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Un fitto programma di incontri ed eventi a conclusione del Mese della memoria, vedono come protagonista il teorizzatore della società liquida, un guru per le nuove generazioni, il sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche Zygmunt Bauman. Un “grande vecchio” dalla lucidità infallibile e dalla straordinaria capacità di ascolto e decodifica del mondo contemporaneo pulsante.

Dopo un saluto ai suoi lettori presso la Libreria Laterza, che edita i libri di Bauman, l’appuntamento d’eccezione per un vero e proprio bagno di folla è stato in uno dei luoghi più rappresentativi della cultura della città di Bari, il teatro Petruzzelli, dove Bauman ha illustrato la sua Lectio magistralis sul tema dell’Olocausto: What was it- and is it- about (Di cosa si è trattato – ed ancora – si tratta). Un foyer gremitissimo da un pubblico trasversale, come quello di una pop star o di un artista riconosciuto mondialmente, per ascoltare la potenza delle parole di Bauman.

L’evento è stato promosso dalla Regione Puglia e a cura dell’associazione "Presidi del Libro", alla presenza degli assessori regionali Guglielmo Minervini e Silvia Godelli, che ha ringraziato i Presidi del Libro e Marina Losappio, Presidente dei Presidi, sottolineandone l’impegno, coadiuvato negli ultimi cinque anni proprio dalla Regione Puglia, di approfondire i temi sulla Shoah, meritevoli di una riflessione costante. Proprio mentre vanno scomparendo gli ultimi testimoni, infatti, ha dichiarato la Godelli, diventa importante il lavoro di storici, filosofi, sociologi sull’ “umano e il disumano”.

Ad introdurre il teorizzatore della “società liquida” l’editore Giuseppe Laterza che ha citato la prefazione di un libro di Bauman, edito in Italia da Mulino, “Modernità ed olocausto”, che Bauman scrisse dopo che la moglie Janina, scrittice anch’ella, pubblicò “Inverno nel mattino”, che raccontava la sua esperienza nel ghetto di Varsavia. “Fino ad allora, scrive B., la mia immagine dell’Olocausto era come un quadro appeso a una parete, opportunamente incorniciato per far risaltare il dipinto contro la carta da parati e sottolinearne la diversità dal resto dell’arredamento. Dopo aver letto il libro di Janina, cominciai a rendermi conto di quante cose non sapessi, o piuttosto non considerassi nella giusta prospettiva. In me si fece strada l’idea di non aver veramente capito ciò che era accaduto nel «mondo che non era mio».
E di lì Bauman ha cominciato a investigare con una lucidità e vivacità di pensiero l’antinomia umano/disumano dell’Olocausto. La memoria collettiva e la letteratura specialistica hanno tentato in modi diversi di eludere il significato più profondo dell’Olocausto, riducendolo a un episodio della storia millenaria dell’antisemitismo o considerandolo un incidente di percorso, una barbara ma temporanea deviazione dalla via maestra della civilizzazione. In realtà l’Olocausto si dimostra inestricabilmente legato alla logica interna della modernità così come si è sviluppata in Occidente. Gli aspetti di razionalizzazione e burocratizzazione della civiltà occidentale hanno costituito la condizione necessaria del genocidio nazista, che fu l’esito specifico dell’incontro tra lo sconvolgimento sociale provocato dalla modernizzazione e i poderosi strumenti di ingegneria sociale creati dalla modernità stessa. Sebbene tale intreccio sia stato unico nella sua tragicità, i fattori che furono alla sua base sono tuttora operanti e diffusi. Non riconoscerlo, oltre che oltraggioso nei confronti delle vittime, sarebbe il segno di una cecità pericolosa e suicida della civiltà contemporanea. La lezione dell’Olocausto si carica così, nell’interpretazione di Bauman, di sconcertante attualità per il mondo contemporaneo, travagliato da concitate trasformazioni e rinnovati problemi di convivenza tra culture ed etnie.
Nella sua lectio magistralis Bauman ha sottolineato un monito per tutti, i tanti genocidi che continuano ad essere perpetrati ai danni di alcuni popoli o etnie( vedi lo sterminio di massa dei Curdi Iracheni, il massacro delle tribù del Sudan del Sud, dei Tutsi in Rwanda, degli Hutu in Burundi, dei Cinesi in Indonesia, degli Indiani Ache in Perù) ma essi sono lontani dal “nostro mondo” e sembra che non ci riguardino, così non è. Probabilmente il bene e il male, la crudeltà e l’efferatezza albergano nell’essere umano, lo dimostrano numerosi esperimenti sociologici fatti su gruppi di persone, di diversa educazione, estrazione sociale, ect…che hanno fatto emergere il lato disumano dell’essere umano. Far finta di non vedere ci rende complici. Le vittime dei genocidi o dei totalitarismi, come il nazismo o il comunismo, non sono vittime per quello che hanno fatto, ma per quello che potenzialmente avrebbero potuto fare. C’è una sorta di asimmetria, una unilateralità dei carnefici. Ci sono dunque più ragioni per continuare a parlare di Olocausto, tendiamo tutti a decidere chi merita e chi non merita di vivere, gli esseri degni o indegni ( Unwertes leben ). Ma c’è di più, ormai i progressi tecnologici nelle armi di distruzioni di massa, come i droni, i missili intelligenti, ci sollevano anche dalla responsabilità individuale del gesto. Non solo, l’olocausto insegna che non c’è bisogno di mostri per fare delle cose mostruose. Colori i quali hanno commesso quelle atrocità erano dei padri amorevoli, aiutavano le vecchiette ad attraversare la strada, la verità è che non siamo in grado di capire cosa ci sia di buono in ognuno di noi e non è detto che messi nelle stesse condizioni non avremmo fatto le stesse cose!

L’incontro con l’ “universo Bauman” continua con l’open forum sugli intellettuali e l’Europa nell’ Aula Magna Aldo Cossu del Palazzo Ateneo a Bari con una novità: l’evento sarà trasmesso in diretta video web. E nel pomeriggio il sociologo-filosofo sarà presso il Liceo classico linguistico e scientifico Cartesio di Triggiano (Ba) spiegando “Le diseguaglianze nella società liquida”. La diseguaglianza aumenta in tutto il mondo, per cui i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri, secondo una logica intrinseca alla diseguaglianza stessa. Secondo il sociologo Bauman, padre della modernità liquida, ciò è la conseguenza finale dell’aver sostituito la competizione e la rivalità alla cooperazione amichevole, alla condivisione e al rispetto reciproco.
Chi è Zygmunt Bauman: Zygmunt Barman, 88 anni anni, sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche, lasciò il suo Paese per sfuggire l’antisemitismo e si trasferì prima in Israele, per insegnare all’Università di Tel Aviv e poi a Leeds, in Inghilterra, dove vive e insegna tuttora. E’ cittadino britannico. Ha pubblicato decine di opere, iniziando dai saggi sulla sociologia del lavoro, per poi approdare ai temi che l’hanno reso universalmente famoso: lo studio della modernità e della postmodernità, che ha paragonato allo stato “solido” e “liquido” della società moderna; la trasformazione dei cittadini in consumatori; il nuovo concetto di emarginazione sociale fondato non più sull’esclusione dal sistema produttivo, ma sul “non poter comprare”. Tra i suoi libri più conosciuti: Modernità liquida del 2002; Vite di scarto, 2005; Consumo dunque sono, 2008; Vite che non possiamo permetterci, Laterza, 2010. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Cose che abbiamo in comune, Laterza 2012.

Foto di Vito Signorile