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La collana che hai al collo ha ucciso. Un gioielliere francese trapiantato a New York usa oggetti di morte – l’acciaio ricavato alle armi confiscate in zone di guerra dell’Africa – per una nuova linea di monili battezzata ‘Phoenix‘ il cui scopo è di contribuire al disarmo di quel continente.

I pezzi creati da James de Givenchy in collaborazione con l’organizzazione Fonderie 47 includono un anello, un braccialetto, orecchini e una collana. Sono tutti ricavati con l’acciaio screziato di fucili d’assalto AK-47, oro a 18 carati e diamanti provenienti da aree libere di conflitti. I proventi delle vendite dei gioielli, offerti con cartellino del prezzo di decine di migliaia di dollari l’uno, servono a finanziare il Mines Advisory Group, una organizzazione umanitaria internazionale basata in Gran Bretagna impegnata in una campagna per distruggere le armi usate nei conflitti africani.

I Kalashnikov, da sei decenni l’arma di guerriglieri, terroristi, dittatori, bambini soldato, criminali e mafiosi, sono improbabili protagonisti di operazioni artistiche ma quella di Givenchy e Fonderie 47 si affianca ad altre iniziative – ad esempio AKA Peace, un’asta di beneficenza a Londra di sculture ottenute riciclando fucili o la campagna musicale in Colombia per trasformare artiglierie in chitarre – tese a trasformare in simboli di vita quelli che fino a poco prima erano stati implacabili strumenti di morte. Nel caso di Phoenix, ogni vendita della collezione di Givenchy servirà a pagare la distruzione di un certo numero di armi: la collana da 240 mila dollari finanzierà l’eliminazione di 800 fucili di assalto mentre il braccialetto da 90 mila libererà l’Africa di 300 AK-47.

I numeri di serie delle armi distrutte vengono consegnate all’acquirente: finora l’organizzazione ha detto di aver distrutto oltre 18 mila fucili d’assalto in Burundi e nella Repubblica Democratica del Congo. «L’idea per noi ovvia – ha spiegato all’International Herald Tribune Peter Thum, l’eco-imprenditore dietro l’acqua minerale etica Ethos e il co-fondatore di Fonderie 47 – è stata quella di usare l’AK-47 per simbolizzare il processo di disarmo e permettere alla gente di appropriarsene intellettualmente, emotivamente e finanziariamente».