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I dieci comandamenti
e Il matrimonio dell’inferno e del paradiso, maxi tele dell’artista americano Keith Haring (1959-1990), sono per la prima volta in Italia, esposte nella chiesa di san Francesco, a Udine.

La scelta è ospitare quelle che all’unanimità sono considerate le opere principali del grande esponente dell’arte del graffiti a una manifestazione che si propone di esaltare gli opposti pare più che opportuna. Splendida la location nella centrale chiesa di san Francesco che restituisce alle opere tutto il loro vigore sacro e di denuncia sociale, mentre le stesse, con la loro mole e con i colori sgargianti (rosso, giallo e verde soprattutto), danno all’edificio sacro una spazialità ancora maggiore che invita alla riflessione. Il visitatore appare così quasi rapito, trasportato in una sorta di vorticoso girovagare nel ‘malè della società contemporanea.

E’ stato Gianni Mercurio, curatore della mostra e del catalogo, a spiegare le undici macrotele. «Improntata a istanze di tipo positivista ed evoluzionista, che vedono il sacro come una categoria della coscienza collettiva – ha detto Mercurio – l’arte di Haring tende ad affermare l’identità del sacro e del sociale; lo spirituale è una presenza sociologica più che una esperienza trascendente perchè egli coglie nel sacro il volto dell’esperienza vissuta dall’Uomo».

Nulla di scabroso o di blasfemo nelle opere di Haring che ha vissuto in pieno le ansie e le difficoltà dei giovani d’America degli anni ’80. Imbevuto di una cultura cristiano-protestante, nelle macrotele Haring le espone e quasi le denuncia e lo spettatore è invitato a riflettere. E non tanto sull’opera in sè quanto sul messaggio che traspare e al quale ognuno può dare il senso e il giudizio che vuole.

Le opere di Haring rimarranno esposte a Udine fino al 15 febbraio 2013.