Tempo di lettura: 2 minuti

"amazzonia"
Una bambina indigena di 10-12 anni in Amazzonia vale pochi euro. A volte solo un pacchetto di caramelle o una maglietta. A comprare l’innocenza delle bimbe sono quasi sempre uomini adulti con la pelle bianca ricchi e potenti, sicuri di rimanere impuniti. La polizia, infatti, archivia abitualmente le denunce delle madri delle bambine indigene stuprate.

Sono già 12 le denunce presentate nell’ultimo mese alle autorità di Sao Gabriel da Cachoeira, città di 38 mila abitanti dell’Amazzonia, al confine con la Colombia. Le 12 ragazzine hanno già messo a verbale le loro dichiarazioni che inchiodano nove uomini adulti, tra i quali figurano un imprenditore, alcuni commercianti, un ex politico, due militari e un meccanico, come rivela il quotidiano La Folha de Sao Paulo.

Le bambine sono di etnia tariana, uanana, tucano e bare e vivono all’estrema periferia di Sao Gabriel da Cachoeira, dove il 90 per cento della popolazione è indigena.

Dopo le denunce, le piccole vittime sono state minacciate e alcune di loro sono dovute fuggire per trovare rifugio da parenti lontani. A difendere le bambine di Sao Gabriel – scrive il giornale – c’è però una missionaria coraggiosa e determinata: suor Giustina Zanato. Originaria di Marostica, in provincia di Vicenza, la missionaria salesiana, 63 anni, presta la sua opera al fianco dei più poveri e indifesi dell’Amazzonia dal 1984.

«Abbiamo presentato numerose denunce, ma non abbiamo visto risultati. È molto triste pensare che chi dovrebbe far rispettare la legge non lo fa», ha detto la missionaria, che dal 2008 coordina il programma ‘Menina Feliz’, che assiste le bambine violentate e abbandonate. Nel centro di suor Giustina, le bambine vengono curate, vestite e rifocillate. In seguito possono anche imparare un mestiere seguendo corsi di cucito, artigianato e informatica.

La missionaria ha testimoniato più volte contro i responsabili degli abusi ma sostiene di non avere paura delle minacce di morte ricevute.

«Giro per tutta la città e non ho paura. So di svolgere il mio ruolo di religiosa e di persona appartenente alla famiglia indigena, che mi ha accolto così bene al mio arrivo in Brasile», dice suor Giustina, che il giornale brasiliano paragona per coraggio ed impegno ad un’altra ‘eroinà degli indios dell’Amazzonia: Dorothy Stang, la missionaria americana naturalizzata brasiliana uccisa con sei colpi di pistola nel 2005 ad Anapu, nello stato del Parà, per il suo impegno al fianco dei lavoratori Sem terrà contro la deforestazione.

Più volte minacciata di morte per il suo impegno contro l’occupazione illegale dei terreni degli indigeni da parte dell’industria clandestina del legname, suor Dorothy è un simbolo per gli indigeni dell’Amazzonia e il suo assassinio è stato definito dall’Ordine degli avvocati del Brasile «il crimine più annunciato dalla morte di Chico Mendes», il sindacalista ucciso a sua volta nel 1988 su ordine di alcuni latifondisti e diventato il simbolo della lotta ambientalista in Brasile e nel mondo.