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"cannesUna cosa è certa: Nanni Moretti è davvero un capoclasse testardo, uno che probabilmente ha trattato gli otto giurati del festival di Cannes come i cardinali in Habemus Papam. Così, nonostante nessuno si aspettasse un premio al film di Matteo Garrone, Reality, un riconoscimento è arrivato, e non da poco, il Grand Prix (il secondo in ordine di importanza).

E invece, a dispetto della nota antipatia del presidente di giuria per Michael Haneke, ad Amour è andata la Palma d’oro, ma con una sottolineatura, non da poco e ribadita dal regista due volte, «grazie al contributo dei due attori protagonisti».

Ma il vincitore morale di questa 65/a edizione del festival resta, in qualche modo, il cupo film del regista romeno Cristian Mungiu, Beyond the Hills, che porta a casa ben due premi (sceneggiatura, allo stesso regista, e ex aequo alle attrici, Cristina Flutur e Cosmina Stratan) e forse ancora di più «Post Tenebras Lux» di Carlos Reygadas. Nel primo caso si tratta di un film che racconta l’amicizia particolare di due donne, delle quali una si è fatta suora. E questo nel più isolato dei monasteri ortodossi della Romania.

Nell’opera di Reygadas, si va ancora oltre l’urticante e il respingente. È una storia di una coppia che va vivere in campagna, dove tutto sembra contro di loro. La natura e i contadini, la loro ricchezza contro la povertà. L’inizio è poi folgorante, con una bambina tra cani ululanti e alla scoperta di una natura troppo lontana da quella che conosceva nella sua rassicurante città.

Il Premio della Giuria a The Angels Share di Ken Loach sottolinea la volontà di far vincere a Cannes una commedia leggera, anche se di impegno politico. E questo in un’edizione che non ha proposto molti capolavori, ma sicuramente ha dimostrato la capacità di premiare anche film che sarebbero entrati raramente nel Palmares.

Che questo risultato sia stato opera di Moretti e della sua direzione della giuria è possibile. Di fatto un film come quello di Loach in altri anni avrebbe avuto vita molto più difficile, mentre Reygadas e Mungiu rientrano del tutto nello spirito più autentico di questo festival che ha premiato solo due anni fa un film visionario come Uncle boonmee firmato da Apichatpong Weerasethakul.