Michele dal suo respiro, ricordo ancora ora il suo respiro sulla mia pelle.
Marcello non stava benissimo ed è stato a letto fino all’ultimo momento, ma so che era un modo per convogliare tutte le energie e dare poi il massimo sul palco.
Cesare ed Arcangela erano in giro come al solito dal mattino presto ed io cominciai ben presto a spaziare nei miei pensieri!
Fino all’ora del concerto, il tempo è volato, i miei ricordi sono legati alle luci che vi erano, alla bellezza del palco.
Vedere finalmente Reunion Platz sul palco mi ha emozionato tanto nell’intimo in quanto per me era la prima volta che li vedevo con la loro bella luce su un palco di un teatro cosi bello.
Splendevano tutti in maniera diversa, Marcello riposato dalla giornata era una roccia che suonava, con la sua camicia strana e le scarpe estremamente curate. Cesare con il suo tamburo parlante pareva essere padrone della musica che gli circolava intorno e Michele come al solito accompagnava ogni nota con la danza e col sorriso. Sentivo la voce di Gabriella che intonava in amarico e i musicisti accompagnavano le sue melodie ed erano tutti insieme italiani ed etiopi dentro la magia.
Tutta la musica era intrecciata nel colore e nella forma.
Il concerto è stato un successo , lo sentivo dagli applausi delle persone che battevano forte le mani!