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"italianiChi ha avuto l’occasione di trascorrere a Londra un periodo più lungo rispetto alla classica settimana da turista, avrà ormai accettato di buon grado la capacità di questa città di sorprendere chiunque, in qualsiasi momento. Capita così di imbattersi in luoghi in cui personaggi celebri hanno vissuto, creato i loro capolavori, o lasciato la loro impronta.
Ma quanti italiani hanno cercato a Londra le tracce di compatrioti più o meno illustri? Francesca Centurione Scotto Boschieri, con il suo ultimo libro, “Italiani a Londra – da Cesare a Forte”, “un grand tour al contrario”, ripercorre le tracce di personaggi noti, da Foscolo a Mazzini, da Alfieri a Garibaldi, e meno noti, dal compositore Tosti ad uno dei direttori dell’Italian Cultural Institute, Umberto Morra di Lauriano.

Il primo incontro di un Italiano con la terra abitata dai Britanni risale al 55 a.C., quando Giulio Cesare guidò la flotta romana nel primo viaggio attraverso l’Atlantico: una spedizione non proprio disinteressata, dal momento che, come narra Svetonio, il condottiero amante del bello subiva il richiamo delle abbondanti perle. Da allora, lo scambio bilaterale e` stato proficuo per molti secoli, come dimostra la palpabile presenza dello stile italiano in giro per Londra. Le idee liberali di cui questa citta` e` portatrice hanno fatto si` che in molti la cercassero come porto sicuro in cui trovare rifugio dai persecutori (l’Inquisizione e la polizia sabauda, solo per citare degli esempi), o semplicemente in cui esprimere al meglio la propria personalità.

Ogni popolo viene bollato dagli altri per qualche presunto difetto, dai “crucchi” tedeschi ai “mangiarane” francesi; la scarsa simpatia di alcuni inglesi nei confronti della civilta` italiana si esprime nel proverbio “inglese italianato, diavolo incarnato”, diffusosi nella golden age elisabettiana e usato per prendere le distanze da chiunque riconosca e apprezzi il patrimonio storico e culturale del Bel Paese; indicare addirittura chi aderisce allo stile italiano come personificazione del diavolo sembra un po` ingrato: come in ogni scambio che si rispetti, infatti, l’Inghilterra ha dato tanto agli Italiani, i quali hanno ricambiato con gli interessi, impegnandosi, ciascuno in base alle proprie inclinazioni, per contribuire alla crescita del loro Paese d’adozione, tanto da essere noti piu` in terra straniera che in Italia.

Come si suol dire, “nemo propheta in patria”: quanti sanno che George Lucas aveva in mente un italiano quando ha partorito Indiana Jones? E chi ha costruito il grandioso monumento funebre che custodisce la salma dell’Ammiraglio Nelson in St Paul’s Cathedral? Chi potrebbe mai immaginare che il più antico club di Londra, il White’s gentlemen club, sia stato fondato da un italiano?
Giovanni Battista Belzoni, Benedetto da Rovezzano e Francesco Bianco (o Francis White che dir si voglia) sono solo alcuni dei personaggi che hanno dato lustro al Bel Paese nel corso del tempo, avendo lasciato la loro terra a malincuore, spesso costretti, come il letterato modenese Giacomo Castelvetro, a mettersi in salvo dalle persecuzioni dell’Inquisizione ecclesiastica.

Le associazioni che si occupano di promuovere la cultura italiana all’estero, come Accademia Apulia, il Circolo o la British-Italian Society, sono l’esempio vivente del fil rouge che lega le personalità illustrate dalla Boschieri: l’amore per la propria terra, presente in ognuno di noi, trascende i confini geografici. Troppo spesso si parla di “fuga di cervelli”, senza pensare all’apporto che quei cervelli continuano, seppur a distanza, a fornire all’Italia, un Paese con molto talento ma poche risorse. Benché ignorato da molti libri di storia, un tassello determinante per la creazione dello Stato italiano è, nel 1860, Sir Giacomo Filippo (James) Lacaita, pugliese residente a Londra che, tramite le sue indiscusse doti diplomatiche, sventa il tentativo francese di ostacolare lo sbarco dei Mille garibaldini in Calabria.

Italiani a Londra” esplora il “limbo” in cui sono ingiustamente relegati non pochi personaggi divenuti dei miti nella terra di Albione: tra i tanti “maestri della risata” italiani bisognerebbe annoverare Joseph Grimaldi, vissuto tra Settecento e Ottocento e ancora oggi ricordato come il più grande clown di tutti i tempi; è Charles Dickens a pubblicare, nel 1838, la prima edizione della sua biografia.

Ricco di particolari, il libro della Boschieri costituisce un’ottima guida per un tour alla scoperta dello spirito italiano nella capitale britannica, fornendo indicazioni sui luoghi da visitare, dai musei alle chiese, dagli hotel alle case private. Forse un ordine cronologico aiuterebbe il lettore ad orientarsi meglio all’interno di uno strumento che, sottolineando la grandezza del nostro passato, aiuti a risvegliare quell’amor di patria che servirebbe nella situazione attuale. Perche`, come scrive l’Autrice raccontando un divertente aneddoto legato alla scrittura del libro, “non siamo stati solo gelatai”!