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Poche luci sul palco del Teatro Menotti di Milano. Un’abatjour, un tavolino, una poltrona, una chitarra e un pianoforte. La voce di Massimo Cotto, che per anni abbiamo sentito in radio raccontare le storie del Rock, si affianca alla voce cada e profonda di un grande cantante del panorama musicale italiano, Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus, e agli strumenti di Matteo Curallo. Insieme ci raccontano una affascinante storia, che racchiude mille leggende e canzoni, la storia del Chelsea Hotel.

New York 1903, la 23ª strada, fino ad allora tanto in voga, era stata surclassata dalla scintillante Broadway e questo declino aveva causato il fallimento di un lussuoso condominio sito proprio al 222 della 23ª, chiamato Chelsea.  Da allora il Chelsea divenne un Hotel, dai mattoni rossi, dal fascino retrò, dall’area malinconica, dalla personalità consumata, dalla gloria dimenticata, che ha saputo conquistare l’anima di molti artisti, pittori, poeti, girovaghi, musicisti e squattrinati, che passarono di li, per una notte, per mesi o per anni. Se eri un artista, ti facevano credito perché prima o poi saresti diventato famoso, e avresti potuto pagare, altrimenti lasciavi lì le tue opere. In questo assurdo quasi surreale luogo, sono nate, e a volte si sono lasciate morire, tante stelle del rock, del cinema, dell’arte e della letteratura.

“Il Chelsea era una casa di bambole, ai confini  della realtà, con un centinaio di stanze, ciascuna un piccolo universo. Io passeggiavo per i corridoi in cerca di spettri vivi o morti, io amavo quel posto, amavo il Chelsea hotel, la sua eleganza trasandata e quella sua storia che si teneva così stretta.” È così che Patty Smith nel suo libro “Just Kids” racconta del Chelsea dove ha condiviso la stanza col suo amante e poi amico fotografo Robert Mapplethorpe nei primi anni della sua carriera, quando ancora non era che una fragile e magra randagia.

È nell’ascensore, o forse è meglio chiamarlo montacarichi, del Chelsea, che Leonard Cohen ha conosciuto Janis Joplin. Con lei ha passato una notte di passione e per lei ha scritto Chelsea Hotel#2…”I remember you well in the Chelsea Hotel, you were talking so brave and so free. Giving me head on the unmade bed while the limousines wait in the street and those were the reasons and that was New York…”

In questo palazzo di 12 piani che aveva tanti gironi come l’inferno, ma anche luoghi dolci come il paradiso, ogni paradosso era normale e ognuno era libero di vivere le sue storie. Edgie Sedgwick, la bellissima musa di Andy Warrol, incendiò la sua stanza del Chelsea senza che quasi nessuno se ne accorgesse. In quelle stanze amò Warrol e poi Bob Dylan, che nelle stesse mura ha scritto «Sad eyed lady of the Lowlands», dedicata non a lei ma alla moglie Sara Lowndes. In queste camere art decò dai soffitti alti, Andy Warhol girò «The Chelsea Girls». Madonna ha passato qui molti inverni prima di diventare famosa, per poi ritornarci e scattare le foto del suo libro più censurato “Sex”. Il Chelsea fu la casa di Milos Forman per tutto il tempo delle riprese di «Hair». Arthur Miller qui visse e scrisse il dramma «Dopo la caduta», la lettera d’addio alla sua amata Marilyn. All’ingresso dell’hotel una targa ricorda Dylan Thomas che visse e soffrì qui… e da qui salpò verso la morte. Nel febbraio del 1979, dopo aver accoltellato pochi mesi prima la sua amata , Sid Vicius, bassista dei Sex Pistols, cercò e trovò la morte con un’overdose di eroina. Anche Edith Piaf ha vissuto al Chelsea nel periodo che cantò l’"Hymne à l’amour" in un locale notturno di New York ventiquattro ore dopo che l’aereo del suo amato Marcel Cerdan si era schiantato contro un picco delle Azzorre. Jack Kerouac al Chelsea Hotel, imbottito di dexedrina, scrisse su rotoli di carta igienica la prima stesura di On the road. Ancora ci sarebbero da raccontare le notti folli di Charles Bukowski, il periodo newyorkese di Jimi Hendrix, la scrittura del copione di “2001 Odissea nello spazio” da Arthur Clarke, le scene di una sensualissima Kim Basinger in “Nove settimane e mezzo”, la storia di un sicario e una bambina raccontante nelle scene di "Leon", e tanto altro ancora.

Queste sono le incredibili storie che ha raccontato sul palco Massimo Cotto, insieme a quella che lui stesso ha vissuto nella magia di quelle stanze, di quei corridoi, di quel montacarichi. Giovanardi ha invece interpretato in maniera a tratti commovente la colonna sonora di queste storie, con pezzi di Dylan, Cohen, Velvet Underground, Ramones, Piaf e Patty Smith.

Il Chelsea Hotel, che il New York Times Book Review aveva definito «uno dei pochi luoghi civilizzati della città, se per civiltà si intende la libertà dello spirito, la tolleranza delle diversità, la creatività e l’arte», ora è chiuso, è stato venduto per essere trasformato in residence di lusso, e per tornare ad essere quello per cui è stato costruito. Cosa rimarrà dell’hotel del rock? La magia, la poesia, l’amore e la follia che sono nate fra quelle mura non possono essere vendute e rimarranno per sempre nelle immagini, nelle parole e nelle note che raccontano di quell’hotel dai mattoni rossi al 222 della 23ª strada di New York, il Chelsea Hotel.
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