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"giugliett"

Sabato 29 settembre è andato in scena nella pittoresca piazza di Santa Maria del Buon Consiglio della città vecchia di Bari  “Giugliètt’e Romè”, lo spettacolo teatrale diretto da Francesco Brollo con la collaborazione di Lorenzo D’Armento. L’evento, finanziato dalla fondazione MEGAMARK e promosso dalla IX circoscrizione, è stato accolto positivamente dalla critica e premiato dagli applausi entusiastici del pubblico che ha assistito, numerosissimo, alla tragedia di Shakespeare rappresentata per la prima volta nella traduzione dialettale di Felice Giovine. Tra gli attori, Nicoletta Carbonara, Marco Pezzella, Mimmo Mancini e Michele Stella nelle vesti di Paride, il giovane nobile ucciso in duello per mano di Romeo.

Dopo il successo dell’esordio, possiamo dire "buona la prima"?
Senza dubbio. La gente è stata entusiasta e ha partecipato attivamente a tutte le fasi della rappresentazione, condividendo con noi attori le emozioni forti del testo, le urla, i silenzi. E questo nonostante la crossmedialità del racconto, il cinema fuso con il teatro: un’operazione difficile per uno spettacolo all’aperto ma che è stato ben recepito e molto apprezzato.
Una piazza così raccolta per un pubblico così numeroso: vi aspettavate questa accoglienza?
L’accoglienza è stata straordinaria. Quella piazza è sconosciuta ancora a molti baresi e questo spettacolo ha contribuito a dare visibilità ad uno dei luoghi più suggestivi della città. La piazza, in effetti, scoppiava di gente felice di essere lì e, personalmente, non pensavo ad una risposta così forte e sincera. Evidentemente, quella parte di città ha bisogno di molte iniziative di questo tipo. Speriamo di aver segnato con questo spettacolo un punto di svolta nelle politiche culturali baresi.
Come ha reagito il popolo di Bari Vecchia?
La gente di Bari Vecchia è stata encomiabile. Ci portavano anche il caffè della moka durante le prove… Io dico solo che vedere gruppi di ragazzini "giocare" a Giulietta e Romeo in strada è stata un’emozione così forte che ci ha fatto capire che stavamo andando nella direzione giusta. Ci hanno sopportato per molto tempo mettendosi sempre a disposizione. Un grande merito per la riuscita di questo progetto va soprattutto a loro.
Il teatro shakespeariano in lingua dialettale: cosa é più difficile per un attore?
La difficoltà maggiore è quella di entrare in un mood diverso, localistico, con naturalezza. Nel senso che cambiando la lingua, vengono alterate alcune percezioni. Il tono è molto diverso dalla lingua al  dialetto. Per non parlare della gestualità. Ogni dialetto ha una sua componente e noi abbiamo lavorato sul dare corpo alla parola scritta mediante un’operazione più complessa della semplice traduzione. È stato un esercizio di immedesimazione totale, non solo nel dialetto, ma anche in tutte le sfaccettature comportamentali di cui è espressione.
“Giugliètt’e Romè” ovvero il trionfo del teatro vernacolare?
La storia teatrale italiana è molto ricca. Tuttavia il patrimonio teatrale vernacolare va oltre qualsiasi tentativo di quantificazione. Ogni paese, ogni città ha le sue compagnie di teatro vernacolare e questo ci fa capire due cose: da un lato, che gli uomini hanno bisogno di ascoltare e vedere rappresentate dal vivo delle storie; dall’altro, che la recitazione può raggiungere anche gli strati popolari meno avvezzi al velluto dei teatri. Il vernacolo spoglia i testi dall’estetica della lingua che a volte ricopre le parole per restituirle, oserei dire, pure. Il dialetto non è una sottolingua. È la nostra lingua madre. La rivisitazione, dunque, di Giulietta e Romeo in barese, penso possa essere annoverata tra i trionfi del teatro in generale.
Cinema-teatro-danza: la recitazione del futuro é tridimensionale?
La commistione di generi non è una novità. L’originalità sta nella fluidità del racconto. La tridimensionalità credo sia più negli occhi dello spettatore che dell’attore. Certo, un professionista deve essere  in grado di fare tutto e credo che in questo progetto la professionalità di tutti è stata evidente.
Prossimi appuntamenti?
Il regista Francesco Brollo e il direttore della “La DifférAnce” Lorenzo D’Armento stanno già lavorando per far sì che lo spettacolo giri il più possibile. È un progetto nel quale abbiamo creduto tutti e siamo sicuri che la gente ha creduto in noi. Al momento non abbiamo date in programma ma presto risentirete parlare di Giugliett e del suo Romè.

Foto di Valentina Delle Foglie