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"Amir"
Il cinema italiano ha grandi speranze. Giovani speranze. Come si sa, quando non hai raccomandazioni e santi in paradiso devi cominciare dalla gavetta e l’unico modo per farti conoscere dal pubblico italiano è autoprodurre e dirigere un cortometraggio. Jerry D’Avino però ha qualcosa in più: ha l’occhio, ha l’idea, ha una capacità registica già da lungometraggio, ha un linguaggio filmico adulto.
Il suo nuovo cortometraggio dal titolo “Amir” sin dalla prima sequenza sembra un film di guerra firmato da Kathryn Bigelow: le immagini veloci, interiorizzate mentre si fondono con pensieri, suoni e flash non definiti, l’ambiente sabbioso (si riconosce un paese musulmano in guerra), divise da soldati, voci arabe indistinte.
Questo film si basa su una ricerca scientifica che afferma la capacità del feto di ascoltare il mondo esterno in modo chiaro dalla ventitreesima settimana di gravidanza. Ovvero, non può vedere ciò che c’è intorno a lui, ma lo sente e, in qualche modo, lo fa suo, rendendosi partecipe dell’esistenza di qualcosa al di fuori dell’utero materno.
Purtroppo la madre incinta in questione rende inconsapevolmente partecipe il proprio futuro bambino di un avvenimento triste e violento, che il piccolo porterà dentro di sé avendolo vissuto solo con il senso dell’ udito, accovacciato nel grembo della madre che sta al di fuori di una porta chiusa.
All’ interno della stanza dalla porta chiusa, la tortura di un uomo arabo da parte di due soldati americani.
Non sveleremo altro sulla trama del film perchè è un cortometraggio e si può svelare subito il meccanismo filmico di quest’opera.
"Amir"
Questo corto sarà in competizione ai prossimi David di Donatello a Giugno 2013 e, oltre all’ottima regia di Jerry D’Avino e alla notevole fotografia firmata da Daniele Giuseppe Bornino, va assolutamente esaltata la prova musicale dei Sursumcorda, ancora una volta autori di una colonna sonora davvero eccezionale. Dopo il pluripremiato “Francesco e Bjorn” di Fausto Caviglia (cortometraggio che raccontava il mondo dell’autismo in modo efficace e poetico in soli 4 minuti) il gruppo cantautorale italiano ha creato un’altra piccola magia musicale, stavolta dai tratti mediorientali e drammatici, sottolineando con ben undici strumenti le scene, le azioni e le espressioni di questo corto. I Sursumcorda sono pronti al grande salto: io non vedo l’ora di andare al cinema a vedere e ascoltare un lungometraggio interamente musicato da loro.
Assolutamente da menzionare l’ ottima prova degli attori arabi, mente se proprio vogliamo trovare una pecca al film, i due attori italiani che interpretano i soldati americani recitano in un inglese pronunciato in modo decisamente “all’ italiana”: troppo scandito e scolastico per essere due “yankees” immersi in concitate azioni di guerra. Ma a parte questo, anche loro due danno un’ ottima prova attoriale.
Da sottolineare il bellissimo incipit con cui si apre il corto, una frase dello psicanalista dell’ infanzia Ludwig Janus: “L’utero è un ambiente protetto, ma il feto non si sente per niente fuori dal mondo” .
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