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"amour"

Finalmente la Palma d’Oro 2012 arriva nelle sale italiane

Avete presente quando Hitchcock diceva che un film è come la vita, ma togliendo le parti noiose e normali?
Ecco, ci sono registi che l’hanno sempre pensata in modo completamente opposto e uno dei massimi esponenti di questo “realismo cinematografico” è il maestro Haneke.
Lui attraverso il suo cinema ci mostra la vita per quella che è, senza tante invenzioni surreali o situazioni impossibili. E così facendo è riuscito a vincere la Palma d’Oro a Cannes ben due volte, a distanza di soli tre anni: prima con “Il Nastro Bianco” nel 2009, poi appunto con “Amour” nel 2012.
La trama di questo film è semplice ma tremendamente tragica, soprattutto perchè purtroppo tanti spettatori nel mondo si immedesimeranno nei protagonisti, avendo vissuto situazioni simili con i propri cari.
Georges e Anne sono una bellissima coppia di ottantenni e nella vita hanno svolto il mestiere di insegnanti di musica. Hanno una figlia a sua volta musicista che attraversa un periodo non proprio felice con il suo compagno e si godono con gioia le evoluzioni artistiche dei loro ex allievi, ormai ottimi musicisti sui palcoscenici europei.
Ecco, fine del film felice. Anne un mattino ha un’ ischemia, avvenimento che improvvisamente cambia la vita della coppia, ma non ancora in modo radicale. Poi ha un altro attacco e il suo corpo non risponde più agli stimoli. E’ paralizzata e la situazione peggiora sempre di più, perdendo gradualmente facoltà vocali e poi mentali. La situazione carica di responsabilità il marito Georges che con la forza di un leone affronta ogni singolo istante della “nuova realtà” con sua moglie, diventando il suo perfetto e devoto infermiere e donandole tutto l’amore esistente al mondo.
Quando lei non può più controllare il suo corpo subentra la vergogna in quella che era stata una bellissima ed elegante donna colta e di classe, ridotta ormai a poco più di un vegetale. Dopo aver licenziato un’ infermiera che gli dava una mano, Georges si rifiuta addirittura di mostrare Anne a loro figlia Eva. Sono solo loro due e il loro amore davanti a quel poco che resta da vivere per Anne.
Il finale è puro Haneke. E’ ciò che aspetti che accada prima o poi nel film, conoscendo le precedenti opere del regista tedesco. Ricollegandosi al “flash-forward” della prima sequenza, il cerchio si compie. E c’è anche spazio per il grottesco, ovviamente nello stile di Haneke."amour1"
Ciò che sconvolge maggiormente lo spettatore in questo film è l’interpretazione incredibile di Emmanuelle Riva nel ruolo di Anne: sembra di vedere un documentario girato in una casa con una donna realmente vittima di ictus e paralizzata. La Riva è incredibile, da pelle d’oca. Senz’altro l’attrice ottantacinquenne più brava al mondo.
Il fantastico Jean-Louis Trintignant torna dopo anni (e tristi e note vicende personali) sul grande schermo e ci regala un’ interpretazione eccezionale di Georges, vero fulcro di tutta l’opera, l’uomo sulle cui spalle si abbatte come un macigno la responsabilità di qualcosa di assolutamente inaspettato e non certo gradito. Ma è la vita che si pone davanti a lui in questo modo crudele e lui deve affrontarla a viso aperto. Isabelle Huppert nel ruolo della figlia Eva ricalca la freddezza e il distacco con cui recitò la parte di Erika ne “La Pianista” (sempre di Haneke), ma alla fine è lei che riesce a sfondare le porte chiuse della propria anima lasciando spazio ai sentimenti per i genitori, dimenticando l’egoismo e le preoccupazioni per la sua situazione privata.
E l’ ultima scena del film è tutta sua.
Non c’è molto da aggiungere su questo film. E’ una grande opera di un grande maestro del cinema: semplice, commovente, drammatico e importante. Bisogna semplicemente vederlo.

Produzione: Les Films du Losange, X Film Creative Pool, Wega Film
Distribuzione: Teodora Film e SpazioCinema
Regia e sceneggiatura: Michael Haneke
Nei cinema italiani dal: 25 ottobre 2012