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La Sala della Giunta della Provincia di Bari è luogo che profuma d’antico e riluce d’intatto splendore; vi è al suo centro una lunga tavola, attorno alla quale si tiene conferenza. Si promuove “La disfida dei calzoni di cipolla”, evento giunto alla sua terza edizione, che anima la vigilia dell’Immacolata nel centro di Capurso. Promuove la manifestazione, guarda caso, l’associazione culturale “La Compagnia della Lunga Tavola”, presente nelle persone di Michelangelo e Sandro Romano, che fanno da ali al giornalista Vito Prigigallo, che ha introdotto l’evento.
La “Disfida” di cui si parla non prevede il fronteggiarsi in singolar tenzone di cavalieri lancia in resta inguainati in medievali usberghi, bensì la presenza di più contemporanei – ma non per questo meno agguerriti – avventori armati di coltello e forchetta, se non addirittura ardimentosi famelici pronti a misurarsi a mani nude con singolar calzone, magari anche reiterando la giostra.
Ma sia ben chiaro, al di là del richiamo vagamente battagliero, la “Disfida” non è nulla di cruento, né tanto meno si propone alla stregua di ricettacolo d’un’informe orda di crapuloni abbandonati alla gozzoviglia allo stato brado; essa rappresenta invece un vero e proprio evento culturale che, partendo dal buon uso del tempo libero e delle tradizioni, intende farne veicolo di promozione e scambio culturale. Lo fa prendendo le mosse dall’antica tradizione locale della “fanoje” (falò propiziatorio, retaggio di tradizione ancestrale e pagana su cui s’è innestata poi religiosità cristiana), con cui s’accoglie l’arrivo dell’inverno, la sera della vigilia dell’Immacolata.
La manifestazione rappresenta anche un ponte tra gli eventi dell’autunno capursese ed i mercatini natalizi che animeranno le vie del borgo a ridosso delle festività.
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La si chiama Disfida ma non è una gara “agonistica”, quanto piuttosto un gioco che ha sì un suo vincitore, sancito da apposita e competente giuria.
A cimentarsi nell’agone culinario a colpi di calzoni ripieni, saranno panettieri e ristoratori di diversi comuni, esponenti di altrettante “scuole di pensiero” (ma anche di azione) applicate all’arte del calzone e che hanno la discriminante prima già nel tipo di cipolla adoperata (bianca, rossa, sponsale). Sicché si spazierà dal calzone di Mola, la cui pasta è frammista a vino, a quello di Molfetta, ripieno di merluzzo, passando per quello di Altamura, farcito al baccalà (e vincitore della scorsa edizione), fino ad arrivare al calzone agrodolce di Gravina. Quest’anno poi, la Disfida si pregerà d’una “guest star”: direttamente dal Basso Lazio, la “tiella gaetana”, ovvero un calzone – tipico appunto della città di Gaeta – con ripieno di polpo.
Sede di questa succulenta battaglia all’ultimo morso sarà Piazza Umberto a Capurso; Capurso che, in quanto comune ospitante, non sarà in gara e che sarà affiancato nel patrocinio dell’evento dal comune di Ruvo (anch’esso in gara col suo tipico calzone ripieno di spaghetti e acciughe).
In definitiva, un appuntamento che mira a non essere la solita sagra paesana ma un vero e proprio evento culturale che mira anche a creare sinergie tra i diversi operatori, cercando un modo intelligente di “fare sistema”, uscendo dall’ottusa logica del campanile, in nome di una condivisione delle tradizioni vista e vissuta come veicolo di crescita e sviluppo culturale ed economico.
La conferenza si conclude con desiderio inappagato di degustazione, nota dolente che ci trafigge lo stomaco ormai predisposto, dovuta all’impossibilità di introdurre congrui assaggi nelle austere sale della Provincia.
Rimaniamo con l’acquolina e un desiderio inappagato. Per appagarlo, non ci resta che recarci a Capurso per la Disfida.

Foto di Rocco Lamparelli