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"AnoressiaAnoressia e obesità. Parole ormai entrate a fare parte del linguaggio comune, parole ormai tristemente note, parole che, seppure con diverse modalità e sfumature, celano un mondo di sofferenza, una lotta che ha nel corpo il suo campo di battaglia.
In una società che dispensa “cibo a tutte le ore”, in cui è sufficiente accendere la televisione per assistere alla preparazione di ricette o a dibattiti di stampo salutistico, vi sono persone, donne e uomini, per i quali il cibo diventa un nemico da cui fuggire, o un rifugio, un porto sicuro a cui approdare in un viaggio che non ha fine.
I disturbi del comportamento alimentare rappresentano oggi una vera e propria emergenza socialefamiglie e della scuola, che, un po’ come una seconda casa, può accogliere il disagio dei giovani e affiancarli in un percorso verso la vita.
E proprio alla scuola si è rivolta una interessante iniziativa promossa dal Rotary Club Bari Alto Casamassima, che ha indetto un Concorso dal titolo “Combattiamo insieme l’obesità e l’anoressia giovanile”, un concorso a premi riservato agli studenti delle Scuole Superiori di secondo grado della Provincia di Bari. Gli studenti sono stati invitati a realizzare uno spot, un cortometraggio, un’opera audio visiva, grafica, pittorica, fotografica o scultorea sul tema. Numerose le Scuole che hanno aderito entusiasticamente, con lavori di grande interesse e vivacità.
I lavori selezionati sono stati premiati nel corso di una bella manifestazione tenutasi il 25 maggio, presso la Sala Consiliare del Palazzo della Provincia di Bari. Al primo posto il brano RAP di Rocco Agnello, studente presso l’IPSSAR di Castellana; una melodia a tratti dolce, a tratti arrabbiata, accompagnata da immagini di grande effetto, tali da commuovere e far riflettere.
Nel corso della premiazione sono intervenuti i rappresentanti delle Istituzioni, Comune e Provincia di Bari, e il Presidente del Rotary Club, Giuseppe De Cristofaro. Protagonisti dell’evento sono stati il Dottore Giuseppe Amoruso, specialista in Scienza dell’alimentazione, e il Professore Francesco Giordano, insegnante di Lingua e Letteratura inglese presso il Liceo Scacchi di Bari. Abbiamo avvicinato quest’ultimo e gli abbiamo posto alcune domande.

"AnoressiaProfessore Giordano, le vicende di Brindisi hanno certamente colpito il mondo della Scuola e immagino che voi abbiate parlato con i ragazzi di quanto accaduto. Quali sentimenti, riflessioni ed emozioni ha raccolto?

“Quanto è accaduto a Brindisi ha colpito al cuore un luogo, per così dire, sacro. Un luogo dove ogni giorno migliaia di genitori lasciano i loro figli con la consapevole certezza che i loro ragazzi sono in un posto sicuro e protetto. Ne abbiamo parlato diffusamente nelle classi e ne è scaturito un senso iniziale di sgomento, di incredulità di fronte a tanta barbarie, di paura anche, ma nello stesso tempo un forte desiderio di reazione e di resistenza”.

Quali sono state, e sono, le sue riflessioni?

“Non c’è veramente limite alcuno al peggio. Quelli della mia generazione ricordano le bombe di piazza Fontana, poi quelle sui treni e nelle stazioni. Tutte vicende, tra l’altro, ancora tristemente in attesa di veri colpevoli e mandanti. Ma colpire con tanta ferocia delle inermi adolescenti davanti ad una scuola è proprio troppo!”.

Lei ha sottolineato il ruolo di insegnante come educatore, impegnato a far emergere la "ricchezza interiore" dei ragazzi (cito le sue parole). Quale ricchezza ha intuito vivendo a contatto con i giovani?

“Vivo il contatto quotidiano con gli studenti come un continuo processo di insegnamento-apprendimento. I giovani non vogliono lezioni "cattedratiche", vogliono invece supporto nel loro percorso di crescita. Gli anni della scuola superiore, ad esempio, sono i più tempestosi nella vita di un adolescente, ma anche i più importanti per la sua formazione. Ecco, trovare il modo per ascoltare e far emergere l’enorme ricchezza che questi ragazzi hanno dentro, dire loro una parola rassicurante nei tanti momenti di indecisione e di imbarazzo,tendergli una mano amica: questo è il "privilegio" del docente.
Amo gli studenti che rifuggono da sterili e apparentemente rassicuranti luoghi comuni e che sanno camminare con le proprie gambe, con la ferma convinzione che, se anche dovessero inciampare e cadere, hanno gli strumenti necessari per rialzarsi e andare avanti”.

"AnoressiaE’ rimasto sorpreso dai lavori visionati per il concorso? Cosa l’ha colpita maggiormente?

“Lo slogan del concorso era "Non chiuderti in te stesso". Tutti i lavori pervenuti mostrano un notevole interesse a produrre messaggi di sensibilizzazione, così come richiesto dal bando di concorso”.

Voi insegnanti siete considerati un pò come "secondi genitori". Lei come "lotta" al fianco dei ragazzi e come cerca di essere per loro un punto di riferimento? E condivide questo ruolo che le viene assegnato?

“E’ vero, noi docenti siamo spesso chiamati ad un ruolo di "supplenza" e a colmare il vuoto di una famiglia inesistente o comunque poco presente. Talvolta dobbiamo improvvisarci psicologi . I ragazzi ci guardano e ci giudicano e soprattutto sanno apprezzare la capacità del docente di guardarli in faccia, di capire le loro emozioni e le loro insicurezze senza che si sentano sotto giudizio.
Ecco, riuscire ad avere la fiducia dei ragazzi e aiutarli nel loro percorso di crescita: è questo che rende il nostro lavoro davvero unico”.