Tempo di lettura: 4 minuti

"Stadio-Olimpico-Kiev"
Scoprire due Paesi anche dal punto di vista turistico, grazie ad un torneo di calcio: a chi non è mai stato in Polonia e Ucraina, gli Europei offrono una chance per lanciarsi in percorsi meno conosciuti al grande pubblico. Ecco una breve guida sulle principali attrazioni fuori dagli stadi.

UCRAINA

Un abbinamento forzato, tra due Paesi con un piede nel Mar Baltico l’uno e nella Russia l’altro: Polonia e Ucraina, unite sotto la stella del calcio ed entrambe prive di una solida tradizione turistica, hanno una grande occasione per farsi conoscere e apprezzare dal resto d’Europa. E ciò vale soprattutto per l’Ucraina, per la quale il torneo calcistico farà da volano economico, pur fra le inevitabili disomogeneità che lo accompagneranno. Il pallone rimbalzerà nella capitale Kiev, nelle città orientali e filorusse di Donetsk e Kharkiv e nell’occidentale Lviv (Leopoli in italiano), maggiormente filoeuropea. Sedi lontane, quindi, dalle rotte turistiche più battute, che solitamente valorizzano la penisola della Crimea.

Con i suoi 2,8 milioni di abitanti (ma solo per le statistiche ufficiali), Kiev è la culla di tutto ciò che in Ucraina una volta era russo. Anche per questo in Occidente è conosciuta con questo nome, anzichè l’ucraino Kyiv. In comune resta l’origine: Kii, nome di uno dei fondatori della città, che è rappresentato in un monumento in piazza Indipendenza, quella della cosiddetta Rivoluzione arancione.

Ad un primo impatto visivo, ad esempio provenendo dall’aeroporto di Borispol, la città non desta una grande impressione, come del resto molte altre metropoli del mondo, oppresse da enormi e anonimi quartieri dormitorio. Bisogna giungere, quindi, in prossimità del fiume Dniepr, oltre il quale sorge il centro della città con i suoi tesori. E una volta saliti sull’altura che lo ospita, ecco le innumerevoli chiese, tra le quali spiccano Santa Sofia, San Michele e Sant’Andrea. Così come non va dimenticato il Monastero delle grotte (Pecherska Lavra), un complesso immerso nel verde che può introdurre, in un’ottica più profana, alle tante altre aree alberate della città, fino alle spiagge sul fiume. Anche così Kiev combatte i tipici problemi del traffico.

Non mancano i musei, fra i quali però si deve segnalare quello che meno di tutti ha a che fare con l’arte: ovvero il museo dedicato all’incidente nucleare di Cernobyl, cittadina fantasma un centinaio di chilometri a nord della capitale.

Ma fra le quattro sedi ucraine dell’Europeo è probabilmente Leopoli la città che più può sorprendere. Alla sua posizione geografica (la Polonia è ad appena 70 chilometri) e alla sua storia di secoli in cui si sono avvicendati più invasori, deve il suo fascino, sospeso fra bellezza e decadenza. La mitteleuropea Lviv vanta infatti una sovrapposizione di stili architettonici non comune nel Paese: dal neoclassico al rococò, dal barocco al rinascimentale, fino al gotico. Non comune è anche la spiccata cultura dei caffè, coltivata da tanti dei 760mila leopolesi e molto apprezzabile per gli ancora non molti turisti che arrivano qui.

Tutto l’opposto di Donetsk e Kharkiv: essenzialmente città mineraria la prima e industriale la seconda, sono situate nell’est del Paese, dove la maggioranza della popolazione vorrebbe essere (e si sente) ancora parte della Russia. E che il turismo non l’hanno mai visto.

POLONIA

A metà fra la definitiva consacrazione come nazione moderna, fresca d’ingresso nell’Unione europea e con una crescita economica fra le più elevate dei Paesi membri, e gli ancora tanti retaggi di un passato pieno di ferite, la Polonia si gioca così la grande carta di organizzatrice del torneo calcistico più seguito nel Continente, dopo i Mondiali.

Il contrasto è visibile soprattutto fra le città, che si modernizzano a grandi passi, e le zone rurali, inevitabilmente più arretrate, ma forse proprio per questo più godibili dal punto di vista ambientale.

La Seconda Guerra mondiale ha lasciato ingenti danni in quasi tutte le aree urbane, ma la ricostruzione è stata saggiamente rispettosa e il risultato è che i centri antichi riescono in qualche modo ad ‘arrivarè agli occhi. È questo, in primis, il caso di Varsavia, che dopo l’ultimo conflitto era ridotta a poco più di un cumulo di macerie. Ma atterrati all’aeroporto intitolato a Chopin e superato tutto ciò che di anonimo può avere qualunque altra metropoli nel mondo, la capitale polacca rivela diverse attrattive come le viuzze della città vecchia, il Castello reale o i tanti musei.

Non mancano, naturalmente, tracce dell’influenza sovietica come ad esempio il severo palazzo della Cultura e della Scienza. Ma tutto intorno a questo edificio, visibile praticamente da ogni angolo della città, si è sviluppato un quartiere di moderni grattacieli in stile City, fra viali ampi e ordinati che rimandano piuttosto alle avenue nordamericane.

In Polonia, ad ogni modo, non è solo Varsavia a sorprendere il visitatore. Essendo rimasta esclusa da Euro 2012 Cracovia (la meta forse più battuta dai flussi turistici tradizionali e dove, ad ogni modo, hanno stabilito il loro quartier generale le Nazionali di Italia, Inghilterra e Olanda, col rispettivo seguito di tifosi), le altre tre città sedi del torneo hanno l’occasione di farsi scoprire. Gli italiani, in particolare, potranno ammirare Danzica, la città di Lech Walesa e la più settentrionale dell’Europeo; l’unica dove si può respirare aria di mare, il Baltico, e che infatti nel logo cittadino ha inserito il dio Nettuno. Ma avrebbe potuto metterci anche l’ambra, la resina fossile ornamentale estratta nella fascia costiera e molto apprezzata sin dall’antichità, che ha donato alla città la definizione di capitale, appunto, dell’ambra.

Sempre i tifosi italiani avranno poi modo di apprezzare Poznan. La vicinanza della Germania fa da volano economico a questo vivace centro sede di fiere e altri eventi internazionali. Che non dimentica la sua storia e le sue leggende. Come quella rappresentata sopra l’orologio del Municipio, dove ogni giorno alle 12 in punto due capre meccaniche si affacciano e si affrontano a colpi di corna.

I più curiosi, infine, potranno approfittare della vicinanza di Poznan con Wroclaw, Breslavia in italiano, per scoprire anche quest’altro centro. È soprannominata la città dei ponti: ve ne sono 130, il più famoso dei quali è il Grunwaldzki, e tengono collegate le dodici isole su cui sorge la gotica Breslavia. Si è tenuto qui, la sera dell’8 giugno 2011, il più spettacolare degli eventi organizzati per celebrare la scadenza di un anno agli Europei.