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"omd_homecover"Quanti rischi si corrono nel voler conservare le tradizioni? Quanto talento serve per far funzionare la musica popolare senza renderla banale o senza lasciarla preda di un repellente ed importuno “già sentito”? I grossi calibri possono intonare frazioni del passato (Dylan su tutti) e stravolgere (Neil Young che reinventa Oh Susannah) o ricontestualizzare musiche già note (Springsteen che in Rocky Ground rispolvera l’archivio di Alan Lomax), pur rimanendo fedeli a se stessi. Nei circoli indie, invece, chi cerca di perpetuare la memoria corre il rischio di ritrovarsi nei panni della copia sbiadita dell’originale o, peggio, di precipitare nel baratro dell’indifferenza. Le Oh My Darling rileggono la tradizione con uno strabismo quanto mai opportuno che consente di guardare con un occhio al passato e uno al presente. Il progetto di recupero e rilancio è portato avanti con Sweet Nostalgia, secondo album che ridefinisce un country tipico ma calato nell’attualità, accompagnato da una band tutta al femminile.
Vanessa Kuzina (voce, chitarra), Rosalyn Dennett (voce, violino), Allison de Groot (banjo) e Marie-Josée Dandeneau (contrabbasso) sono musiciste dal background eterogeneo che ambisce alla completa affinità durante le registrazioni. Obiettivo centrato con la complicità del produttore Steve Dawson e grazie ad abilità personali e sensibilità soggettive confluite in un album dal titolo paradigmatico. Sweet Nostalgia rilancia il classic country, l’appalachian old time, il bluegrass e certe sonorità francofone, in una rotazione di fraseggi che coinvolge violini, banjo e sinuose armonie vocali: dall’apertura di Anna K, ispirato alla Anna Karenina di Tolstoj, alla conclusiva All the Sweetness, dal costrutto fragile e intimista.
Inciso in soli sette giorni in un ambiente caratterizzante (una fattoria della rurale Roseisle, nella provincia canadese di Manitoba) Sweet Nostalgia reca la forza trascinante della roots music e la propaga attraverso dieci brani tra sogni e speranze del nuovo millennio.
Le Oh My Darling infrangono stereotipi a colpi di passione e coraggio, palesando una musica coinvolgente che rinnova gli stilemi del passato. Sono ancora indie, ma hanno già aperto una feritoia da cui emergere.