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"Tennessee
Immaginate una selva oscura. Piante rampicanti che rivestono lo spazio abitato, mangiando luce e calore. Foglie verde cupo che si aggrappano alle pareti, s’impossessano della scena, strappando all’uomo il suo governo sull’ambiente. Un giardino, incolto e selvaggio, che diventa padrone, impossibile da contenere nella sua fioritura naturale, refrattaria a qualunque forma di coercizione.

Si apre il sipario, e gli spettatori sono subito calati nello scenario di un giardino privato, caotico e crepuscolare: metafora perfetta della fallimentare lotta umana contro le passioni, nel vano tentativo di deviare il corso degli eventi generati dall’indole.
Nel patio inselvatichito di Violet Venable (Cristina Crippa), ricca vedova di un uomo d’affari, va in scena una guerra. Un conflitto di forze opposte: verità/menzogna, costrizione/liberazione, bramosia/ascesi. Una battaglia che nasce in seno alla famiglia, incubatrice di segreti, violenze e scandali, che sfocerà nella più potente delle catarsi drammaturgiche.

Violet ha perso Sebastian, l’amatissimo figlio, “improvvisamente, l’estate scorsa”. Lei che, oltre ad esserne madre, ne era la musa nelle velleità poetiche, compagna di viaggi in giro per il mondo, fedele alleata in ogni circostanza pubblica e privata, custode di equilibri familiari che non devono essere toccati. La signora Venable ha un grosso problema di cui liberarsi, che le impedisce di onorare la memoria di Sebastian: la nipote Catherine (Elena Russo Arman). Parente povera e indesiderata, la giovane continua a raccontare brandelli di incresciosa verità sulle circostanze della morte del cugino, ufficialmente vittima di un colpo al cuore, durante un’estate torrida trascorsa in un Paese lontano. Per la prima, unica e ultima volta, Violet non ha potuto accompagnare il figlio nel suo viaggio, a causa di un problema di salute, lasciandolo partire con Catherine. L’improvvisa morte di Sebastian scatena ancor più imprevedibili eventi: la ragazza, fuori di sé, viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico privato e sottoposta a pesanti trattamenti farmacologici, ciò nonostante non si riesce a farla tacere, ad impedirle di “blaterare”. Ecco perché la signora Venable cerca l’intervento di un giovane e brillante neurologo (Cristian Giammarini) affinché, su promessa di congrui finanziamenti per le sue attività mediche, effettui una lobotomia che tolga per sempre la parola alla giovane.
"wp-content/uploads/2013/01/improvvisamente33.jpg"Il valore del silenzio, dunque, appare ben presto talmente alto da motivare un atto definitivo, che comporti l’annientamento del pensiero e della stessa umanità.
L’intuizione del dottore sull’effettiva sanità mentale di Catherine, vittima solo di un forte shock a seguito della morte del cugino, fa crollare la macchinazione di Violet, tesa a impedire che l’onore del figlio venga corrotto da verità inconfessabili sulle sue inclinazioni segrete.
In “Improvvisamente, l’estate scorsa”, Tennessee Williams porta dunque in scena i suoi temi più cari: il dovere della lotta contro qualsiasi forma di ingiustizia; la violenza prevaricatrice dei legami familiari sulla libera espressione dell’individuo; la crudeltà dell’uomo nel perseguire i suoi scopi; la verità duramente repressa al fine di conservare equilibri sociali; lo sfruttamento della miseria da parte di un’elite corrotta e rapace. E tre sono i nuclei di scandalo in una pièce che ebbe il suo debutto nel 1958 a Broadway, e che risentì di una forte censura, come spesso accadde con la produzione drammaturgica di un autore capace di scorticare il velo di calce di sepolcri imbiancati. Tre matrici indecenti scorrono sotto la superficie di dialoghi febbrili e vibranti, nei gesti trattenuti di Violet e in quelli plateali di Catherine. Tre verità sepolte che verranno a galla in un finale claustrofobico, capace di denudare attori e spettatori: Sebastian era omosessuale (primo segreto inconfessabile); è morto per mano di un gruppo di giovinetti miserabili di cui aveva approfittato sessualmente durante il suo ultimo viaggio (secondo segreto inconfessabile); il legame morboso con la madre era stato, da sempre, il bacino a cui Sebastian aveva attinto per perpetrare le sue condotte sessuali, utilizzandola, lui troppo timido, come procacciatrice di incontri e avventure (terzo segreto inconfessabile).
Sebastian, pur essendo solo nominato e mai presente, resta un protagonista indiscusso sulla scena, motore di ogni azione e reazione, causa ed effetto della catarsi finale. Lui, che non era un uomo, ma “una vocazione” e che, anche dopo la scomparsa, esige tributi alti dalle persone che lo hanno amato, come la caduta finale nella follia con cui la madre pagherà lo scotto di aver cercato di intervenire e manipolare la sua vita e la sua morte.
La stagione teatrale del Comune di Taranto, partita con difficoltà per via di crisi di budget e di scrupoli di opportunità legati alla vicenda Ilva, si è illuminata con una gemma del teatro moderno, esaltata dal talento di una compagnia, Teatro dell’Elfo, degna di attenzione e considerazione. Elio De Capitani, noto per i trascorsi cinematografici e, in particolare per aver interpretato Silvio Berlusconi ne “Il Caimano”, ha diretto lo spettacolo con mano e sguardo decisi ma mai invadenti, valorizzando testo e attori di alto spessore. Oltre agli intensi protagonisti, Cristina Crippa, Elena Russo Arman e Cristian Giammarini, hanno arricchito la pièce di credibilità e passione, Corinna Agustoni e Edoardo Ribatto (nel ruolo di madre e fratello di Catherine) e Sara Borsarelli (nella doppia veste di domestica di casa Venable e poi di suora dell’ospedale psichiatrico).
Una grande prova di Teatro, che avviluppa, stordisce, libera e, lontano dal clamore mediatico e dalla ressa di un pubblico affamato di divi, è capace di creare.