Tempo di lettura: 3 minuti

"IlI Krasnanskij, numerosa famiglia di ebrei originari della Lettonia, riescono a lasciare l’Unione Sovietica nel 1976, con Breznev che fa allentare le maglie dei visti per apparire più liberale in attesa delle Olimpiadi di Mosca, e a trasferirsi nel mondo libero. Questa volta, il mondo libero, il primo che incontrano e dove restano in transito per cinque mesi, è l’Italia, è il caos di Roma, cui si adattano con facilità ma senza sentirsi a proprio agio, tra il ricordo delle adunate nella Piazza Rossa e la folla multietnica che si raduna in Piazza San Pietro, in attesa della fumata bianca per il nuovo Papa, dopo la morte di Paolo VI.Un romanzo su una storia di emigrazione divertente, ricco di avvenimenti e personaggi, di caratteri e curiosità e, per il lettore italiano, ancor più coinvolgente, grazie alla allegra, ironica sapienza narrativa di David Bezmozgis, nato a Riga nel 1973 e in transito a Ladispoli quando aveva sei anni, e oggi considerato uno dei più interessanti scrittori americani della generazione dei quarantenni. Famiglia scombinata quella dei Krasnanskij, tre generazioni di personaggi normali, con molte debolezze, ognuno perso dietro alle novità che più lo attraggono, sedotto dal nuovo e dimentico dell’antico, se non fosse per il patriarca, il vecchio Samuil, che è diventato funzionario del Partito Comunista e militare nell’Armata Rossa, dopo aver visto uccidere suo padre dalle Guardie Bianche e fino a quando non è stato denunciato come ebreo dal suo autista e poi costretto a lasciare l’amato paese con la moglie Emma. È lui uno dei tre personaggi principali, quelli attraverso i cui occhi scopriamo questa storia. Poi c’è suo figlio Alec, che, per reazione e gioventù si è lasciato assai poco sovietizzare e vive alla giornata, senza valori particolari, senza uno straccio di un’ideologia, pensando solo alle donne e alla ricerca del proprio piacere per cui finirà per cacciarsi nei guai, nonostante la vicinanza della moglie Polina.

"IlÈ lei la terza protagonista, che si sente come senza passato e malinconicamente comincia a scrivere a casa, alla sorella rimasta a Riga, tutta la sua confusione, le sue insicurezze, venate di sensi di colpa per essersene andata e intanto si cerca un lavoro, per occupare il tempo in qualche modo, visto che la sosta a Roma si fa lunga.A loro si aggiunge Karl, primogenito di Samuil, con due figli e la moglie Rosa, che vorrebbe non perdere tempo, sfruttare tutte le occasioni possibili e si butta nel mercato nero: sono gli anni in cui a Porta Portese nasce un piccolo, parallelo mercato di russi.Siamo in un periodo sospeso per i Krasnaskij, di transito tra il luogo delle proprie radici e il paese in cui dovranno costruire il proprio futuro, un periodo apparentemente solo di attesa, immobile, eppure che si popola di tante piccole cose, di azioni, iniziative, ma soprattutto sentimenti, ricordi, recriminazioni reciproche. Questo ben sapendo, come dice un altro ebreo russo in attesa di visto che incontrano a Roma, che «bisogna ricordarsi di gioire, specie quando le cose non vanno esattamente secondo i piani».Il tutto per le vie e tra i monumenti di Roma, assai diversa da quella allegra e colorita di tanta tradizione nel romanzo angloamericano. Qui la città è inospitale, difficile da vivere, sporca, in cui arrangiarsi, per chi è rifugiato e senza soldi, non è facile. Così se sul Lungotevere «l’aria è fresca e limpida e sull’altra riva, il sole nascente, proietta più colore che tepore sui marmi e la terracotta del Palatino», Alec, Karl e Polina non hanno il tempo per godersi tutto questo, hanno altre cose per la testa e si danno da fare, nello scorrere di esistenze di ogni età tra mille ricordi che tornano alla mente, in un altalena tra passato e presente, ma sempre guardando al futuro.

DAVID BEZMOZGIS, ‘IL MONDO LIBERO’ (GUANDA, pp. 352 – 18,50 euro).